Il viaggio di navigazione in barca sul Gange  stava per terminare ma l’ultima sosta, a Sonepur, dove si svolge una delle più grandi fiere del bestiame dell’Asia, si è rivelata una magnifica sorpresa.

 

 

 

Sonepur è localizzato nel distretto di Saran, nel nord del Bihar. Il distretto è delimitato da tre fiumi sacri - il Gange, il Gandak e il Ghagra- che danno al territorio la forma di un triangolo. Sonepur è situato alla confluenza del Gange e del Gandak.

Avevo un pò di timore per l’arrivo in questo villaggio; era la prima volta che ci andavo, e ignoravo cosa mi aspettava, come  sistemazione, interesse culturale e affollamento. Ma  avevo capito che i miei compagni  erano degli insuperabili viaggiatori, privi di problemi per le sistemazioni, e accaniti cacciatori di nuove avventure. Quindi l’ansia svanì.

Arrivammo in un pomeriggio  di caldo insopportabile. Che bella sorpresa, il campeggio! Bungalow con letti e tavolo, con bagno all’interno, tutto più che accettabile. La presenza straniera era limitata a noi, otto, più altri due occidentali che avremmo incontrati poco dopo nel bazar.

             

 

Sonepur era tutta nostra! Ben presto partimmo quindi per esplorarla. Considerando che non c'erano monumenti o tombe moghul, ci avviammo a piedi per il bazar. A un certo punto fummo chiamati da un componente del gruppo; aveva fermato un carro trainato da buoi e ci fece salire tutti sopra. Fummo circondati da una folla di sorridenti e curiosi locali. Il conducente non capiva bene cosa fare con otto pazzi sul suo carro, ma fu gentile e ci scorazzò per un tratto. A differenza  degli altri posti normalmente visitati in India, qui non eravamo noi ad andare a caccia di soggetti da fotografare, ma erano loro, i locali, ad essere attratti da noi, come le api dal miele; ci ritrovammo costantemente circondati da curiosi e sorridenti indiani, anche se, in senso fisico, alle volte un pò troppo appiccicati a noi.

Il bazar era interessantissimo, pieno di nulla di ciò che poteva interessare un turista e quindi pieno di tutto ciò che era locale. Su alcune bancarelle vendevano delle sorte di uccelli, pavoni, o altri animali in terracotta. Il costo era di 2 rupie ed erano di un kitch incredibile; con la Mirka ci tuffammo all’acquisto di questi souvenir introvabili in qualsiasi altro bazar.

Proseguimmo!

 

Entrammo in una piccola e polverosa strada, incespicando nelle bancarelle, e ci trovammo al mercato degli animali. Ce n’erano di tutte le specie; comperai due pappagalli in gabbia, con l’intenzione di liberarli appena possibile. Quando ci tentai risultò un incredibile impresa.  I Pappagalli rifiutavano di uscire dalla loro sicura dimora; infilai una mano per incoraggiarne uno; quello mi beccò, ma infine volò via, seguito dal secondo. Il signore accanto a me mi disse, guardandomi con espressione stupefatta: “Perchè li liberi? Tra poco saranno di nuovo in gabbia”. Gli sorrisi, e continuai la mia passeggiata.

Lo spiazzo in cui stavamo entrando era adibito alla vendita dei cavalli. Ma prima di venderli si dovevano provare: velocità, agilità etc. Quindi assistemmo a una corsa di cavalli guidati da abili cavalieri.

Proseguimmo per il posto dove erano in “esposizione” gli elefanti. Ce n'erano di tutte le taglie e età. Anche loro in vendita.

La nostra attenzione fu attratta da un luna park. Felici come bimbi ci avviammo verso le giostre. Sembrava di essere tornato alla mia infanzia. Giostre con i cavalli di legno, ruota panoramica azionata a mano, luci intermittenti, dolcini per i bimbi, musica, ogni tipo di rumori ; l’India!

Camminando  fra la folla , scoprimmo una grande tenda, con la scritta “Weston Circus”. Chi da bambino non era affascinato dal circo? Immediatamente invogliati da questa nuova leccornia locale ci avviammo per leggere gli orari e i costi; come se dovessimo aver paura della cifra.... Scegliemmo i posti migliori, al costo di 30 rupie; meno di un euro. Entrammo, ci sistemammo su sedie di plastica, con i piedi sui cavi dell’elettricità, e comperammo delle bevande. Seguivamo l’usanza. L’attesa fu un pò lunga, e a parte noi otto occidentali, non c'era un grande pubblico . Il direttore del circo si presentò in completo scuro, fermacravatta in oro, perplesso nel vedere un pubblico così insolito nella sua tenda. Forse si chiedeva: “E ora come me la cavo?” Sorrise...la famosa improvvisazione indiana  spesso riesce con successo.

Inizia lo spettacolo. Il direttore esce e rientra, trasformato in artista, seguito da una fila di cagnolini che immediatamente si disperdono per fare i loro bisogni.

Il direttore si ritira per lasciare la pista alle “ginnaste”. Eseguono il loro numero, ma la nostra attenzione va più all’abbigliamento che alla loro bravura atletica: indossano dei fuseaux ante-lycra, con ciabattine (forse da notte) ornate di piume di cigno dai colori più svariati. Escono seguite dagli applausi del pubblico.

Finalmente le belve. Con un pò di approssimazione vengono tirate su delle barriere di protezione, per la sicurezza del pubblico contro gli animali feroci. Riappare il direttore, questa volta in veste di domatore, sempre in completo scuro. Noi scoppiamo a ridere, tra gli sguardi curiosi del pubblico che pensa che non apprezziamo la comparsa del domatore circondato dalle belve pericolose. Ma questi “leoni” potrebbero anche fare il loro numero senza protezione: le povere bestie sono di veneranda età; alcune, incespicando, tentano di eseguire quello che gli viene ordinato dal domatore. Il numero non dura a lungo, forse per rispetto per i “leoni”.

Le ballerine fanno da cuscinetto tra i leoni e i clown. Bellissime nei loro vestiti sgargianti e un po osè, danzano con sinuosi movimenti orientali. Subito dopo i clown, insieme all'immancabile direttore, si cimentano tra di loro. È il numero che suscita più risate fra il pubblico, mentre noi osserviamo in silenzio, senza capire nulla di ciò che vanno dicendo, che dovrebbe essere la causa delle risate

Per finire viene tirata una rete, -con enormi buchi ma pur sempre una sicurezza-, per i trapezisti. Anche essi si presentano in abiti un pò superati, ma il loro numero è quello che artisticamente è il più valido.

Lo spettacolo è finito; i trapezisti si radunano sulla pista per gli applausi, e la Mirka si precipita per fotografarli, dopo averne chiesto l’autorizzazione. Si mettono in posa con un sorriso smagliante, increduli di aver destato tanta ammirazione. Sono felici, e anche noi siamo felici di aver assistito ad uno spettacolo, che anche se un pò antiquato per abbigliamenti, strutture etc,  mai più potremo rivedere in Italia; uno spettacolo semplice ma schietto nella presentazione, e sicuramente svolto con impegno dagli artisti che abbiamo avuto la fortuna di ammirare in questa parte remota dell’India.

"Per noi è stato un pomeriggio veramente piacevole ed indimenticabile", mi scrive a distanza di anni la Patrizia, senza il cui aiuto non sarei riuscito a ricordare tutti i particolari nè a mostrare le foto che sono sue.

Grazie Patrizia e grazie a tutti voi che avete letto.  

Franco Pizzi