India: Il Ladakh in inverno

foto                               leggi descrizione dettagliatadelle feste con oracoli

L'anno scorso sono stata invitata a guidare un gruppo di turisti francesi per i festival invernali in Ladakh. Era fine febbraio, periodo delle feste annuali nei monasteri di Stok e Mathro, famosi per i loro oracoli.

Chissa che freddo, mi dicevo! Devo proprio farlo?

Ma dai, fatti coraggio, ti metterai vestiti caldi, e vai!

Era fine febbraio, il periodo dei festival di Stok e Mathro. Avevo gia fatto questo viaggio alcuni anni prima. Ma allora ero con mio marito, mi sentivo più forte e più sicura.

Eccoci in aereo, sorvolando l'Himalaya innevata, in una splendida giornata di sole. I primi 'Jule' nonappena atterriamo a Leh. Fa sempre piacere ritrovare gli amici Ladakhi già dall'aeroporto....Wangchuk e Lobsang sono ad attenderci per portarci in albergo.Hoi, ora ci sono stanze con riscaldamento centrale!Grande miglioramento dalle stufe a kerosene della volta precedente.Come sempre invito i clienti ad andarsi a riposare, per l'acclimatamento all'altitudine; ci vediamo nel pomeriggio, per una breve passeggiata a Samkar Gompa.

Fa freddo, ma non troppo. Le strade sono libere, le macchine circolano normalmente. Dal piazzale sotto lo Shanti Stupa vediamo la prima panoramica della valle. Cielo terso, di un azzurro che si trova solo a queste altitudini. Montagne incappucciate di neve. E grandi spazi. La catena dello Stok davanti a noi, il Kardung La e la via verso la valle di Nubra dietro, il Tsemola con le sue bandierine, le stupe lungo il percorso: tutto al suo posto. I campi coperti di neve, i ruscelletti secchi, alberi nudi, gente sorridente, come sempre. Pochi turisti: saremo in tutto una quarantina di stranieri, e altrettanto turisti indiani. I negozi per turisti sono chiusi, mancano all'appello i venditori kashmiri e tibetani. Insomma: il Ladakh dei Ladakhi- e dell'esercito indiano, ovviamente. Anche in inverno le donnine vendono verdure lungo la strada; ma la scelta è ridotta: cavoli, patate, qualche radice. Però negli ultimi anni vengono portate provviste via aereo. Adesso frutta e carne sono anche disponibili in inverno .Quindi, dopo un primo giro di riconoscimento della città, torniamo a rintanarci in albergo, con le faccie rosse per il freddo. E intorno all'aperitivo - il solito rum con succo d'ananas- mi tocca a preparare i clienti per domani, il festival di Stok.Partiamo in jeep. C'e molto traffico, tanti pulmini si dirigono a Stok, stracarichi di persone. Il monastero si trova ad un chilometro circa al di sopra del palazzo reale, circondato da bianche montagne. Quanta gente............ persone anziane,uomini e donne con i cappellini con le punte girate insù, il rosario in mano, il viso raggrinzito, gli occhi coperti di cataratta; facce forti ma bonarie. Bimbi con le guance paffutelle, l'immancabile moccolo al naso, nastrini rossi nei capelli. Giovani anche, ragazzi in jeans e giubotto di pelle,  ragazze con il salwar kameez indiano e sciarpe coloratissime. Siamo stipati gli uni sugli altri, in attesa dell'inizio delle danze rituali. Noto che i costumi dei danzatori sono nuovi splendenti , il chè da un tocco di ricchezza allo spettacolo. Non vi descrivo le danze, sono simili ai chams visti anche in estate, in vari monasteri. Si susseguono a ritmo spedito, e in un battibaleno sono passate due ore! Tempo per la pausa-pranzo; ci dirigiamo sul tetto di una casa vicina, dove il nostro staff ci ha preparato il pranzo caldo, che consumiamo seduti al sole, in mezzo allo spettacolo magnifico di queste montagne. Ma non fermiamoci tanto, che già c'invitano le trombe! E non vogliamo mancare all'arrivo degli oracoli .

La loro apparizione è spettacolare: sono in due, vestiti di bianco, uno con una parrucca rossa in testa, l'altro nera, a piedi nudi, con un'enorme spada in mano. Corrono avanti e indietro, entrano nelle varie sale del tempio,  ri-escono tenendosi in equilibrio lungo i cornicioni stretti del tetto del monastero. Ognitanto si fermano, aguzzano la lama della spada sui corniccioni e la passano sulla lingua e sulle braccia, il tutto accompagnato da urla e grida, mentre un brivido di paura corre tra i presenti. Si dice infatti che l'oracolo si taglia quando è offeso, dagli astanti, dai monaci, o dai musicisti. Qualche spettatore li ferma per porgli una domanda, gli lega una sciarpa bianca addosso in segno di rispetto, e l'oracolo proclama la sua risposta ad alta voce; poi riprende la corsa.Quando arriva vicino alla gente gli passa la spada sopra alle teste chinate in segno di benedizione.Questa corsa dura più o meno un'ora , poi i due oracoli entrano in una stanza ed escono dalla trance.Lo stato d'animo della folla è festoso e allegro, e soddisfatti da questa prima giornata tutti tornano a casa.

L'indomani ci ritroviamo allo stesso posto. Non ci sono danze; gli oracoli hanno fatto il giro del villaggio, a benedire case e persone e a fare profezie; fanno una breve apparizione al monastero, poi ripartono a benedire il palazzo reale di Stok. Nel frattempo lo spettacolo si sposta in una specie di amfiteatro naturale, un grande spiazzo fuori dal monastero. E' meraviglioso osservare tutta la gente, disposti  a grappoli sulla collina,  mentre al centro dello spiazzo l'astrologo prepara  e consacra lo 'tsogs'. Ecco gli oracoli di ritorno.....ora sono decisamente allegri; tagliano lo tsogs a pezzi e lanciano ricche porzioni tra la gente, con altre grida e profezie. Dopo ancora un breve discorso di buon augurio, rientrano nel monastero dove escono dalla trance. E noi andiamo a mangiare, nella stessa casa di ieri. Poi torniamo nello spiazzo. Ora lo scenario è cambiato: arriva una processione di monaci, con i cappelli gialli delle cerimonie, e tutti gli strumenti musicali rituali . Al centro dello spiazzo è stata preparata una catasta di legna, e sopra viene messa la torma . I monaci  si dispongono intorno, in semicerchio, e fanno una puja del fuoco per  bruciare tutti gli ostacoli e le interferenze. Mentre eseguono i canti e le preghiere viene acceso un grosso falò , e la torma viene  bruciata. Tutta la gente assiste con gioia allo svolgimento di questo spettacolo grandioso, un pò impazienti per l'atto finale: quando le musiche finiscono e  i canti  taciono, quando la torma è bruciata, ecco che arrivano i ragazzini e una pioggia selvaggia di sassi viene lanciata nel fuoco, affinchè anche l'ultimo demone rimasto non possa sfuggire...

Tutti a casa, ora! Con ancora l'allegria nel cuore, scendiamo un pezzetto a piedi; il silenzio della montagna, il vento che ci accarezza il viso:quale contrasto con il trambusto della festa appena lasciata....

 Kristin Blancke

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