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Per amore del Ladakh alcuni consigli per i viaggiatori
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Considero il Ladakh un pochino come la 'mia terra', e rimango dispiaciuta quando sento commenti di questo genere: "Ma, tutto sommato, il Ladakh non è poi così speciale." "Tutti
quei monasteri! Visto uno visti tutti." "Il
Ladakh? Va bene per qualche giorno, dopo diventa ripetitivo." "Quanto ho sofferto...un mal di testa.!"
* * * Iniziamo
da quest'ultimo commento: il problema dell'altitudine. È risaputo che al di sopra dei 3500
m l'altitudine si fa sentire, ma alcuni piccoli accorgimenti faranno
superare le difficoltà più
facilmente. Innanzittutto:
l'arrivo. Da dove si arriva? In Ladakh si può arrivare via strada, dal
Kashmir - anche se per il momento questa via d’accesso è meno utilizzata per problemi di
sicurezza nel Kashmir- oppure da Manali, approccio che crea non pochi problemi, perchè già dall'inizio
si devono superare due passi al di sopra dei 5000 m, senza un minimo di
acclimatazione. La strada è spettacolare, ma la si potrà affrontare molto
meglio dopo il soggiorno in Ladakh, e cioè sulla via del ritorno: non ci
sarà più l’incognita
dell'altitudine, e ci si potrà godere appieno gli spettacolari
panorami e -come spesso succede durante il monsone- gli eventuali
inconvenienti dovuti alle frane...Tra parentesi, lo stesso discorso vale
per i viaggi in Tibet: se salite in Tibet via strada dal Nepal, dovrete
passare una notte a 4300 m, in condizioni
disagevoli, a Shegar. Se avete
possibilità di scelta, andate a Lhasa in aereo, situata a una quota
meno elevata, con alberghi migliori, e in più vi trovate assistenza
medica, ossigeno, e – nel peggiore dei casi - l'aereo per tornare indietro.
Riservatevi la strada per la via del ritorno.
Torniamo al Ladakh. La maggior parte dei turisti arrivano in aereo da
Delhi. Anche in questo caso si devono prendere alcune precauzioni. Che uno
sia giovane o di età matura, il proprio corpo deve abituarsi ad uno sbalzo
di altitudine, praticamente dal livello del mare fino a 3500 m, in 1 ora
di tempo. Come fare?
Per
prima cosa : rallentare.....rallentare tutti i movimenti, e non fare
sforzi durante il primo giorno. Lasciatevi portare in albergo o alla guest
house, lasciate che siano gli autisti a caricare e scaricare i vostri bagagli, e arrivati in
albergo sedetevi con una bella tazza di tè o caffe. Perchè questo è il
secondo punto: bisogna bere per stimolare le reni. Una volta fatto ciò, andate
a dormire.
Ma
come, non si viene così lontano
per dormire! Vero! Ma intanto siete reduci da un lungo volo
intercontinentale, e il volo da Delhi è partito prestissimo al mattino,
quindi avete comunque un pò di sonno arretrato. Riposatevi qualche ora,
fino all'ora di pranzo, e
prendetevela con molta calma anche nel pomeriggio: un giretto in
macchina allo Shanti Stupa per ammirare il paesaggio, una visita in
macchina al monastero di
Samkar, un giretto di non più di un ora a piedi in centro, tanto per
guardarvi un pò intorno, e basta. La vostra prima notte non sarà tanto
facile...il mal di testa, le palpitazioni al cuore, l’insonnia, la nausea
che possono procurare disagi fisici e paure sono tutti sintomi normali. Se
vi capitano, sedetevi nel letto, oppure fate quattro passi per mettere di nuovo in moto il
corpo, e abbiate pazienza. Passerà... Oh
la prima mattinata, a colazione, che spettacolo! Non
disperate. Dopo aver mangiato qualche boccone vi sentirete meglio.
Prendetevela con calma anche in questo secondo giorno, magari
approfittandone per farvi una “scorpacciata di monasteri”, una prima
introduzione nel mondo di questa forma di buddhismo così fantasiosa che è
quello tibetano. Può darsi che anche la seconda nottata non sia delle più
rilassanti.. Ma sappiate che siamo sempre nel “normale”, niente di cui
preoccuparsi.
Dopo due giorni è arrivato il momento delle escursioni “fuori Leh”. In Ladakh
questo significa che ci si può dirigere verso Lamayuru, verso la valle di
Nubra, oppure verso i laghi del Changthang. Per Nubra e Changthang è
ancora troppo presto. Dovrete passare oltre i 5000 m, e non siete ancora
completamente acclimatati. Molto meglio andare prima verso Lamayuru, dove
in realtà scendete leggermente rispetto a Leh, e riservarvi il passaggio a
Nubra per la prossima tappa. Non cambia nulla, e vi risparmiate ulteriori
malesseri!
