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Tibet:la discesa dello tsangpo con le gowa |
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Le gowa sono piccole barche fatte in pelle di yak;
per una barca servono 3 yak
e ci vuole una settimana di lavoro . Fino a qualche anno fa erano i
mezzi di navigazione più usati in Tibet, per il trasporto di passeggeri
o di merci; alcuni autori-esploratori descrivono
decine di barche che trasportavano pellegrini da una sponda
all’altra . Ora le gowa sono sostituite da barconi a motore che
attraversano lo Tsangpo molto più velocemente, ma non hanno certamente
il fascino della piccola barchetta che si muove lenta sulle acque
placide e verdi del fiume. La mia esperienza con le gowa incominciò appena
fuori Lhasa, con un gruppetto
di clienti; vi condurrò
giorno per giorno in questo viaggio stupendo per farvi conoscere un pò
di Tibet inusuale. 22/10/ Lasciamo Lhasa sulle barchette; siamo in tre su ogni
barca , un pò stretti seduti
su delle tavole rivestite di coperte, con i nostri bagagli come
poggia schiena. La destinazione è Ushe, 4 ore e trenta di
navigazione. Il Kyiciu è particolarmente tranquillo oggi; è pulito, la
sua acqua è verde con sfumature
blu, e guardando verso l’alto non si vede una nuvola; un cielo terso
come quello del Ladakh. Arriviamo alla spiaggetta nel pomeriggio e mentre i
barcaioli mettono su le tende noi ci avviamo verso il gompa a 4270 m,
facendoci 400 m di dislivello su un sentiero un filino ripido. Ridiscesi
mi siedo sulla sabbia mentre le mie clienti con il loro vociare rovinano
il silenzio incantato che ci circonda. Guardando verso ovest, al tramonto, la catena del
Nyang la Chen all’orizzonte è di
un colore rosa e le sue punte lontane segnano la fine del mondo. Il
tramonto è veloce e
colorato; il calare del sole si unisceal sorgere della luna quasi piena.
Le clienti parlano ancora, non si sono accorte di questa magia, in
questa terra di{da?} favola dove ogni fenomeno è visto come una
manifestazione della volontà di qualche divinità. Sotto la tenda, nel mio sacco a pelo, mi addormento
cullato dalle canzoni dolci dei
barcaioli, vicino alle gowa
alzate contro i pochi alberelli per asciugarsi. Al mattino nella tenda la temperatura è
–2 gradi ma presto, all’esterno,salirà a +10. 23/10 Il Kyiciu è un affluente dello Tsangpo e oggi
facciamo il nostro ingresso in questo fiume maestoso sulle cui rive è
nata la civiltà tibetana . In barca! Siamo entrati nello Tsangpo e i barcaioli cantano,
cantano e giocano. Fanno le gare e cantano; sembra che il remare per
loro non esisite, non si stancano! Il sole è troppo forte ma non
abbiamo nessun riparo, sulle barche non c' è molto da fare.Ad un certo
punto sentiamo delle grida di richiamo; sull’altra sponda un pulman di
turisti si è fermato, ci stanno salutando e scattano foto. Sull’altra
sponda sono vicini all’aeroporto,
che rovina il paesaggio. Subito
dopo non si sente più niente, a parte il rumore delle rapide non molto
rapide; una musichetta in armonia con la bellezza selvaggia di questo
luogo. La mia guida si chiama Pemba, un ragazzo timido,
gentile, preparato e disponibile. Siamo diventati amici. Anche con il
cuoco che oramai conosco da molto tempo siamo in rapporti ottimi; come
se fosse lo chef di un grande albergo, dall’altra barca mi chiede in
tibetano, urlandocosa
vogliamo per cena. Incredibile. Oggi non abbiamo gite per cui passiamo
il nostro tempo sulla spiaggia a chiacchierare su vari argomenti
riguardanti il Tibet e il buddhismo. Il tramonto ha sempre attirato gli uomini di tutte le
razze e di tutti i credi come un qualcosa di misterioso, di divino e
anche se ai giorni nostri sappiamo che cosa è, non ci sfugge questo
momento magico. Almeno, io faccio parte di questo genere di persone;
osservo quello che sta succedendo: verso ovest il fiume diventa una
colata di oro zecchino; dal Kailash le benedizioni degli yogin arrivano
sulle acque dello Tsangpo, e mi sento a mio agio
nella mia tenda nel deserto di sabbia. In serata sento come uno squillo di telefono. Mi
guardo intorno incuriosito, e vedo una mia cliente con il cellulare in
