IL KERALA IN OCCASIONE DELLA FESTA DI KALPPATHY

Ottobre 2005,

Si deve decidere, in novembre abbiamo le vacanze dove andremo??

Chiediamo a Kristin e Franco qualcosa ci troveranno, hanno saputo cosi ben interpretare la nostra voglia di viaggiare nel giugno scorso, quando ci hanno organizzato il viaggio in Ladakh (altra storia, altro racconto che prima o poi vi faremo) perché non rimetterci in mano loro? Kristin lo sa, a noi piace fotografare ma non le solite cose, i soliti volti….vogliamo di più …ed eccolo il di più, c’è un festival….una cosa quasi paesana tra carri e fiori dura 3 giorni e poi…poi vedremo, ci sono comunque i paesaggi e i balli le cerimonie.…quindi che si fa ….si parte.

Arriviamo il 10 di novembre alle 8 di mattina  a Cochin, oltrepassiamo le transenne un piacevole caldo ci avvolge, qualcuno ci porge un cellulare, è Hassan il corrispondente di Kristin, e al di la c’è Lei, la onnipresente la rassicurante la sempre presente dal momento dell’arrivo fino al ritorno a casa…. è Kristin che ci da il benvenuto in quest’India così diversa dal Rajasthan o dal Ladakh che abbiamo avuto la possibilità di vedere e gustare, siamo in Kerala e non solo, area verde piena di palme e d’acqua, siamo felici solo di essere qui e Hassan  ci chiede subito “Siete voi i fotografi?” Si siamo noi o meglio è Marco il fotografo io gli faccio da supporto, ci presenta Joy e la sua bianca Ambassador, sarà il nostro autista per tutto il viaggio,  ci spiega che man mano avremo guide differenti, come da nostra richiesta, e appunto, nel pomeriggio, incontreremo Silvie la guida per Cochin, ci porterà a vedere la città, per adesso abbiamo bisogno solo di riposare qualche ora, il viaggio è stato lungo.

Alle 14 in punto arriva Silvie nel suo elegante sari, accompagnata in moto dal marito,  ci mostra la città con le varie chiese cattoliche, la sinagoga e i templi induisti , che strano, vediamo bandiere comuniste dappertutto, e cosi ci spiega che pur essendo il Kerala crogiolo di tante religioni è soprattutto la regione dove è nato il comunismo in India e, strano ma vero, vanno tutti d’accordo.

Visto che siamo i “fotografi”, avrebbe piacere di farci conoscere un suo carissimo amico e cosi ci porta in una viuzza vicino alla sinagoga, c’è una galleria di quadri e di foto e c’è Lui ….. un fotografo della zona, produce foto in bianco e nero utilizzando tecniche pittoriche su immagini logicamente che riproducono l’India, belle, veramente belle,  ed è un piacevole momento, dove ci si può confrontare con altre persone con la nostra stessa passione e poi… di corsa via , via bisogna andare a vedere lo spettacolo di danza Kathakali;qui ci “spaventiamo” un po’ ci sono i turisti in tutto 15, prima delle danze si può  assistere ai trucchi e alla vestizione, arriva Marco con le sue macchine fotografiche sembra proprio che lo sappiano, visto che gli permettono di fare tutto quello che vuole, dall’assistere ai trucchi fatti direttamente sul palco, al poter entrare nelle stanze dietro per le vestizioni, cosi alzandosi per potersi spostare si scontra con una lampada piena d’olio e fa la doccia appunto con l’olio, si sposta sulla sinistra e …altra lampada altra doccia …si ride tutti danzatori compresi...

                   

Salutiamo Silvie ci diamo appuntamento via e-mail e si torna il albergo, volevamo restare solo un’ora per lo spettacolo delle danze, ci siamo rimasti 3 ore affascinati dai vestiti colorati, dalla musica ma soprattutto dall’espressività dei volti, e dall’utilizzo dei gesti del corpo e delle mani per raccontare le loro storie.                  

