Gli albori della medicina tibetana

 

Accadde 1999 anni fa, esattamente un anno prima che la storia tibetana fosse conosciuta al mondo intero. L’asceta, - naturalmente non poteva essere altro -, viveva in una grotta situata sulla parete di una montagna, poco sotto c’ erano i boschi e il fiume gli teneva compagnia con il suo canto continuo e melodioso. Arcobaleni si srolotavano come nastri di seta lungo i fianchi della grotta e gli animali selvatici - gli orsi, i lupi, le aquile etc - andavano spesso a trovarlo per fare due chiacchiere. Parlavano e cantavano insieme in una lingua conosciuta solo a loro, mangiavano insieme, e spesso gli animali si fermavano a dormire con lui. L’asceta usava scendere verso il fiume per bagnarsi o prendere l’acqua necessaria per cucinare il poco cibo che aveva. Spesso gironzolava per i boschi raccogliendo bacche e fermandosi con i suoi amici uccelli. Un giorno uscì per uno di questi motivi, ma sfortunatamente scivolò sul sentiero e si slogò una caviglia. Il dolore era atroce e non riusciva a muoversi; i suoi lamenti fecero accorrere i suoi amici animali, lo leccarono per cercare di lenire il dolore ma non potevano fare di piu. Arrivò la notte e l’asceta fu riscaldato dalla vicinanza dei suoi amici che non lo lasciavano un attimo. L’orso gli portò del miele, i lupi della selvaggina che lui rifiutò, - era vegetariano...-, gli uccelli delle bacche; alla fine si addormentò sulle foglie. Il sogno arrivò verso l’alba. Una luce abbagliante riempiva il cielo e da essa si formò una tenda dietro la quale apparve una magnifica dea bianca, talmente luminosa da rischiarare anche il buio peccaminoso degli inferni. In un attimo tutti furono salvati dalle loro sofferenze. La dea si avvicinò all’asceta; con voce soave e parole sagge incominciò a spiegargli cosa doveva fare per guarire. Si sedette accanto a lui e disse: “Quando ti sveglierai per prima cosa cerca di defecare, poi urina sopra le feci e sputaci sopra. Troverai un bastoncino che ti avrò lasciato, e con questo mescola il tutto. Allunga la tua mano e prendi le foglie che si trovano vicino a te; chiedi ad un tuo amico di andare a cercare la pietra verde in riva al fiume, falla triturare assieme alle foglie e uniscila all’impasto precedente. Fanne delle piccole pillole che in futuro si chiameranno “le pillole preziose”. Falle seccare al sole per un po di tempo e poi masticale e ingoiale accompagnate da acqua calda. Stai attento: la ciotola dove metterai l’acqua deve essere intera, non scheggiata. Ne va della tua vita. Dopo qualche tempo posa la tua mano destra sul polso sinistro e se senti che l’energia fluisce liberamente ti potrai alzare e camminare di nuovo”. La dea svanì in vortici di luce e suoni paradisiaci. L’asceta si svegliò e ricordò tutto del suo sogno e si dette da fare per mettere in pratica le istruzioni ricevute. I suoi amici furono di grande aiuto nel preparare le pillole preziose. Preparate che furono le lasciò seccare al sole ed esse divvennero splendenti come il cristallo, dure come il ferro, ed amarissime. Ne mangiò un paio e dopo qualche minuto si toccò il polso come da istruzione. L’energia scorreva all’interno del suo corpo, fluida e gorgogliante; provò ad alzarsi e si rese subito conto che non solo poteva camminare ma anche correre sui sentieri rocciosi e scoscesi.  Da quel momento nacque la medicina tradizionale tibetana che si basa su erbe, pietre, benedizioni, amuleti ed altri vari elementi sopra descritti.

                                                                                *   *    *

Un po’ sacrilega la mia favola, vero? Ora ve la racconto in modo “serio”.

È consuetudine attribuire la nascita della medicina tibetana agli insegnamenti del Buddha Sakyamuni. Infatti fu lui a scoprire le cause della sofferenza e suggerire i metodi per uscirne ed eventualmente raggiungere lo stato dell’illuminazione. Così il Buddha diventa il primo guaritore del Buddismo. Sempre il Buddha metteva in evidenza 84.000 malattie che divideva in quattro gruppi: il primo riguardava le malattie ereditate dalle vite precedenti, il secondo disturbi con un origine nella vita attuale, il terzo da attribuirsi ad uno squilibrio delle energie o ad attacchi di energie negative/spiriti ed il quarto si riferisce ai malanni che scaturiscono dall’alimentazione e dalla condotta di vita.

Non bisogna dimenticare comunque che la medicina tibetana trova la sua origine nelle tradizioni popolari che risalgono all’ayurveda indiano e alle pratiche sciamaniche Bon, corrente religiosa animista sviluppatasi nel periodo pre-buddista .

La medicina tibetana si basa soprattutto sull’equilibrio dei tre umori di base che regolano il nostro organismo: il vento, la bile e la flemma sono il punto di partenza per la diagnosi delle malattie e sono gli elementi sui quali lavora il medico.

 Dopo avere parlato con il paziente, egli controlla gli organi dei sensi, osserva la  lingua, analizza l’urina e procede con il più importante fra i metodi di diagnosi: “l’auscultazione del polso”.

A questo punto vengono posate delicatamente tre dita sul polso del paziente esercitando un lieve pressione per scoprire quali organi o energie sono sbilanciate. Di solito esamina sia il polso destro che quello sinistro, ottenendo una diagnosi molto precisa.

