IMPRESSIONI DEL NOSTRO VIAGGIO NEL  RAJASTHAN E NELL'INDIA DEL NORD

 

Che dire del viaggio e dell'India? Provo ad andare con un qualche ordine anche se non so se ne sarò capace.

L'itinerario è stato alla fine quello proposto nel vostro sito solo con qualche giorno in più. Molti i luoghi che ci sono piaciuti.  Per due di noi questa era la prima esperienza indiana mentre per gli altri due era la terza, anche se non erano mai stati nell’India del Nord. Dopo tre viaggi ancora hanno la certezza di non aver capito troppe cose. Insomma, in India conviene vedere una cosa in meno ma vedere i luoghi con calma, dando alle cose il tempo di entrare dentro. Anche noi abbiamo un po’ ceduto alla tentazione di vedere tutto e adesso ci viene da pensare che a qualcosa si sarebbe potuto rinunciare per fermarsi qualche volta a metabolizzare…

Primo giorno a Delhi, caldo soffocante, ma grande ammirazione per il Qutb Minar, una torre e un luogo quasi magici, tanto che alla fine del viaggio quasi quasi volevamo tornarci.

Lo Shekawati forse meriterebbe di girovagare di più anche in villaggi più piccoli, anche se è triste vedere tutte queste haveli, un tempo bellissime, in stato di grande abbandono. A Fatehpur abbiamo visitato la haveli restaurata dall’artista francese Nadine Le Prince. La simpatica guida -governante ci ha detto che, dopo l'esempio di Nadine, altre haveli sono state restaurate da ricchi indiani e questo ci sembra un dato positivo anche se al momento le strade della cittadina erano in parte allagate dall'acquazzone della sera precedente e molti non sapevano indicarci la strada per raggiungere la haveli di Nadine.

Bikaner: il primo incontro con il vero traffico di una città indiana: clacson, polvere, moto e tuc tuc che corrono e in centro strada mucche immobili e tranquille (o stordite?), carri trainati da eleganti dromedari ecc. Il forte di Bikaner è forse quello che ci è piaciuto di più, non so dire se proprio per la sua struttura o perchè era il primo o perchè ci ha accompagnato una guida che aveva imparato l'italiano da autodidatta e ci ha fatto apprezzare molti aspetti. Indimenticabile la stanza tutta blu fatta affrescare dal Raja con un'illustrazione della pioggia perchè i figli non l'avevano mai vista per i diversi anni di siccità.

Jaisalmer, la città d'oro, non ci ha delusi anche se non abbiamo potuto ammirare il "sunset" che il nostro autista voleva portarci a vedere ogni sera. Purtroppo non pioveva, ma il cielo era fosco e opaco. Sicuramente al nostro apprezzamento per questa città ha contribuito anche l’ottima sistemazione alberghiera. Siamo stati alla Fifu guest house dove ci siamo trovati benissimo. Le stanze sono arredate con gusto e funzionalità, i gestori sono molto gentili e dalla terrazza con comodi divani si ammira la città.

Di Jodhpur, oltre al magnifico Mehrangarh e al colorato e vivace mercato, ci è piaciuto tantissimo sostare a lungo vicino allo Jaswant Thanda al tramonto e ammirare la città blu e il volo delle aquile: ci siamo tornati due sere di seguito!

Un’altra città in cui avremmo desiderato fermarci più a lungo è stata Jaipur . I palazzi e i monumenti sono belli e interessanti (l’osservatorio astronomico!), ma forse non li  abbiamo apprezzati abbastanza a causa del caldo soffocante delle ore in cui stupidamente li abbiamo visitati; inoltre il palazzo dei venti che desideravamo tanto ammirare, era coperto da un’impalcatura per il restauro. Avremmo voluto più tempo per girovagare per la città e il mercato senza uno scopo preciso perché la città ci è sembrata vivace e interessante.

