Tibet … con il cielo ai nostri piedi!
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Tra i vantaggi c’e’ sicuramente il fatto di subire zero controlli in dogana, tra gli svantaggi c’e’ lo scalo a Pechino che – nonostante i due voli siano della stessa compagnia, Air China – ti obbliga ad attendere i bagagli al nastro, riprenderli e re-imbarcarli con un nuovo check-in per il volo per Chengdu. Giorno
1 L’impatto con il Tibet lo abbiamo fin dagli ultimi
minuti del volo su Lhasa. Dai finestrini si vedono paesaggi sconvolgentemente
belli e non vediamo l’ora di immergerci in questi scenari da favola. Una volta scesi dall’aereo, stranamente, non sentiamo
nessun sintomo del mal di montagna, l’altitudine non da’ ancora segni di
vita. In effetti non avremo nessun disturbo per tutto il
viaggio, ad eccezione di una fastidiosa insonnia che passera’ soltanto al
quarto giorno. La parte nuova ci lascia un po’ delusi, vialoni enormi,
impersonali e polverosi, negozi e ristorantini uno attaccato all’altro. Ma basta poco per farci assaporare la vera essenza del
Tibet … iniziamo subito con un bel giro nella citta’ vecchia, tra stradine
sterrate, animali in liberta’, case di fango e gente sorridente e gentile. In
cima alla citta’ vecchia c’e’ il monastero di Tsedang, silenzioso, antico,
polveroso, buio … bellissimo. Per chiudere in bellezza un anziano signore ci invita a
fare il giro della montagna alle spalle del monastero, accodandoci agli altri
pellegrini. Nulla di meglio per completare il nostro battesimo tibetano. Giorno
2 Visita al vicino monastero
di Yaseng (4000mt). Primo vero approccio con cultura e tradizioni tibetane
grazie alle preziosissime spiegazioni della nostra guida. Ci illustra le varie
stanze, la loro funzione e risponde a tutte le nostre domande in merito. D’ora in avanti l’odore del burro fuso di yak (usato
per le candele) misto ai fumi dell’incenso non ci abbandonera’ piu’ per
tutte le tappe del viaggio. Seconda tappa, Yumbulakhang,
il palazzo piu’ antico del Tibet, architettonicamente affascinante e fonte di
racconti sulle origini del buddismo. Terza ed ultima tappa della mattinata, monastero
di Trandruk, ma solo dall’esterno. Giusto il tempo di pranzare e risiamo in viaggio. Altre
due ore di macchina lungo lo Yarlong, tra immense distese di alberi e dune di
sabbia create dal vento, con lo sfondo di montagne che toccano il cielo. Arriviamo a Samye
e visitiamo subito il complesso monastico, davvero immenso. Il monastero
centrale a 3 piani ci rapisce per bellezza e storia. Giorno
3 Passeggiata sulla Hepo
Ri, la montagna che domina la valle, con una vista spettacolare sul
monastero. In cima, nascosti tra miriadi di prayer flags, un paio di monaci a
pregare. E’ gia’ ora di ripartire. In poco piu’ di due ore
arriviamo a Nadrag (4400mt). In un paesaggio idilliaco, la guesthouse che ci
ospita si appoggia ai piedi di un monte che dovremo affrontare domani, mentre
dall’altra parte ci offre la vista di tutta una vallata incantata. Nessun
turista nei dintorni, soltanto noi, i pochi residenti, qualche pellegrino
tibetano e un po’ di mucche e di yak. Visitiamo subito il monastero adiacente, dove le monache
residenti fabbricano e vendono bastoncini di incenso. Ci spiegano tutto il
meccanismo ed e’ a dir poco affascinante. E’ ora di fare sul serio. In poco piu’ di un’ora e
mezzo di cammino faticoso affrontiamo la salita al monte e un dislivello di
600mt arrivando alla ragguardevole altitudine di 5000mt. La sensazione e’ straordinaria, la definizione “tetto
del mondo” non e’ mai stata cosi vera e quando la guida ci dice “ora siete
in mezzo al cielo” ci rendiamo conto di stare davvero toccando il cielo con le
dita. Guardare la vallata da questa altezza ripaga di tutta la fatica fatta per
