Vacanze in Kerala: Mare, Spiaggia, Ayurveda e visita turistica di Kanyakumari 

foto ayurveda  foto spiagge e vita di mare      video

Dopo quattro anni mi sono deciso a fare un salto in Kerala, India del Sud, per una piccola vacanza. Un salto...veramente un salto di 3000 km: le distanze in India sono incredibili e in ben due giorni sono sceso da 1300 m al livello del mare. Nonostante i voli aerei in India rimane tuttora difficile muoversi rapidamente. Dal mio posto al finestrino mi sono goduto la vista del mare mentre l’aereo si abbassava e sentivo con piacere la voce del capitano che annunciava i 35 gradi di temperatura. Non mi sono fermato molto a Cochin, avevo voglia di spiaggia, massaggi e gamberoni; sono partito l’indomani per Varkala, 6 ore di macchina su strade indiane. Non ero mai stato a Varkala. La macchina si è fermata nel giardino dell’albergo che mi aveva prenotato il mio travel agent; un esperienza da non ripetere, anzi se vi trovate a Varkala evitate puntigliosamente il Raja Park Inn. Ma la cittadina è bella. La spiaggia è localizzata sotto una scogliera alta più o meno una ventina di metri. La parte superiore della scogliera è stata adattata a “passeggiata sul lungo mare” disseminata di negozietti e ristorantini super carini, efficienti e con ottimo cibo. La spiaggia è organizzata molto bene; si affittano lettini e ombrelloni, un po’ costosini ma meglio che farsi scottare. Anche il mare è agibile; non si può certamente nuotare, e le guardie attente adibite alla sorveglianza richiamano immediatamente chi si allontana in zona pericolosa. Ma giocare con le onde è molto piacevole. Il “lungo mare” scende verso la spiaggia, con una breve camminata si arriva ad un ristorantino carino proprio sulla sabbia. Ambiente tranquillo, pulito e cordiale. Gamberoni e calamari ottimi. I tre giorni a Varkala finiscono sulla macchina che mi porta ancora piu’ a sud verso Trivandrum e poi Kovalam: un paio di ore!

A Kovalam alloggio in un bell’albergo poco costoso con un magnifico parco, amache ed una camera che guarda sul mare. L’hotel ha una spiaggia privata, anche questa con ombrelloni e lettini e, naturalmente, una guardia! Il ristorante dell’albergo lascia molto a desiderare ma non è un grande problema. Anche se in questo periodo molti locali sono chiusi,  subito fuori dell’hotel c’è un ristorantino di nome “Il Marinaio”, di proprietà di un Indiano sposato con una signora Italiana. Pietanze ottime, specialmente i ravioli. Camminando lungo la spiaggia si arriva ad una moschea, costruita sulla spiaggia stessa, e proseguendo per una decina di minuti si raggiunge la più popolata area di Kovalam Beach. Francamente troppi turisti per i miei gusti, mentre l’hotel dove ho soggiornato è situato in un’area in un certo modo più esclusiva.

Kovalam Beach mi ha riportato indietro nel tempo. La prima volta che ci siamo venuti, con Kristin, è stato quasi 30 anni addietro. La differenza si nota subito! Allora non c’era nulla, a parte la spiaggia dove in quel periodo avevamo visto per alcuni giorni tre cadaveri in attesa di essere portati via. Niente negozi, alberghi o altre strutture, solo palmeti e spiaggia. Ora c’è il lungo mare anche qui. Piccoli alberghi, ristoranti [consiglio il Coconut Grove], spiagge super sorvegliate. Ho assistito ad una scena incredibile, che certamente non ci si sarebbe potuto immaginare anni fa! Di solito si vedono ragazzi indiani gironzolare sulla spiaggia per fotografare turiste in bikini, e cosi stavano giusto facendo un paio di giovani; vedo due poliziotti che gli si avvicinano e gli strappano la macchina fotografica di mano, poi cominciano a girare sulla spiaggia e a chiedere alle bagnanti se erano state importunate, infine portano via i ragazzi e la macchina fotografica. Un tipo di severità, protezione per i turisti, che non avevo mai notato in India...

Ma il mio soggiorno al mare non era solo fatto per i gamberoni e la spiaggia, era in qualche modo anche “terapeutico”. Alle nuotate in piscina alternavo mattinate di massaggi nella clinica ayurvedica del Dottor Franklin. Lo conosco da tempo e sapendo della sua professionalità e serietà gli ho telefonato per chiedergli di mandare una macchina a prendermi. Al mio arrivo il Dottor Jaison, anche lui vecchia conoscenza, mi ha presentato il mio massaggiatore Gigi; lui non si ricordava di me ma io mi ricordavo di lui. La struttura del centro ayurvedico è circondata da palme e noci di cocco, l’entrata all’istituto è immersa nel 