Ovviamente abbiamo ammirato molto Fatehpur Sikri, la città rossa di Akbar e il mitico il Taj Mahal ad Agra. Direi però che, più che la visita con tantissimi turisti, ci è piaciuto vederlo da lontano dal forte da cui lo poteva vedere anche il suo costruttore quando era prigioniero e soprattutto dalla riva opposta del fiume.

Orcha: decisamente il posto con più mosche che ci sia capitato di vedere (tra l’altro, la nostra  sistemazione in albergo non era di certo un granchè). Nonostante questo ci è piaciuta davvero perché Orcha  è una cittadina proprio particolare, con un palazzi molto  interessanti che testimoniano un passato importante e un panorama intorno bellissimo, in un ambiente decadente ricco di fascino. Il suo tempio è meta di molti pellegrini e di sadhu, che la sera bivaccano nella piazza in un turbinare di colori e di voci. E’ uno dei posti in cui la religiosità si tocca da vicino.

Ovviamente ci sono piaciute anche le altre località visitate, i templi, i forti ecc. ma mi limito a parlare di quelle che mi hanno colpito di più.

Varanasi è stata un’esperienza diversa. Un indiano incontrato in treno mi aveva detto che, secondo lui, valeva la pena di starci il meno possibile e in effetti, girando i vicoli del vecchio centro, non si può che dargli ragione: ci hanno fatto pensare ai gironi infernali. Nonostante il caldo umido veramente fastidioso, forse però sarebbe stato opportuno sostare di più in questa città particolare. Tutta questa gente, in buona parte anziana, che si immerge nel Gange, i riti serali molto suggestivi, con incenso e fuoco accompagnati da nenie, le pire fumanti e i rituali di chi accompagna il defunto e l’incessante lavoro degli addetti alle cremazioni: tutto questo un po’ coinvolge, un po’ è così lontano, così “altro” dal nostro modo di vivere e sentire da risultare incomprensibile. Osservando il gran numero di turisti che dalle barche seguivano, come noi, le cerimonie serali, mi è venuto spontaneo chiedere al barcaiolo se si fa più per i fedeli o per i turisti e ovviamente mi ha detto che la larghissima maggioranza degli indù è molto credente.

La religiosità  diffusa è uno degli aspetti che mi ha colpito molto come, d’altro canto, la miseria di tanta gente. Con il gran parlare che si fa dello sviluppo economico dell’India forse mi aspettavo una situazione un po’ diversa. (L’anno scorso sono stata in Brasile e qualche anno fa a Nairobi ho visto Kibera e Korogocho….)

Un altro aspetto, collegato in parte a questo, è la continua richiesta di bambini e adulti che vogliono soldi, penne, cioccolata, una foto o portarti al negozio dell’amico o “solo” esercitarsi in inglese ( o più raramente in italiano o in spagnolo) chiacchierando con te. L’impossibilità di girare da soli in qualche momento risultava faticosa, ma, una volta tornati in Italia, ci sembrava quasi strano girare per la città senza nessuno che ti rivolgeva la parola e ci veniva il dubbio che fosse la nostra una società malata di individualismo.

Mentre scrivo mi vengono in mente altri aspetti di vita che mi hanno colpito: le donne che come in tutto il mondo lavorano molto duramente, perfino manovali nell’edilizia, ma sono anche elette presidenti della repubblica, cosa che noi probabilmente aspetteremo ancora a lungo; le vacche per le strade; il cibo sempre squisito; gli odori e i profumi; il fatto che ci siano 10 persone che fanno il lavoro che  potrebbe fare una: saranno pagati poco, ma forse è un modo per distribuire la ricchezza.

Per concludere tutto ciò ha suscitato grande interesse e curiosità, ma anche, al tempo stesso,  grande difficoltà di capire. La sensazione è quella di trovarsi immersi in una cultura antica e affascinante, ma tanto diversa. E allora penso che questo è stato solo un piccolo assaggio che richiederebbe approfondimenti. L’India poi è enorme e gli indiani un miliardo e quindi queste sono solo le impressioni di un breve viaggio in una parte di questo grande mondo multicolore, multilingue, insomma variegato e complesso.

Luisa Gamba, 15 agosto 2007

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