In  GUJARAT IN OCCASIONE DELLE FESTE DI TARNETAR E RAVECHI

dal 6 al 18 Settembre 2010

guarda slideshow di Franca Licandro

Eccomi nuovamente in INDIA per realizzare  un viaggio da tempo pensato e precisamente da quando lessi sul National Geografic un reportage che narrava la vita dei pastori RABARI nelle loro migrazioni con gli armenti tra GUJARAT e RAJASTHAN.

Come sempre ciò che si immagina è sempre lontano dalla realtà.

Quest’anno il monsone si è protratto oltre il previsto cambiando completamente la visione dei due deserti: quello del KUTCH e quello del RAJASTHAN. La pioggia serale e notturna ci accoglie ad AHMEDABAD, nostra prima tappa, offrendoci scorci di strade talvolta allagate e le persone che camminano senza ombrelli incuranti di inzupparsi.

La città ci sorprende per la maggior pulizia nelle strade, i marciapiedi percorribili agilmente, le vecchie haveli che testimoniano un passato di opulenza.

Il museo Calico ci offre una spettacolare varietà di pittura su tessuti.

L’ashram di Gandhi è un complesso di edifici molto semplici ed austeri dove sono custoditi effetti personali del Mahatma e molte lettere a lui indirizzate. Qui si può fare una piacevole esperienza: filare il cotone con l’arcolaio…per una principiante come me non è certamente facile…

                

Il mattino successivo assistiamo alle preghiere nel tempio dedicato a Vishnu, un buon modo per iniziare l’ attività giornaliera.

La passeggiata nella città vecchia ci immette in cortiletti ordinati con i charpoi esposti al sole,donne che fanno le pulizie con lo scopino , che lavano le stoviglie.

Non ci sono negozi per turisti.  Nei piccoli laboratori artigianali ciascuno lavora per creare manufatti.Camminiamo tra gli immancabili mercatini ortofrutticoli con la merce impilata in un ordine piramidale perfetto.Visitiamo la grande moschea dove i rumori della città giungono ovattati.Il traffico è intenso ma ognuno sia pedone o driver si destreggia egregiamente.

 

Il tempo ci grazia ed un sole splendente ci accompagna fuori città a visitare il famoso pozzo gradinato: il Rani Rupmati.

Scendiamo la scalinata che conduce all’acqua, incantati dalle sculture che ornano ogni centimetro muri, pilastri, architravi. Incontriamo tanti altri visitatori locali sorridenti e felici di posare per una foto.

                                          

 

La sera usciamo per un by-night che ci porta a vedere le moschee illuminate a festa da centinaia di lampadine coloratissime in forma di festoni, poiché è la testa dell’Aid  El  kebir,  la fine del ramadan.  Percorriamo una lunga via affiancata da negozi che espongono meravigliosi vestiti per le cerimonie dai ricami sgargianti e luccicanti di specchietti.

                                                

  

Lasciamo Ahmedabad in un mattino piovoso alla volta di Bhavnagar. 

ll monsone ha ripreso e ne avremo per quasi tutta la giornata. La strada è percorribile e si prosegue grazie all’abilita del nostro autista e alla scelta della Toyota Innova per il viaggio. Ai margini della strada numerosi camion sono impossibilitati a proseguire.  L’unica cosa visibile è la nera striscia d’asfalto il resto è un fumo di pioggia e acqua tutt’intorno. Non si vede una nuvola, ma un cielo uniforme che ci scatena addosso una montagna d’acqua, subiamo la potenza del monsone. Nella Toyota c’è un silenzio irreale ed una tensione impalpabile.

        

 

Arriviamo al sito archeologico di Lothal, non si possono visitare gli scavi che  sono completamentesommersi.  Saltellando sul muretto di un gazebo riusciamo ad entrare nel piccolo museo a visionare i reperti archeologici.  Anche qui l’acqua fa la sua parte: piove sulle bacheche…….

Riprendiamo il viaggio facendo strada a piccole mandrie di vacche e bufali dai manti luccicanti, costrette a percorrere l’unica via agibile.

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Un raggio di sole accoglie il nostro arrivo a Bhavnagar.