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Il secondo problema: monasteri, monasteri, sempre monasteri.....Ammeno che uno non sia un vero specialista del buddhismo tibetano è difficile capire le differenze tra tutti quei monasteri, e “farli” tutti diventa davvero monotono. Bisogna fare una cernita, e limitarsi ai punti salienti di ognuno di quelli visitati. Non è necessario andarli a vedere tutti, e non è indispensabile visitare tutte le sale di ogni monastero. Artisticamente parlando, il Ladakh è molto ricco in dipinti e affreschi. Per darvi qualche esempio: la collezione di thangka nel palazzo reale di Stok è sublime, il Sumtsek ad Alci non ha paragoni (forse esagero un pochino, Tabo non è di meno, e Guge e Tsaparang nemmeno), a Hemis c'è una collezione di sculture su ardesia che è unica, al palazzo di Shey gli affreschi sono meravigliosi, a Lamayuru, oltre al paesaggio spettacolare, si trova un muro che illustra tutte le fasi del passaggio da una vita all'altra, giorno per giorno, come descritto nel Bardo Thodröl (libro tibetano dei morti); a Thikse è bella la statua di Maitreya, a Ridzong il carattere unico del monastero è dato dalla sua posizione “protetta” dalle montagne circostanti. A Likir è meraviglioso vedersi spuntare da lontano il monastero e la statua (orrenda..) in mezzo al verde.
Tutte
queste cose sono "uniche" da non mancare. Oltre a questo potrete ammirare
la struttura dei monasteri, la divisione in differenti sale, i dipinti
murali “tipici” (per esempio la ruota della vita, di cui uno degli esempi
più chiari si trova a Hemis), ma sono cose che si ripetono in ogni
monastero. La cosa migliore è farseli spiegare una volta da una guida
competente. Recentemente
molti viaggi in Ladakh vengono organizzati in occasione delle “feste
rituali nei monasteri”. Le feste sono occasioni importanti, perchè
permettono di vedere tanta gente locale, e di partecipare a quello che per
loro è una manifestazione
religiosa importante. Ma, signori miei, non illudetevi: in estate un
quarto dei presenti saranno turisti...purtroppo si assiste frequentemente
a scontri fra turisti: qualcuno, per amor della sacra fotografia,
s'intromette vicino ai monaci danzatori, e qualcuno di poco paziente
inveisce contro di lui perchè non riesce ad evitarlo nelle sue foto!
Basterebbe un pochino di
pazienza per soddisfare le esigenze di tutti.... Comunque,
i monasteri non sono l’unica cosa che offre il Ladakh, ci sono anche i suoi stupendi
paesaggi. Qualcuno, pensando alle altitudini in cui si trova, rimane
deluso perchè non si aspetta di vedere montagne himalayane senza neve e
senza ghiacciai come le si trovano, per esempio, in Nepal. Qui il
paesaggio è brullo e deserto, ma le pareti delle montagne hanno un
caleidoscopio di colori incredibili, dal viola al rosso, dal verde al
marrone e al grigio. Durante il viaggio in questo deserto, di colpo appare
un oasi di verde, un villaggio circondato da campi coltivati orlati da
ruscelli d'acqua. Passeggiando a piedi tra campi e villaggi ci s'impregna
del dolce gorgoglio dell'acqua, dei soavi profumi, del canto dei contadini
intenti alla mietitura. Quanto sono gentili, i Ladakhi! Il viaggiatore
rimarrà stupito d'incontrare un popolo così mite che vive in un ambiente
così duro. La valle di Nubra è spettacolare, insolita perchè conformata da
due fiumi ampissimi con dune di sabbia e montagne innevate sullo sfondo.
La regione dei laghi, anche se un pochino più difficile da visitare perchè
si deve dormire in tenda a 4500 m, apporterà un ulteriore tocco di
meraviglia al vostro viaggio in Ladakh: qui siete veramente in un altro
mondo, un mondo "rarefatto", non soltanto per la mancanza di ossigeno ma
anche per la sua sublime bellezza. Per
concludere, ciò che intendo dire è questo: se calibrate bene tutti gli
aspetti del viaggio, cultura, religione, e natura, vi garantisco che il
Ladakh non lo dimenticherete mai più! Jule..... Kristin
Blancke 1 marzo 2005 | |