il Tibet
 

mappe tratte da: Andreas Gruschke THE CULTURAL MONUMENTS OF TIBET'S OUTER PROVINCES -Kham vol 2-white lotus Ed.

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Namtso, il lago del cielo

kham e amdo

Quando parliamo del Tibet generalmente ci riferiamo alle due province che costituiscono il Tibet centrale: la provincia di  Ü, con la capitale Lhasa, e la provincia di Tsang, con le città di Shigatse e Gyantse. A queste poi  aggiungiamo  le province "esterne" del Tibet: la provincia del Ngari, che si estende a ovest fino al confine con l'India,-dove si trova il Kailash-,  la provincia di Lhokha a Sud,-dove si trova Tsedang-, l'altopiano del Changthang, e l' Amdo e il Kham. Tutto questo formerebbe "il Tibet"; almeno, così viene propagato dai tibetani in esilio, che parlano di "Pö Cholkha Sum" (le tre province tibetane: il Tibet centrale, Amdo e Kham).

In realtà queste aree di cultura  tibetana politicamente e amministrativamente non furono mai unificate in un territorio che veniva considerato dai suoi abitanti come un paese unico con il nome di "Tibet". Prima del 1950 il governo tibetano controllava un territorio che si estendava fino a quelli che oggi sono i confini del Tar, la "Tibetan autonomous region" che include le province di Ü, Tsang, Ngari, Lhokha, il Changthang e parte del Kham. Questa 'regione autonoma' oggigiorno è considerata come avente uno statuto particolare all'interno della Repubblica Popolare Cinese. L'Amdo fa parte della provincia cinese del Qinghai, mentre il Kham si estende su ben 4 diverse province cinesi: una parte nella regione autonoma, una parte nel Qinghai, una parte nel Sichuan, e una parte nello Yunnan.

 

 

Il Tibet era  un paese chiuso al mondo fino a poco tempo fa, prima per volontà dello stesso governo tibetano e più tardi per via dell’occupazione cinese. I primi documenti a cui si può risalire con una certa sicurezza datano del secolo VII; a quell’epoca, sotto il regno di Songtsen Gampo, fu elaborato un alfabeto proveniente dalla lingua Newari e dal Sanscrito, e in seguito ebbe inizio una produzione cartacea incredibile. La letteratura tibetana consiste per lo più in un misto di  testi religiosi tradotti dal sanscrito, ma molto poco è stato scritto sulla storia: per questo ci sono voluti studiosi di altri paesi, in tempi più recenti.

La religione antica del Tibet, il Bön, -una tradizione sciamanica-, fu sostituita con il buddhismo di origine indiana, che nel paese delle nevi  assunse un carattere del tutto particolare, conosciuto come “buddhismo tibetano” o “ lamaismo”. Per adattarsi alla società tibetana il buddhismo ha dovuto assimilare alcuni elementi dello sciamanesimo. 

Il popolo tibetano, che vive accerchiato dai suoi immensi deserti di erba e roccia, le sue montagne altissime e i laghi imponenti, in un paesaggio che incute timore, ha avuto bisogno di creare e credere in centinaia di divinità che allungano la loro mano protettiva in ogni occasione. Per questo, percorrendo il Tibet si incontrano spesso le “lungta”, le bandierine colorate che vengono offerte dai pellegrini e dai viandanti per propiziarsi le divinità dei luoghi in cui stanno transitando o dove abitano.

È un popolo rude e alle volte selvaggio, quello tibetano; un popolo orgoglioso e diffidente, ma nello stesso tempo, quando si viene accettati, sorridente, generoso e ospitale. Nei tempi passati, grandi monasteri dove si svolgeva una  vita di studio intenso erano contrapposti a eremi isolati in sperdute valli montane o arroccati su pendii vertiginosi, all’interno dei quali arditi esploratori della mente e del corpo svolgevano una vita austera dedicata alla pratica spirituale, per raggiungere la conoscenza della mente e assicurarsi un passaggio nell’incerto mondo del post-mortem.

Oggigiorno, nonostante la modernizzazione di stampo cinese , un viaggio nel 'paese delle nevi' rimane un esperienza emozionante, per i maestosi monasteri visitati, per il contatto con la gente, e per gli stupendi paesaggi mozzafiato  nella loro vastità.

 

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i tashido al lago namtso

il lago yamdrog

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simboli di vita moderna a Lhasa

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monaci a drepung