



Il Gujarat in occasione delle feste di Tarnetar e di Ravechi
(16
settembre - 01 ottobre 2004)
Questo
non è successo.
Il
Gujarat è un mondo a parte, fuori dalle grandi città è il vero Gujarat,
quello delle diverse etnie sparse nei vari villaggi, qui la vita scorre seguendo
tradizioni millenarie, entrare nei villaggi, venire accolto con interessata
curiosità, entrare nei loro tukul è un tuffo a ritroso nel tempo, immagino che
2.000/3.000 anni fa fossero esattamente uguali: una estrema semplicità, ma
ricchi di tappeti, sari, coperte, spesso incastonati da specchietti, con ricami
variopinti.
Qui
i colori variano a seconda delle etnie.
I
Bhil vestono di bianco (bianco il turbante, bianchi i pantaloni simili ai nostri
pagliaccetti con gamba attillata, sopra un candido e buffo corsetto corto
ricamato ed allacciato con numerosissimi cordoncini)
I
Rabari invece vestono con turbanti voluminosi spesso coloratissimi, gilet
impreziositi da ricami, uomini e donne indossano gioielli d’oro e d’argento
finemente lavorati, anelli, catene, bracciali, orecchini di varie fogge (particolari
sono gli orecchini a forma di ombrellino, molto usati anche dagli uomini) spesso
gli uomini superano negli ornamenti le donne che tuttavia li battono per la loro
bellezza, dolci sorrisi, un portamento principesco (regine che anziché corone e
diademi trasportano sul capo con estrema naturalezza e maestria pesanti anfore
d’acqua spesso sovrapponendo le più piccole alle più grandi).
Splendide
donne, con sari di diversi colori, con sfarzosi
gioielli, le braccia quasi completamente ricoperte di bracciali, numerose
cavigliere spesso anche voluminose, collane, tanti e tanti orecchini, piccole
catene d’oro o d’argento annodate ai capelli per farne dei principeschi
diademi, queste donne appartengono alle caste più basse, sono bellissime e
sanno di esserlo, le ho incontrate a Palitana e in altri posti che spazzavano
per terra…..
La
collina di Palitana una cittadella con 863 santuari e templi riccamente ornati
è uno dei centri giainisti più sacri dell’India. Ero preoccupato conoscendo
che mi aspettava una salita di 3.950 gradini in 3 km. di percorso e 600 mt. di
dislivello; in questo caso certamente qualche divinità mi ha aiutato;
affrontando l’arrampicata con calma, passo lento, tranquillo e con le
necessarie soste, sono salito senza ricorrere alla portantina.
Tarnetar,
la sagra o “festa dell’ombrello” è l’occasione per trovare moglie, chi
porta al braccio un piccolo ombrello indica la propria disponibilità al
matrimonio, se il matrimonio viene combinato la nuova coppia fa un giro per la
fiera all’ombra dell’ombrellino sorretto da un compare.
Mi
sono reso conto che per gli abitanti dei villaggi la fiera non è soltanto
questo, è anche un punto di incontro molto importante, per allacciare rapporti
di affari o di lavoro, oltre che un’occasione per fare nuove conoscenze.
Ero
l’unico europeo, mi aggiravo mescolato ad un fiume di persone, venivo
osservato con curiosità, con voglia di avvicinarmi, di conoscermi, di fare
amicizia, dai più intraprendenti ho ricevuto numerosi biglietti da visita, fra
i più curiosi: cito quello della “Collector’s Paradise” (tessuti e
costumi per cerimonie, matrimoni ecc), che sfilava con cammelli, bufali e carri,
tutti addobbati con variopinte e ricchissime decorazioni.
Un
distinto signore mi ha porto un biglietto della “Piramide Construction Co.”
mi venisse mai la voglia di costruirmi una casa in Gujarat..!!
Assisto
ad alcune corse con i cavalli, un giovane al mio fianco chiede da dove vengo ed
il mio nome, ottenuta risposta si sente subito mio “vecchio” amico assumendo
il compito di proteggermi da disturbatori; non capivo cosa dicesse a chi mi
avvicinava ma allontanava gli “impudenti” e nei suoi rimproveri ripeteva il
mio nome e la mia nazionalità (probabilmente conoscendo il mio nome si
professava mio amico e questo lo gratificava moltissimo, si sentiva un
privilegiato).
