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Come ogni anno il Diwali è passato con un’orgia di fuochi d’artificio e di colori. Infatti Diwali vuole dire "la festa della luce" e la popolazione locale si da un gran daffare nel rendere le festa luminosa. Al mattino siamo andati anche noi a comperare un pò di fuochi nella "steep street", la strada che riunisce tutti i negozi che vendono dolciumi e fuochi; affollatissima! Meno male che c'era Jampa, il nostro cane; è stato molto utile perché ci ha aiutati a crearci un varco fra la folla [1]...
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La festa inizia verso le 18.00. Il cielo si riempie di
cascate di luce e l’aria dell’odore acre della polvere pirica. Stranamente
quest’anno ci sono stati meno fuochi, e ancora piu stranamente il tutto è
finito verso le 23.30. Eravamo invitati a casa dei Sig.ri Kanwar, i nostri
padroni di casa, insieme a Willy e Sophie, vicini di casa. Quest'anno il figlio
Ajay, che vive in America con la sua famiglia, era felice di essere a casa per
il Diwali, "per la prima volta in 19 anni", come ha tenuto a
specificare. Aveva comperato una quantità enorme di fuochi. I festeggiamenti
sono iniziati verso le 19, nel giardino, sul "prato inglese" per il
quale c'è voluto più di un anno prima che crescesse. Era piuttosto freschino.
I servitori hanno disposto alcune sedie per sederci e assistere allo spettacolo;
gli stessi servitori accendevano i fuochi, uno dopo l'altro, su indicazione dei
padroni. In un angolo era sistemato un tavolino con piccolo snacks e whisky,
carne e bibite. Il giardino si è riempito di cascate di luce, i rocket salivano
alti nel cielo dove andavano ad incontrarne altri sparati da case vicine, le
candele illuminavano una parte di prato. I servitori si divertivano un mondo ad
accendere le micce, come anche qualcuno di noi. Le case intorno erano illuminate
da luci intermittenti. La cena, un pò tardi perchè secondo l'usanza indiana
prima si beve e poi si mangia, era rigorosamente indiana; la nostra ospite si è
scusata dicendo: “ Io mangio con le mani, spero non vi dispiaccia”. La festa
è stata un occasione magnifica per essere uniti con i vicini e padroni di casa,
in un’occasione molto importante per gli indiani. Alle 23,30 tutto era finito,
non solo nel nostro giardino ma anche nella città; rimanevano cumuli di
cartacce e resti dei fuochi che prontamente, stamane, la donna delle pulizie ha
raccolto lasciando in evidenza una parte di prato bruciato. Forse l’erba sarà
ricresciuta per il prossimo Diwali...
Franco Pizzi
Dharamsala,
ottobre 2006
[1] gli indiani hanno paura dei cani, soprattutto di quelli grossi come i pastori tedeschi