 

reti cinesi Cochin

   spiaggia di sera

spiaggia di Varkala

vista dal balcone della stanza

massaggio ayurvedico

trattamento dhara

specchi kitsh

sala delle colonne a Poomukham

carro sacro e carretto

gioiosa venditrice

il battello

una spaccapietre lungo la strada

 verde e sul fondo si vede una statua di una divinità che potrebbe essere Tara. Ogni giorno prima dei massaggi ti misurano la pressione e poi ti lasciano nelle mani di Gigi. Le tecniche sono molte e da due piccole interviste al Dr  Franklin e al dottor Jeffrey verrete a conoscenza di come funziona l’ayurveda. Il Dottor Franklin, laureato a Bombay, mi spiega i principi dell’Ayurveda: le tre principali componenti del corpo devono essere bilanciate per una buona salute sia fisica che mentale. Mi dice che nel suo centro, dove si può anche soggiornare, si mangia solo vegetariano, è proibito fumare e bere alcool. Al mattino prima dei massaggi si può partecipare alle sessioni di yoga. La diagnosi viene fatta con l’osservazione del colore della pelle, degli occhi, delle unghie e via dicendo. In base ad essa  viene assegnata una particolare cura o particolari tipi di massaggio. Nel mio caso avevo scelto di farmi fare solo dei massaggi per i primi due giorni e per il resto del mio soggiorno avevo optato per un trattamento chiamato Dhara. Magnificamente rilassante. Mentre sei sdraiato su un lettino in una stanzetta con luce soffusa, sopra la tua testa viene collocato un coccio con un foro al fondo, dal quale esce una stringha di cotone . Il coccio è appeso ad una struttura di legno, e Gigi vi versa dell’olio tiepido, che gocciola attraverso il buco. Un collega di Gigi muove delicatamente il vaso dalla tempia destra a quella sinistra e viceversa, passando sulla fronte. Dopo cinque minuti dormi... Prima di uscire i capelli vengono asciugati dal massaggiatore. E io riprendevo la macchina perche’ era l’ora dei gamberoni ed una birra fresca. Nel centro si possono affittare dei cottage, pulitissimi e tranquilli, e un piccolo ristorantino circondato da piante offre una cucina ayurvedica. Ma io preferisco spiaggia e gamberoni...

Per muovermi un poco decido con un amica di fare un escursione a Kanyakumari, 85 Km da Kovalam, 2 ore di macchina.

Kanyakumari è un luogo sacro, visitato da molti pellegrini Indiani. Vi ha meditato Vivekananda in un eremo situato fra le correnti di due mari, l’oceano Indiano e il mar d’Arabia. Un luogo pieno di energia e di vento! Si prende una battello per andare sull’isola dove sorge l’eremitaggio, lo si visita e poi, sempre in battello, ci si sposta su un’altra isoletta dove hanno eretto una enorme statua dell’eremita. Il battello è super-affollato, la gente spinge e urla...è proprio l’India! Gli inservienti tentano disperatamente di dare un salvagente ad ogni passeggero; viene preso e prontamente gettato in un angolo. Più che l’eremitaggio stesso è interessante e bello vedere la gioia e l’entusiasmo dei pellegrini sul battello! Lungo il mare ci sono le solite bancarelle e negozietti che vendono oggetti fra i più kitsh in India; lo giuro, e posso saperlo perchè colleziono i kitsh indiani! Un  esempio: gli specchi fatti con conchiglie. Ma ci sono anche bellissime conchiglie vendute a prezzi irrisori, ci sono  donnine sorridenti che vendono noccioline, c’è un gran vento ed un gran chiasso. Anche se manca ancora qualche ora al tramonto, andiamo a vedere il sunset point. Quando arriviamo è deserto, dopo qualche tempo si riempie di gente: coppiette, personaggi che girano con termos pieni di caffe o the, un camioncino con altoparlanti che fa musica indemoniata e noi decidiamo di rinunciare alla vista del tramonto e tornare a Kovalam. Lungo la strada si incontrano simpatici villaggi con mercatini colorati, e si visita il palazzo di Poomukham, XVI sec, costruito dal re di Tavancore. Un bel palazzo a forma triangolare, con le stanze rivestite di legno; l’antica sala da pranzo poteva contenere 1000-1500 ospiti, il letto del proprietario ha una spalliera in legno finemente intarsiata, insomma una piacevole sosta nelle due ore di viaggio.

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 È ora di ritornare in montagna, di rifare il salto al contrario. L’aereo parte presto ma faccio ancora in tempo ad andare sulla spiaggia, passeggiare un pochino ascoltando il rumore delle onde e riempiendo le narici con il profume della salsedine; e vado a salutare i miei amici cani fra i quali ogni giorno dividevo una pagnotta che loro divoravano. Poi l’aereo decolla e ritorno nella mia Dharamsala.

Una vacanza che vi consiglio. 

Franco Pizzi, maggio 2008

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