Qui abbiamo qualche problema nel farci assegnare una camera dove non piova dentro vicino al letto, non ci siano grosse formiche a passeggio  o la puzza di nafta spruzzata inutilmente come deterrente contro gli animaletti, che se ne fanno un “baffo”……

Le nostre richieste mettono in subbuglio tutto lo staff dell’hotel e a più riprese vengono a constatare la situazione dell’acqua, delle formiche, della puzza….Dopo 2 ore di andirivieni e discussioni, ci viene assegnata una camera decente….

Finalmente possiamo fare un giro  per la città vecchia ed è già il tramonto.

 Come uniche turiste siamo ben presto al centro della curiosità dei passanti che formano un capannello allorchè ci fermiamo a filmare un venditore di  jalebi  ed ammiriamo l’abilità  nell’impastare e dare forma ai dolcetti che vengono fritti ed immersi nel miele, sono una goduria…

 

 

Passeggiamo nel bazar tra viuzze, bancarelle, vecchi edifici….

 

Visitiamo il mercato coperto i cui ingressi sono semichiusi da sbarre d’acciaio per impedire l’ingresso alle mucche, eppure dentro c’è una mucca piccolissima che fa da operatore ecologico.

                                         

Saliamo sulla collina per vedere il Takhteswar tempio dedicato a Shiva ve ci godiamo la vista panoramica tutt’intorno fino al mare del golfo di Cambay.

La cena ci vede pensierosi:  se all’indomani pioverà non potremo effettuare la salita a…………………………….Palitana

Sono ottimista ed invoco il sole, mentre gli altri ci credono poco…Il mattino si apre con il sole che fa capolino tra le nuvole,tiriamo un sospiro di sollievo e il sole splende all’arrivo a Palitana.Non ci sono tantissimi pellegrini locali e tanto meno turisti, siamo le sole presenti.Incontriamo una processione coloratissima preceduta da un elefante e carrozze argentate trainate da cavalli splendidamente bardati.

Sedute sulle portantine, comodamente trasportate, iniziamo la salita sulla scalinata:  un lunghissimo serpentone che si snoda per 1200 metri su 3500 gradini.

Avevo immaginato la salita tutta fiancheggiata dai templi, ma così non è, li vedremo una volta arrivati sulla sommità. Di tanto in tanto i portatori ci fanno andare a piedi così si possono riposare. Anche le mucche percorrono la salita lasciando i loro escrementi sugli scalini e occorre fare lo slalom tra essi onde evitare scivolate indesiderate.

Siamo  fortunati: non fa caldo e non abbiamo necessità di bere. A tratti una nuvola copre il sole e scende un’innocua pioggerellina che non ci crea problemi.

Saliamo, saliamo e appare una lunga mura azzurra, siamo vicini alla meta, sulla cima della collina Shentrunjaya.Entriamo nella città templare dove svettano ben 863 templi Jain,  costruiti nell’arco di 800 anni,  Non si sa dove volgere lo sguardo  è un insieme incredibile di templi vecchi e nuovi, grandi e piccoli, costruiti in marmo o in arenaria, semplici o decoratissimi con tetti a cupola o a pannocchia decorati da altre pannocchie graduate,  quest’ultimi mi ricordano lo stile templare dell’ dell’Orissa.

Sono numerose le nicchie con la statua del Tirthankara, uno dei 24 maestri che hanno raggiunto  la perfetta saggezza attraverso i tri-rama, i tre gioielli: la Vera Fede, la Vera Conoscenza, la Giusta Condotta.   Le statue, con i grandi occhi neri fissi, sono prive di espressione a dimostrazione che l’individuo può trascendere tutte le emozioni umane.

                                                   

I templi più grandi sono sorretti da bianche colonne decorate da motivi scultorei raffinati.Alcune decorazioni richiamano quelle del Khajuraho.

Assistiamo nel tempio principale alla puja officiata da un monaco con canti e preghiere dei fedeli.Osserviamo i pochi monaci con le vesti arancione, qualche pellegrino bianco vestito, la bocca coperta da un fazzoletto, nel rispetto delle regole del Jainismo.Saliamo nel tempio superiore per una visione panoramica della selva di cupole e pinnacoli.

E' tempo di scendere e i nostri portatori ci aspettano per portarci giù.

Durante la discesa incontriamo un piccolo gruppo di vacche restie ad abbandonare la scalinata ed inoltrarsi tra la vegetazione sui fianchi della collina e il mandriano ha il suo bel daffare nel convincerle.

Siamo felici per aver realizzato questo sogno templare.