 Differenti sono le terapie che vengono usate a seconda della malattia; fra queste vi è la moxa, i salassi, i massaggi o la somministrazione di pillole. Vi è una enorme varietà di pillole, la maggior parte sono fatte con antichi metodi, confezionate con erbe, pietre preziose o semipreziose e metalli di vario genere. Nella mia esperienza assomigliano un po’ alle pillole che mi davano da piccolo: amare e difficili da ingoiare. La tradizione vuole che vengano polverizzate e bevute con un sorso di acqua calda oppure che vengano messe in una tazza, assolutamente integra, a bagno nell’acqua calda, e poi masticate.

L’uso della chirurgia fu vietata dall’ottavo secolo a seguito di un intervento risultato negativo sulla regina. Altre ragioni per cui la chirurgia non venga usata possono essere la mancanza di buoni anestetici e di antibiotici.

La medicina tibetana trova un’ottima applicazione per le malattie croniche, per i disturbi gastro-intestinali, i reumatismi e le epatiti. Poca efficacia, invece, per malattie che hanno bisogno di interventi d’urto come può essere il raffreddore, la febbre, colite etc insomma la medicina tibetana lavora su tempi lunghi proprio perchè la sua funzione è quella di ristabilire l’equilibrio delle energie primarie.

Preparazione delle pillole.

Le pillole tibetane hanno la forma di piccole sfere e sono un concentrato di numerosi e differenti ingredienti che vengono mescolati con una serie di facili procedimenti che non influiscono sulle proprietà delle sostanze utilizzate. Sono di varie dimensioni: piccole, medie o grandi, dipendentemente dal numero degli ingredienti; alcune di esse possono contenere fino a 50 elementi.

In un primo momento i componenti vengono pesati, le fasi successive prevedono la triturazione, la polverizzazione e infine vengono setacciate in modo da eliminare eventuali sostanze estranee. Per sveltire questo procedimento vengono usate delle macchine.

Gli ingredienti sono quindi pronti per essere impastati con acqua in modo da formare una pasta omogenea e priva di grumi, questo procedimento viene eseguito in una centrifuga che consente la formazione delle pillole. In seguito vengono quindi compattate, un procedimento che richiede più fasi per ognuna delle quali viene aggiunta acqua e polvere a secondo della dimensione che si vuole ottenere, poi vengono distribuite su un panno e messe ad essiccare al sole o all’ombra a secondo che si tratti di medicine calde o fredde.

Esistono regole precise per la somministrazione dei farmaci. In ogni momento della giornata la condizione psicofisica del corpo varia e con essa varia anche l’umore predominante. Per questo motivo le medicine “calde” devono essere prese al mattino quando l’umore flemma è  dominante, quelle fredde nel pomeriggio o alla sera quando l’umore bile è dominante.

La medicina tibetana nel Paese delle Nevi

Fra il settimo e il quattordicesimo secolo la medicina in Tibet  era nelle mani di laici provvenienti da famiglie con una tradizione medica, e questi erano molto rispettati nella società. In seguito la medicina trovò la sua strada nei monasteri e all’arte medica furono affiancati concetti propri del buddismo quali la compassione, la meditazione o la preghiera. Infatti, una volta preparate, molte volte le pillole vengono portate in luoghi specifici per essere benedette, con delle puja eseguite da monaci oppure direttamente da un Lama.

Il principale colleggio medico in Tibet era situato sulla collina di Lhasa, “Chakpori”, la collina di ferro. Il colleggio fu fondato nel 1696 da Desi Sangye Ghyatso e distrutto durante la rivoluzione culturale; oggigiorno sulla collina ci ritroviamo con una “bellissima” antenna rice-trasmittente...

Desi Sangye Ghyatso fece in modo che nel suo istituto fossero rappresentate tutte le tradizioni mediche anche se l’ammissione era riservata soltanto ai monaci ed il loro training cominciava all’età di 10 anni.

Nel 1916 il medico del XIII Dalai Lama, Kyenrab Norbu, ordinò la costruzione del centro “medico-astrologico” a Lhasa, il Mentseekhang. In questo istituto l’ammissione, oltre ai monaci, fu estesa anche alle monache ed ai laici, ed il corso durava 5 anni, due in meno di quello originario di Chakpori.

Centro di Medicina Tibetana a Dharamsala

Dopo la “pacifica liberazione” del Tibet ad opera delle Guardie Rosse e la seguente fuga in India del governo tibetano insieme a molti altri tibetani, la tradizione medica tibetana fu ravvivata qui. Nei vari luoghi dove si insediarono i tibetani sorsero centri di medicina tibetana, dove vengono prodotte le pillole e dove i medici tibetani si tengono cura della popolazione utilizzando i loro antichi metodi.

A Dharamsala esiste un MentseeKhang (istituto di medicina e astrologia), poco lontano dalla Biblioteca. Al suo interno si trova un piccolo museo della medicina tibetana e una scuola di medicina dove vengono formati i giovani medici, oltre ad un istituto dove viene insegnato l’astrologia tibetana. C’e anche un ambulatorio di medicina gestito da espertissime dottoresse che mi hanno curato negli anni. Il medico tibetano non richiede nessun compenso, anche se per diventare tale si  è sottoposti ad un lunghissimo corso di studio, con anni passati sulle montagne per riconoscere e catalogare le erbe/minerali da usare, con lo studio del corpo sottile sul quale si basa la cura della malattia. Si può fare una piccola donazione. Invece si devono pagare i medicinali che vengono venduti nella farmacia adiacente allo studio dei medici; il costo, rispetto all’occidente, è irrisorio.

A Dharamsala vengono anche prodotte le pillole tibetane, nelle vicinanze dello stesso istituto di medicina tibetana. Nel corso degli anni il luogo di produzione delle medicine e’ diventato una vera e propria ‘fabbrica’, con parecchi macchinari. Nei dintorni dell’isituto, nelle case locali, una parte della produzione viene affidata a giovani indiani e tibetani, come si potra’ leggere su questo blog