mano. Pazzesco! Non perchè la signora sta telefonando, ma perchè questo piccolo strumento che dà la sicurezza del
contatto squilla in mezzo alle dune di sabbia. Le chiedo se mi fa
telefonare! 24/09 Stamane siamo partiti alle 10. Con comodo; il tempo
da queste parti scorre come deve: “lento”! Lenta è la navigazione
su l’immenso Tsangpo. A ovest, la direzione opposta a quella verso
dove stiamo lentamente scivolando, il fiume sembra racchiuso da una
catena di montagne, in questo periodo dell’anno innevate. Verso
sud-est: spazio! Sembra che il fiume termini nel cielo. Stiamo
costeggiando la sponda sinistra e non vediamo quella destra; dune di
sabbia dorata lavorate dal vento, banchi di sabbia con rara vegetazione
impediscono la vista della super strada che corre verso Tsedang. Ora
siamo nel distretto di Lokha “la regione che guarda a sud” La sponda sinistra è ancora in mano alla natura; a
mezzogiorno ci siamo fermati in un villaggio di pescatori, quello dei
nostri barcaioli. Il villaggio è primitivo, le case sono fatte con
materiale rudimentale, e le gowa sono state appoggiate agli alberi ad
asciugare. Rendiamo visita alla casa del mio barcaiolo; una moglie con
voce dolce mi invita a bere il chang e a mangiare qualcosa. Accetto solo
il chang. Andando via mi chiedo , se sanno che il loro paese è sotto i
cinesi, se la loro influenza si è fatta sentire dovunque oppure se
qualcosa o qualcuno è riuscito a sfuggire. Mentre torniamo alle barche un aereo passa sopra le
nostre teste: un oggetto e un rumore stridente con l’ambiente; ma in
fondo ce ne serviamo anche noi ! Siamo di nuovo in barca e sono seduto al livello
dell’acqua; gli unici rumori che si sentono sono i remi che tagliano
quest’acqua benedetta e antica e i canti dei barcaioli, alle volte
dolci e alle volte no, ma sempre in armonia con il posto. Quindici giorni fa 5 cinesi annegarono nello Tsangpo
in un incidente d’auto; le autorità misero a disposizione 1000 yuan [una
cifra considerevole] per chi ritrova i cadaveri. Ad un certo punto la
mia barca si ferma vicino ad un isolotto per un bisogno fisiologico di
una cliente; l’altra barca si ferma ad un’altro isolotto, e vedo i
barcaioli correre verso una delle sponde.Guardano e parlano e capisco
che hanno trovato dei cadaveri. Ritornano. Ricorrono indietro di nuovo.
Finalmente risalgono sulla barca; stendono banconote per un valore di
2000 yuan ad asciugare al sole, e guardano un bigliettino da visita.
Hanno trovato i cadaveri dei cinesi e li hanno derubati... Pemba mi dice
che la seconda volta che sono tornati verso i cadaveri era per vedere se
riuscivano a recuperare anche il telefonino o altre cose! La navigazione riprende e loro parlano, ridono come
se niente fosse accaduto; ridendo descrivono le condizioni dei cadaveri
e quando ci fermiamo si dividono i soldi. La guida e il cuoco sono
esclusi dal bottino. Fra pochi giorni telefoneranno alla polizia; hanno
sistemato i cadaveri in modo che non vengano portati via dalla corrente,
e guadagneranno altri 1000 yuan. Rimango perplesso e mi pongo delle
domande sulla santità del popolo tibetano. |
Il nostro campeggio
è sulla spiaggia antistante al
monastero di Dorje Drak, un monastero Nyingmapa in via di ricostruzione,
abitato da 27 monaci. All’interno troviamo una folla di pellegrini
arrivati da Lhasa; sono ospiti dei monaci e dormiranno sulle coperte
stese sul pavimento del cortile. Sono gentili e ci offrono
pö cha [il tè tibetano] e patate bollite. Gentilmente
rifiutiamo. Come al solito mi fermo a contemplare il tramonto. Il
tramonto del sole e il sorgere della luna sono contemporanei e io sono
piccolo fra le dune che da una parte sono dorate e dall’altra sono già
argentate dal colore della luna. Per cena mangiamo
pesce pescato dai barcaioli; forse i pesci avevano mangiato la carne dei
cadaveri più a monte, ma sono gustosi. 25/09/ una giornata completa di navigazione, con le solite
canzoni dei barcaioli. Il paesaggio sulla sponda sinistra è lunare;
dune di sabbia e rocce. Il campeggio è sistemato su una spiaggia
bellissima e Pemba sta trattando per i trattorini che domani ci