Lasciamo Palitana immettendoci in una strada non asfaltata che reca i segni del monsone, l’abbondanza di pioggia ho creato sul percorso dei laghetti che consentono alle donne di fare il bucato.

La stradina ci conduce ad una deliziosa dimora dove veniamo accolti con gentilezza e gustiamo piatti di un’eccellente cucina casalinga.

Arriviamo a Gondal.Qui nella residenza hotel del  Principe  curiosiamo tra la fornitissima collezione d’auto d’epoca che comprende anche la New Engine del 1907,  con la carrozzeria in legno.

        

Non manca  nemmeno la carrozza ferroviaria reale che conduceva la famiglia principesca fino al palazzo.  All’interno ci sono tutti i comfort: cucina, salotto, bagno e camere….Visitiamo il palazzo di Gondal con le collezioni di orologi , velieri, automobiline ed arredi. Dalle sale si gode una bella vista sul fiume Gondoli, sulla moschea e sulla città.

Il mattino seguente un sole splendente ci accompagna nella visita all’Istituto di medicina ayurvedica dove ogni operazione avviene manualmente.

Nel giardino dell’istituto una targa ricorda l’appellativo MAHATMAtributato a Gandhi dal maharaja e dalla cittadinanza di Gondal.

Ci dirigiamo alla volta di Tarnetar.

Incredibile India!!!!

In autostrada viaggiano auto, camion,furgoni, tuk-tuk anche contromano,moto e qualche bicicletta,persone a piedi e….cani,che a volte vengono investiti,ma,la precedenza su tutti ce l’hanno le mandrie di vacche o bufali, che spesso fanno propria l’aiola spartitraffico per riposare o per brucare l’erba stentata.

Ci meravigliamo alla vista di alcune luccicanti siepi-muretto formate da water rotti…proprio cosi non sappiamo dare una spiegazione. Scopriremo più tardi di viaggiare in una zona ricca di fabbriche di sanitari igienici,ecco spiegato il mistero…

Eccoci finalmente giunti a Tarnetar alla fiera.

Ci sistemiamo  nel Kuba, struttura circolare in cemento con il tetto di bambù, scartando la tenda più a contatto con il suolo fangoso ed inzuppato dalle piogge monsoniche che ancora continuano.

Ci immergiamo tra la folla ed arriviamo al palco delle manifestazioni sul quale possiamo salire e vedere le gare del trasporto pesi:  si tratta di sollevare un enorme sacco, forse riempito di pietre, e trasportarlo a braccia fino alla meta. C’è chi riesce nell’impresa e chi non fa nemmeno un passo, tutti vengono incitati ed applauditi.

Sul palco, vicinissime a noi, 4 ragazzine sono pronte ad esibirsi in numeri di contorsionismo anche con i piatti ruotanti ed evoluzioni alla fune libera. Applausi anche per loro.

Andiamo tra la gente fino al lunapark. Una bimba si esibisce in capriole e contorsioni su un tappetino osservata da un pubblico maschile che non sgancia nemmeno una rupia a fine esibizione.

Percorriamo una lunga via, dove, sulla stretta aiola spartitraffico sono esposte per la vendita varie mercanzie locali.

Siamo incuriositi da un grido che si ripete ininterrottamente:  Gola-Gola-Golaaa!  E’il richiamo incessante del venditore di gelati e arrivati alla  rivendita ci viene offerto un piattino con il gelato elaborato al momento, che offriamo al nostro autista Bhavani.

Gente che va , gente che viene e si fa sera. Dopo la cena ci ritiriamo nel nostro Kuba e ci arrivano l’incessante Gola- Gola….la musica e i canti.

Ricomincia a piovere molto forte  e l’acqua filtra dal muro, provvediamo a scostare tutto. Si forma un laghetto tra la camera ed il bagno che è rialzato su una piattaforma e non mancherà la presenza di minuscole rane che si trovano in un habitat ideale.    Per lavarci non si farà altro che calzare gli scarponi , attraversare il laghetto e salire sulla piattaforma con le ciabatte da doccia in mano, a balzare dalla camera al bagno si rischia una brutta scivolata.

 

 

 

 

 

La mia compagna di viaggio non ama proprio le cavallette e mentre stiamo per addormentarci  balza dal letto, qualcosa le è saltata addosso…sarà una cavalletta fantasma?  La ricerca non porta a nulla, ma dopo un po’ qualcosa salta anche su di me, abbiamo perciò un intruso…. Rapidamente trovo la soluzione: dormirà sotto l’ombrello aperto, coprendo gli spazi liberi con lo scialle… la sua visione a letto è uno spasso.