arrivare quassu’. In cima ci aspetta un rifugio per le monache e una scala a
prima vista infinita per raggiungere le grotte
di Guru Rimpoche, un labirinto di cunicoli bui altamente sconsigliato ai
tipi alti e/o robusti come me e, ovviamente, a chi soffre di claustrofobia. La
mia compagna pero’ ci si avventura e l’esperienza e’ esaltante. Prima di scendere di nuovo, un the’ e due chiacchiere
con le monache. Dopo pranzo si riparte per Dorje Drak (a un’ora di
macchina) ma il monastero e’ tutto pieno per un raduno di preghiera. Quindi
non solo non potremo dormire qui ma non ci fanno nemmeno visitare l’interno
del monastero. Ripartiamo mesti per trovare un posto dove dormire. Dopo due ore di curve e salite ci aspetta il passo
di Kambala (4700mt) da dove rimaniamo incantati per la vista del lago
Yamdrog e delle sue acque turchesi. Altre due ore e siamo a Nagartse, cittadina “business style” sulle sponde del lago ma
che non offre poi cosi tanto da vedere. La destinazione di oggi e’ Gyantse e ci arriviamo con 2
ore e 40 minuti di macchina, inframezzate da un paio di soste ai passi di Karola
(per vedere il ghiacciaio omonimo, molto bello e molto turistico) e di Simila (per rifarci gli occhi con un altro lago artificiale di un
verde smeraldo bellissimo). Gyantse
e’ una citta’ storica, con la maggiore produzione d’orzo di tutto il
Paese. L’impressione e’ la stessa di Tsedang: la parte cinese e’ tutta
uguale, stradoni, negozi, polvere, nulla di che. Giusto il tempo di posare i
bagagli in hotel e andiamo subito a visitare il monastero
di Palkor Chode dove si pregano 3 delle 4 religioni tibetane. Il Kumbum
accanto al monastero e’ altrettanto affascinante con tutte le sue
mini-cappelle. Completiamo il giro con una passeggiata al Forte
che domina la citta’, carino ma privo di personalita’. Giorno
6 Oggi si va a Shalu,
monastero buton, dalle parti di Shigatse. Una vera chicchina con i suoi soffitti
blu e le sue cappelle variegate, davvero carino. Dopo venti minuti siamo a Shigatse, nel bel mezzo di una festa religiosa. La citta’ e’ in
fermento e intorno al monastero e’ tutto un formicolio di gente. Il Tashilumpo,
tutto dedicato ai Panchen Lama, presenti e passati e’ un vero spettacolo. La
cosa piu’ impressionante e’ un Budda di 26 metri … immenso! Riusciamo ad intrufolarci in un parco gremito di fedeli
per assistere ad uno spettacolo di danze religiose, molto coinvolgenti, con
intermezzi comici – tipico (???) umorismo tibetano. Chiudiamo la giornata con una lunga passeggiata nella
citta’ vecchia. Giorno
7 La tragedia. Dobbiamo arrivare fino al lago Namtso, ma la
strada diretta e’ chiusa quindi dobbiamo allungare, ripassare per Lhasa e poi
tirare dritti su fino al lago. Tra strade sterrate e limiti di velocita’
assurdi (e controllati) di 30 km/h su tratti drittissimi, di mettiamo ben 12 ore
e, distrutti e accartocciati, alle 20.15 arriviamo a Namtso. L’impatto non e’ dei migliori, baracche e baracchette,
sporcizia ovunque e un continuo latrare di cani. Vorremmo solo andare a riposare e goderci la mattina dopo,
ma per chiudere in bellezza ci mettono a dormire in un vero e proprio container
in lamiera con coperte puzzolenti e condizioni igieniche pessime. La notte passa senza chiudere occhio. Ci godiamo l’alba con una lunga passeggiata in riva al
lago, immenso, grandissimo, che non si riesce a vedere l’altra sponda,
ammirando i primi riflessi del sole sulle montagne innevate. Poi una visita ai Tashi
Do e al monastero scavato nella
roccia. E’ gia’ ora di ripartire per l’ultima tappa del
nostro viaggio. Nel pomeriggio, dopo 4 ore di macchina siamo a Lhasa. L’albergo e’ in pieno centro quindi subito una
passeggiata nel cuore di Lhasa, il Barkhor.