La mattina dopo in albergo ci troviamo con Joy e Roi, la guida che starà con noi per i prossimi 4 giorni, si va a Alleppey dove c’imbarcheremo su una house-boat e vedremo le Back-waters. Ragazzi, il paradiso su questa terra!! La barca poi  è una dependance di un albergo, camera comoda e completa di tutto, bagno compreso, c’è una bellissima veranda che ci permetterà di godere il paesaggio mentre attraversiamo i canali che costeggiano i villaggi, vediamo cosi la vita di tutti i giorni, di queste persone che vivono di pesca e di riso, a mezzogiorno ci fermiamo per mangiare e andiamo a fare foto in una risaia , incontriamo due signori che ci mostrano la loro abitazione, poche cose, ma ci vogliono far vedere come vivono, vogliono essere ritratti e, Marco, oltre che a riprenderli gli promette che ritorneremo entro pochi minuti con le foto stampate, ci siamo muniti di una piccola stampante che ci permette di fare ciò che promettiamo , così ritorniamo alla casupola per dare loro le foto, sono sorpresi e increduli, non sanno come ricompensarci e offrono a Marco un giro in barca, beh chiamarla barca è un’impresa, un’asse scavata, Marco sale si siede e…la barca affonda…..grande balzo da parte di Marco  per raggiungere la riva…non sa nuotare!!! Tutti ridono e la barca va a fondo, per fortuna dopo pochi minuti tornerà a galla….il pomeriggio passa cosi mentre scivoliamo sull’acqua e scattiamo foto, alle 6 si ormeggia in una piccola baia. Dalle 6 di sera alle 6 di mattina non si può navigare i pescatori gettano le reti. La mattina ci svegliamo al profumo di caffè, dondolati dolcemente dall’acqua….che pace. Riparte la navigazione, ci fermeremo altre volte per scattare foto, dalla raccolta del riso alle scuole lungo le sponde. Alle 11 arriviamo al porto dove ci aspetta Joy con la “mitica” Ambassador per portarci a Palakkad. Palakkad è un grosso paesone, una piccola città, “è qui la festa” ma prima, prima si va in albergo…l’albergo è a 15 km ed è un centro Ayurvedico immerso in un parco bellissimo con tantissime piante e le camere sono piccole villette ognuna differente dall’altra, prendo appuntamento per il massaggio serale e poi via si va a Palakkad per cominciare ad assaporare la festa. La festa si svolge sulla Main Street lungo una fila di case, praticamente tutte uguali e Roi la nostra guida ci spiega che sono patrimonio dell’Unesco, che non possono essere ne cambiate ne abbattute, ci guardano tutti incuriositi e tutti ci invitano a vedere le loro case, lodare i loro altarini addobbati con disegni fatti con colori a base di polvere di riso, e a bere the, ne abbiamo bevuti ettolitri…e la festa comincia, ci sono grandi carri di legno addobbati con fiori profumatissimi, tirati da donne e spinti da un’elefante, un grosso elefante mamma mia ma quant’è grosso quest’elefante 

 

e tutti ridono e tanti danzano intorno al un’assordante banda di tamburi e pifferi che saltano da una parte all’altra del paese, tutti vogliono toccarci, parlarci, sorriderci, siamo gli unici turisti. Le donne mi invitano a tirare la fune..porta fortuna, mentre Marco lo accolgono in cima a un carro, non tutti possono salire ma Lui adesso è un privilegiato, anche le autorità lo invitano a salire sul carro, ci intervistano ad una televisione Asianet, pare che adesso siamo diventati dei divi.   

                          

In albergo solo turisti, tutti li per farsi curare, dimagrire  e depurarsi, si mangia strettamente vegetariano, si fanno lezioni di yoga e meditazione, noi no, siamo troppo impegnati a Palakkad.

Dopo 3 giorni fotograficamente  frenetici,  viene il momento di salutare la nostra attenta guida,  Roi, che ci contraccambia con un  pianto fanciullesco di addio a confermare l’amicizia nata, si riparte, si va nel Tamil Nadu a Ooty, una cittadina a 2'200 m. decidiamo di arrivarci in treno, è caotica Ooty, come tutte le città Indiane, un ammasso di case diroccate coperte da cartelloni ma l’albergo è un’elegante struttura con una forte impronta inglese, alloggeremo in una camera con camino sempre accesso, insomma i 2'200 m. si fanno sentire, e dove mangeremo dei piatti locali, con nomi irripetibili, ma veramente deliziosi.