Molto
bello e confortevole il campo tendato che ci ha ospitato per la notte, musica,
canti e balli sono durati fino all’alba, ma la stanchezza ha preso il
sopravvento e nemmeno le cannonate mi avrebbero disturbato.
Magnifici e unici a Modera il tempio del Dio Sole ed a Patan il
“Bauli” o “pozzo palazzo” (è un vero e proprio palazzo di 8/10 piani o
forse di più, scavati nel terreno per una profondità di 40/50 metri, ogni
piano sostenuto da colonnati e logge sovrapposte completamente cesellate di
sculture e fregi sacri).
E’
con enorme piacere che ricordo la gentilezza e disponibilità del Maharajà di
Poscina che con grande signorilità ed amicizia ci ha accolto nella sua
residenza, disponibile a farci da guida con il suo fuoristrada sempre scortati
da un suo fido armato di arco e frecce.
Gentilissimo
ci ha anche accompagnati fino al Monte Abu per visitare quello che forse è il
più importante e stupefacente complesso di templi giainisti; completamente in
marmo bianco di fattura incredibilmente ricca e raffinata, indescrivibile non
sapevo dove e cosa guardare, dove soffermare lo sguardo, tante e tali magnifiche
opere scultoree racchiude, sono rimasto completamente attonito.
Sempre
il Maharajà ci ha organizzato nella collina sacra una “puja” ed
un’offerta di simpaticissimi cavallini di terracotta.
Magnifiche e sorprendenti sono le moschee di Champaner (apprendo che sono
state dichiarate patrimonio dell’umanità dall’Unesco).
Viaggio bellissimo, riuscito perfettamente, molto al di sopra delle
aspettative, il Gujarat è veramente capace di meravigliare.
Queste sono le sensazioni che cerco nei viaggi: scoperta di popolazioni
ricche di storia e cultura, varie etnie di usi e costumi tanto diversi,
personaggi e volti “biblici”, poi templi incomparabili con lavorazioni
magnifiche ed atmosfere mistiche.
Del
Gujarat mi sorprende la tolleranza ed il rispetto religioso, il Giainismo
professa la totale non violenza e l’assoluto rispetto di qualsiasi forma di
vita.
L’organizzazione “Viaggi in Asia” è stata perfetta, Kristin e
Franco ci hanno seguito e vigilato contattandoci frequentemente per informarsi
dei nostri eventuali contrattempi o fabbisogni, questo all’occorrenza è un
valido appoggio che certamente un tour operator italiano magari famoso ed
accreditato non può dare.
Voglio ripetermi: il Gujarat, per nostra fortuna ancora poco frequentato
dalle classiche mete turistiche, è un paese capace di sorprendere, mi ha un
poco stregato.
I
villaggi, il Kutch, il Grande Rann, le distese sterminate di sale per giungere a
Dholavira (siamo fra i pochissimi turisti giunti in questo importante sito
archeologico, risalente a circa 3.000 anni a.c. e dove gli scavi sono tuttora in
corso).
A
Rapar, quanta vivacità alla sagra di Ravechi, anche qui accolti in un campo
tendato ben organizzato, vicino al campo uno specchio d’acqua coperto di
magnifiche ninfee dove le donne e i bambini andavano a rinfrescarsi e dove si
abbeveravano i cammelli ed i bufali.
Un sincero grazie Kristin, per averci organizzato un viaggio così bello,
vario, appagante e…… perfetto !!!
Non trovo altri aggettivi, vorrei riuscire ad aggiungerne per una pagina
intera.
Ciao; non appena inizierò lo studio per un prossimo viaggio ci sentiremo,
nel frattempo mi terrò informato leggendo le vostre iniziative sul sito
internet e vi seguirò col pensiero, sempre alla scoperta di nuovi affascinanti
orizzonti.
Ho
la presunzione di firmarmi così:
VITTORIO
UN VIAGGIATORE