Un bel giro, lasciandoci trasportare dalla folla, assaggiando il sapore di un
quartiere che ti rapisce al primo impatto. In serata andiamo ad ammirare il Potala illuminato e ci
attardiamo con i giochi d’acqua delle fontane della piazza di fronte. Giorno
9 Visita al complesso monastico di Drepung, del quale ci rimane impressa soprattutto l’immensa e
vecchia cucina con gli enormi pentoloni usati un tempo per i 7000 monaci
residenti (ora solo 700). Poi i giardini di Norbulingka,
residenza estiva del Dalai Lama. Belli, ma un po’ decadenti. Tutto sommato,
conoscendone la storia, e’ bello poter avere un assaggio di tutto quello che
questi giardini hanno vissuto. Pomeriggio dedicato al Potala, il capolavoro per eccellenza. Impossibile elencare tutto quello che si puo’ vedere e ammirare al suo interno (una cosa su tutte … i mandala tridimensionali!), ma troviamo comunque assurdo che le visite siano a tempo, ovvero dopo 1 ora esatta dal nostro ingresso dobbiamo essere fuori altrimenti scattano sanzioni per l’agenzia e la guida. Giorno
10 In mattinata ci aspetta il “pezzo” piu’ affascinante
di tutta la collezione … il Jokhang,
il monastero piu’ venerato di tutto il Tibet. Le folle di tibetani all’esterno in continua
prostrazione, le file kilometriche di fedeli all’interno per poter toccare e
pregare il budda del tempio, le cappelle semi-buie, il suono rimbombante dei
tamburi, l’ossessivo ripetersi nell’aria dei mantra dei monaci, l’odore
acre di incenso misto a burro di yak … tutto questo rende il Jokhang
un’esperienza unica! Dopo pranzo visita al monastero di Sera con il suo famosissimo giardino dei dibattiti,
dove i monaci si confrontano e si interrogano su gli insegnamenti ricevuti la
mattina. Ultimo giro per il mercato, ultime compere e ultimo saluto a un Paese che ci ha riempito cuore e animo di emozioni fortissime. Simone & Cristiana P.S.: Le lezioni di storia, cultura e tradizioni locali,
che abbiamo ricevuto da Lhakpa in ogni posto visitato e durante gli spostamenti
in macchina e le cene insieme, sono davvero troppe per essere trascritte in
questo diario di viaggio, quindi abbiamo preferito solo accennare ai luoghi
visitati senza approfondimenti, ma di certo ci portiamo dentro un nuovo bagaglio
di informazioni preziosissime. Ed e’ proprio grazie a lui che ci siamo potuti godere cosi tanto ogni singolo dettaglio di questo viaggio. Un grazie enorme. Franco e Kristin ci hanno seguito costantemente via
telefono assicurandosi che tutto procedesse per il meglio (per l’intoppo di
Namtso la colpa non e’ loro ma dell’agenzia tibetana che aveva organizzato i
pernottamenti). Ed e’ proprio a Franco e Kristin che va il nostro grazie
piu’ sentito per averci organizzato un tour esattamente come lo volevamo noi,
spartano quanto basta, confortevole, fuori dai classici circuiti turistici …
indimenticabile! |
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