La mattina successiva si va a vedere i Toda, un’etnia oramai, come dire, modernizzata, ma vestiti ancora con queste coperte bianche ricamata con stilizzati disegni rossi, il pomeriggio riusciamo a trovare delle ragazze intente alla raccolta del the, non hanno problemi a farsi fotografare e possiamo assistere a tutte le fasi di raccolta e pesatura, il tutto accompagnati da una luce da urlo, con un cielo terso e senza una nuvola, finito il “lavoro” si va al lago a bere il the, e sullo specchio d’acqua galleggiano barche con a prua dei chicciosissimi cigni.

Si riparte, si va a Hassan nel Karnataka, adesso il nostro viaggio ci porterà a visitare dei templi, quelli di Belur e Halebid, il primo lo visitiamo la sera , possiamo assistere all’apertura della porta finemente decorata e al di la c’è Vishnu, Dio al quale è dedicato il tempio, restiamo in quest’oasi di pace fino a che diventa buio, è troppo triste lasciare tutto questo e assaporiamo il più possibile questi momenti di tranquillità.

La mattina dopo di va a Halebid, si parte presto alle 7,30 siamo già li, vediamo il sole salire dalle finestre del tempio, stupendo con le sue finissime incisioni nella pietra e, anche qui, abbiamo la fortuna di assistere al rito mattutino dell’acqua, un piccolo corteo a suon di tamburi e pifferi scende al fiume per raccogliere e portare l’acqua al tempio, poi si va a Shravabvelgola, a vedere “la statua”, altissima ma…purtroppo coperta, la stanno pulendo con spazzolini da denti e acido muriatico, cosa impensabile per le nostre latitudini ma si sa qui siamo in India. A Mysore invece visitiamo il palazzo del Re, certo che anche qui i Re non stavano proprio malaccio….

Nei giorni successivi andiamo verso Kannur, attraversiamo dei parchi dove vediamo scimmie e cerbiatti in un numero veramente esagerato, vediamo anche degli elefanti e i guardacaccia ci fermano per controllare che noi si faccia solo “caccia” fotografica e non di altro genere.

Kannur è sul mar Arabico, ogni volta che un’onda s’infrange arriva una folata calda e profumata di salsedine. Ci portano a vedere la cerimonia di Theyyani, noi ci aspettavamo una cosa estremamente turistica e invece, al nostro arrivo al tempio di Parassinikadavu, ci chiedono di far sparire nei nostri zaini le macchine fotografiche e di non tirarle fuori finchè non ce lo diranno loro, c’è la cerimonia più religiosa della giornata e non possiamo disturbarla con l’invadenza delle nostre macchine, e poi, solo 10 minuti per fotografare. Scopriamo che la fama di “fotografi” ci ha preceduto, così il Bramino capo si lascia fotografare e poi ordina che ci venga offerto del the e del cibo.

La guida ha fatto miracoli con il poco tempo a nostra disposizione, ci ha fatto fotografare di tutto e di più, dalla fabbrica di sigarette a quella delle tele, al mercato del pesce fino a portarci a vedere dei cobra neri reali che, anche se addormentati, incutevano un certo timore.

E arriva anche l’ultima tappa, si torna verso Cochin, questa volta alloggeremo al Marari Beach resort, albergo molto amato da Franco e, a questo punto non solo da Lui, visto che abbiamo potuto assaporare i mitici gamberi, oltre che a vivere nel lusso più estremo e passeggiare a fianco dei delfini.

E poi arriva anche l’ultimo giorno, Joi ci viene a prendere prima, vuole farci fare la strada verso l’aeroporto con calma …caso mai ci sia da fare qualche foto, logicamente l’occasione non manca, ci fermiamo a fotografare una fabbrica di tappeti e tutti si rendono disponibili a farsi fotografare.

E adesso! Adesso ricordiamo la Gente del Kerala  per la dolcezza, la disponibilità, la tranquillità dimostrata, abbiamo fotografato di tutto, festival, fiere del bestiame, lavanderia lungo le strade, matrimoni sia Indù che Cattolici con la sposa in sari bianco, persone semplici che non avevano niente e, dire niente è ancora dire tanto, ma che pur di averci un po’ con loro  hanno  tirato fuori dal pollaio, dove era accuratamente  nascosto, uno strumento pieno di campanelli utilizzato per le danze propiziatorie. Abbiamo fotografato la morte, un figlio ci ha dato la grande possibilità e l’onore di riprendere il funerale della madre, con rispetto speriamo di avere raggiunto lo scopo di aver ripreso l’ultimo viaggio di quella Signora, così serena, perché certa del ritorno.  

Paola e Marco  

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