Da queste parti le cavallette gialle abbondano e si intrufolano dappertutto e per questo motivo avevamo traslocato dal primo Kuba che ci era stato assegnato al cui interno avevano fatto il proprio regno.  Nel secondo Kuba avevamo fatto chiudere con il nylon le due finestrelle oblò prive di protezione.

Ci addormentiamo ed al risveglio siamo pronte a salutare una giornata di sole e  per un nuovo bagno di folla.

Dobbiamo assistere alla corsa dei tori ed alle esibizioni dei cavallerizzi che montano a pelo gli agili cavalli con un’eleganza innata e si cimentano in corse ed acrobazie, cavallo e cavaliere sono tutt’uno.

Pazientemente tutti attendiamo l’arrivo del sindaco che darà il via alla corsa dei tori agghindati per l’occasione  ed aggiogati ai caratteristici carri a due ruote coperti da baldacchini di stoffa colorata.

L’attesa si protrae per circa due ore.  Nel frattempo osserviamo la folla che ci circonda, fotografiamo e siamo fotografate, otteniamo anche il permesso di avvicinarci ai tori bardati con drappi multicolori.

L’elicottero arriva ed atterra, il sindaco sale sul palco, inizia un breve discorso augurando

Good Luck

per questo , per quello….è l’unica parola che capisco e dà il via ai tori che fanno la loro pesante corsa e qui finisce la perfomance…

Torniamo a gironzolare per la fiera osservando i vari gruppi famigliari: le donne sfoggiano vesti sgargianti, con una combinazione di colori incredibile, non c’è un sari che sia uguale ad un altro.

Tutti amano farsi fotografare ed in particolare gli uomini che si mettono in posa pavoneggiandosi.

Si incontrano i ragazzi che cercano fidanzata, vestono splendidi  costumi rabari, ricchi di ornamenti e si raggruppano sotto grandi ombrelli ricamati che recano sulla sommità pavoni anche  a grandezza naturale impreziositi da vere piume e lustrini.  Se ne stanno raggruppati un po’ in disparte, un po’ ritrosi.

                                    

Verso sera ricomincia a piovere e, mentre ci ripariamo nella tenda dei vip, penso a quelle persone che si riparano accucciate sul nudo suolo sotto un semplice telo di nylon.

Riprendiamo la passeggiata osservando i venditori intenti a tostare i bagigi, le famiglie che si preparano a cenare accovacciate in circolo.

Ceniamo pure noi e ci prepariamo ad assistere allo spettacolo serale di canti e danze. La performance inizia con lunghe invocazioni al dio Ganesh  affinchè porti fortuna e prosperità.

I cantanti si esibiscono in melodie accompagnate dagli strumenti musicali, le danze rigorosamente in costume tradizionale si alternano alle canzoni, lo spettacolo si protrae fino a tardi; notiamo che gli applausi sono scarsi.

Il giorno dopo facciamo colazione con i dolcissimi  jalebi  e con il  kakra  un pane delizioso fatto con farina di grano spezie e peperoncino, fritto in olio di senape.  Siamo in partenza, ma prima veniamo fermati da tre simpatici addestratori di cobra che si esibiscono in uno spettacolino.

Siamo in strada dove incontriamo centinaia di persone che si recano alla fiera viaggiando in moto, a piedi o stipati fino all’inverosimile sui tuk-tuk, ci scambiamo vicendevoli saluti.

Ci stiamo dirigendo alla volta di Bhuj nel Kutch, percorriamo l’autostrada molto trafficata…..

Proseguiamo con una pausa pranzo in un bell’autogrill, il primo che vedo nei miei viaggi in India.

Attraversiamo  la zona industriale di Rajcot  con centinaia di fabbriche.

Arriviamo a Golfo del Kutch, percorriamo un lunghissimo ponte ai cui lati si stendono le saline semisommerse dalle piogge monsoniche, un lunghissimo gregge di capre nere ci sfila davanti come un treno merci..