condurranno al villaggio; e poi, a piedi, andremo alle grotte
sacre di Guru Rimpoce. 26/09/ il trattorino è venuto a prenderci alle 9, e ci
siamo fatti un viaggio massacrante di un’ora. Arrivati al villaggio
proseguiamo per il gompa delle monache, a 45 minuti di cammino. Un
piccolo monastero tenuto da monache carine e gentili, molto pulito e con
tanti fiori che rivelano una gestione femminile. Ci mettiamo in cammino
per le grotte su un sentiero molto, molto, ripido; dobbiamo salire, 1500
m di dislivello. Una passeggiata molto dura ma siamo ricompensati da un
paesaggio stupendo. Al nostro ritorno la spiaggia offre un momento magico
e tranquillo, grossi uccelli,- i Dun Dun- si muovono tranquillamente fra
le secche mentre i pescatori tirano le reti per un’altra cena a base
di pesce. 27/09 Oggi è l’ultimo giorno di barca. I rematori tirano
le reti e vi trovano 50 pesci. Li sventrano e poi li mettono a seccare
al sole. Saranno le loro scorte per l’inverno, oppure li venderanno in
qualche piccolo mercato. Dunque è l’ultima giornata di barca: Samye, uno
dei più famosi monasteri del Tibet perchè in quel luogo il buddhismo
fu riconosciuto come religione di stato, rappresenta per noi il ritorno
nella civiltà. I barcaioli cantano una canzone che si chiama Arro
Khampa e dice: “ Vengo dall’Amdo e vado al Kailash in
pellegrinaggio; quando sono sulla strada non ho bisogno/ non mi serve
{per me non è necessario] una casa o un riparo; quello che voglio è acqua e fuoco; quello che voglio veramente è non avere la necessità
di cavalcare o usare mezzi di trasporto; quello di cui ho veramente bisogno sono le scarpe Quando vidi il Kailash ho tolto il mio cappello e mi
sono prosternato, dopo aver visto il Kailash il mio corpo non ha più
importanza, è come la terra.” Oggi impiego il mio tempo in
una piccola intervista al mio amico Pemba. È nato nelle vicinanze di Lhasa ed ha 26 anni, da 12
vive in Lhasa. La sua famiglia è di origine contadina, ma facoltosa; ha
studiato a Lhasa pagandosi gli studi insegnando tibetano agli
occidentali che risiedono all’università di Lhasa. Prima dell’87
lavorava con i nomadi. D Come è in
questo momento la relazione fra voi e i giovani cinesi? R Credo che le nostre relazioni
migliorano perchè la mentalità diventa la stessa e ci capiamo
molto bene. Loro sanno cosa vogliono e vice versa. D Non vi sentite più "cittadini di seconda
classe", come dicono i tibetani in esilio? R Se hai
studiato, che tu sia tibetano o cinese non ha importanza. Qualunque
cosasi faccia, l’importante è mantenere il proprio spirito. D C’è libert`a religiosa in Tibet? Vi sentite
occupati? R Nel 1994 hanno limitato gli studi nei monasteri di
Drepung, Sera e Ganden. Il governo cinese è molto severo con chi vuole
approfondire la filosofia. D È ancora proibito mettere foto del Dalai Lama nei
monasteri? R Si, tranne che nei monasteri più piccoli. D I tibetani sposano le cinesi? R Pochi, ma lo fanno. Noi non vogliamo essere
separati dai cinesi, vogliamo essere uguali a loro. D Ti piacerebbe andare in India? R silenzio D Pensi che questa gente sente la presenza cinese
come quelli in Lhasa? Mi riferisco ai pescatori, ai contadini etc... R Non gli interessa. Quello che vogliono è vivere in
pace e avere il loro lavoro. Tutto li! Desiderano incontrare il Dalai
Lama una volta nella vita, ma se ritorna o no, non è un problema loro. La barca si ferma sulla spiaggia dove un camion ci
attende per portarci a Samye. Il viaggio è finito; almeno, questa parte del
viaggio. Per una volta mi sono reso conto di essere vissuto a stretto
contatto con 6 tibetani, e la mia è stata un’esperienza molto
positiva,moltodiversa dai contatti con i tibetani in esilio. I barcaioli
hanno guadagnato 2200 yuan in sei giorni, direi niente per il lavoro che
hanno svolto: hanno remato tutto il giorno, aiutato a montare le tende,
pescato per regalarci il pesce, soddisfatto le assurde pretese di alcuni
clienti. Persone simpatiche e belle. Rimbaud disse : “Che ci faccio io qui?” Anche io me lo chiedo. La risposta? “non lo so” Pizzi franco |
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