Ci troviamo ben presto accodati ad una chilometrica fila di camion, non si vede soluzione, si rischia di essere bloccati fino a sera. Il nostro  bravissimo ed imperturbabile autista trova una soluzione: Scende dalla carreggiata, manovra in mezzo al campo, supera alcuni automezzi e si infila a destra tra due camion e passiamo nella corsia contromano dell’autostrada….Nessuno protesta e viaggiando contromano per qualche chilometro, raggiungiamo il casello, paghiamo e ci immettiamo normalmente in strada.

Finalmente a Bhuj, pranziamo e velocemente si va al posto di polizia per la concessione dei permessi per visitare i villaggi nei dintorni. In città visitiamo il complesso del Prag Mahal in parte  crollato a causa del recente terremoto.

Rimane visitabile l’AJNA MAHAL che significa Palazzo degli specchi ed è il capolavoro del palazzo. Le pareti sono ricoperte di bianco marmo e con specchi separati da ornamenti. Nel salone pendono lampadari di vetro veneziani. Un’ampia piscina occupa interamente il pavimento, dove un tempo i giochi d’acqua rallegravano gli ospiti e rinfrescavano l’ambiente.  Nei corridoi intorno alla sala si aprono porte riccamente decorate, vi sono pitture, ritratti di personalità, pitture di interesse storico nelle quali vengono introdotte gemme vere negli orecchini e nelle collane dei ritratti.

Verso sera andiamo al tempio Swami Narayan dove assistiamo alla cerimonia dell’Aarti.

                            

Di buon mattino iniziamo le visite ai villaggi, il primo è Khavda e già per strada incontriamo le donne con i vestiti tradizionali.

               

Le poche case sono abbellite da pitture ed all’interno ci vengono mostrati i manufatti.

                                                   

Proseguiamo fino ad arrivare al confine con il Pakistan: due lunghe scalinate scendono e salgono fono ad una rotonda panoramica, davanti a noi si stende la terra di nessuno, la visibilità è scarsa vediamo il grande Rann del KUTCH trapuntato da verdi cespugli spinosi; sembra tutto irreale siamo in piedi tra due Stati, INDIA E PAKISTAN, ed attraverso questa terra di nessuno molte persone cercano di entrare in India. Controllare questo vastissimo ed inospitale territorio è impossibile.

Al di qua, vicino ad un tempio, assistiamo alla cerimonia di richiamo degli animali dalla foresta con il suono di campanelle per dare loro da mangiare, ma  gli animali sono intimoriti al chiasso dei presenti e se ne fanno vedere ben pochi….

Andiamo al villaggio Kala Dungar, è tutto nuovo compresa la scuola, i muri degli edifici sono dipinti, in ogni casa le donne sono intente a ricamare manufatti  coloratissimi.

                  

Il prossimo villaggio sarà Kala Dungar i cui edifici mostrano ancora chiaramente gli effetti del terremoto.

Qui lavorano gli artigiani nelle proprie case. Conosciamo chi esegue con mirabile pazienza pitture usando collanti colorati fatti scendere a filo sottilissimo sulla stoffa, non sono permessi errori.

                               

C’è poi il costruttore di campane che in brevissimo tempo riesce a modellare una campanella da un pezzo di metallo.

C’è chi lavora il legno con maestria usando uno strano levigatore a pedale, riesce a colorare i manici di piccoli arnesi da cucina, cucchiai e mattarelli. Il colore sotto forma di pongo viene ammorbidito con il calore della mano e fatto penetrare nel legno  con un movimento circolatorio  di uno spago. Il colore rimane impresso in modo indelebile.

Mentre l’artigiano lavora, tutt’intorno siedono le donne  con i loro manufatti in mostra.

 

 

 

 

Sta calando la sera e rientriamo a BHUJ, domani ci aspetta Ravechi.

Nuovamente in viaggio…..e verso le 14 arriviamo al campo tendato semideserto, ancora in fase di allestimento luce ed acqua devono ancora essere allacciati. Il pranzo non c’è, anzi è ridotto a due tramezzini con cetrioli e pomodoro crudi decliniamo l’offerta preferendo pane e marmellata ed intanto passerà più di un’ora…

Optiamo per seguire la corsa dei tori aggiogati ad un carretto in coppia o singolarmente. La nostra postazione è alla fine del percorso in modo da vedere bene la corsa; le bestie arrivano ansimanti accolte dalle grida di incitamento dei locali che hanno fatto le loro scommesse. Sono in maggioranza uomini, sono rare le donne così come i turisti.

Durante le gare una mandria di bufali grondanti d’acqua esce dalla bassa vegetazione ai margini della strada sterrata e si immette con calma tra i tori, con la classica andatura del muso allungato in avanti, in linea con il dorso e parallelo al suolo. Più indietro nel frattempo si è radunata una mandria di qualche centinaia di bovini che ci passerà accanto sfiorandoci, guidata dagli incitamenti dei pastori Rabari: è una marea di corna che si staglia alla luce del tramonto.

Viene acclamato il vincitore che viene premiato, attorno si accalcano gli scommettitori.

Torniamo alla fiera e ci aggiriamo tra le bancarelle colme di dolciumi di ogni genere ordinatamente impilati, le file di barattoli e i sacchetti degli ingredienti.  C’è chi frigge i deliziosi jalebi.

Alcuni camion forniscono i blocchi di ghiaccio per granite e gelati.

 

 

 

 

Non mancano le giostre e i venditori di palloncini.

Interi gruppi famigliari vanno e vengono, osserviamo e siamo osservati.

Rientriamo al campo dove un gruppetto di Rabari si esibisce in alcune danze.

Una cena frugale e ci prepariamo per la notte. Nella tenda manca ancora la luce, ripristinata dopo vari tentativi, ma l’acqua in bagno mancherà.

I teli d’ingresso alla tenda non combaciano, sono allacciati  a metà con una fettuccia, l’apertura diventa la via d’ingresso alle cavallette gialle che si infilano come siluri nella tenda. Il problema viene risolto tappando l’apertura con i due copri letti annodandoli ai pali e fissandoli con alcuni spilli che avevamo con noi, faticando non poco dato che l’umidità li aveva resi come reperti archeologici marini. Le intruse vengono afferrate ad una a una e lanciate fuori, in tal modo possiamo dormire sonni tranquilli.

L’indomani il sole splende su Ravechi e ci attende un bagno di folla alla fiera, ci fermiamo accanto all’ingresso al tempio di Kali dove i pellegrini si recano con le offerte alla dea.

             

I sari delle donne sono un vero tripudio di colori, non ce n’è uno uguale all’altro.

                  

Gli uomini sfoggiano i loro costumi e si mettono in posa per una foto.

              

Partiamo da Ravechi in tarda mattinata preferendo pranzare per strada ìn un autogrill molto confortevole.

Il lungo trasferimento ci porta a Dasada un ambiente accogliente immerso nella jungla.

Facciamo un giretto per il paese su un carro trainato da un solenne cammello, scendiamo e diamo un’occhiata alle strade, alle case con gli uomini beatamente seduti davanti nell’ozio più assoluto.

Tra i vicoli ragazzi e ragazze vanno nella medesima direzione con i recipienti per il latte preso direttamente dalla mungitura delle vacche rientrate nei cortili delle case.

Siamo accolti in una casa Rabari e ci vengono mostrati i manufatti tessili.

Si rientra che è già notte e il mattino successivo siamo pronte per nuove scoperte.

Nella jeep guidata dal principe che gestisce l’hotel, percorriamo le strade che attraversano il piccolo Rann del Kutch, trasformato dalle piogge monsoniche in oasi verdeggianti punteggiate da una miriade di laghetti.

Osserviamo le coltivazioni di grano e di colza,

Da alcuni cespugli d’acacia pendono lunghi nidi di pipistrello , assomigliano a borsette di iuta.

Arriviamo alle saline, montagne di sale attendono di essere portati al confezionamento. Raccogliamo un po’ sale agglomerato in cubetti.

Ci inoltriamo nel deserto che si stende a vista d’occhio, è chiazzato di erbe e basse acacie, effetto monsone… La sabbia è granulosa ed appiccicosa per l’alto grado di salinità presente.

Vi sono le orme di capre, cammelli e cani e…. le nostre naturalmente.

 Si ritorna ripassando per le saline, i bufali al pascolo e sono accompagnati da bianchi ibis.

La zona è anche il regno incontrastato dei serpenti, ma non ne vediamo nemmeno uno.

 Ripassiamo da un villaggio dove ci è stato vietato fotografare le donne, ma un gruppo di uomini che se ne sta su un monticello di blocchetti di pietra in mezzo alla strada, intenti a riparare i danni della pioggia,  è ben felice di farsi fotografare,

  Rientriamo a Dasada dopo aver dato un passaggio a due signori bianco vestiti ed a un uomo con una bambina malata in braccio, che aveva  a piedi percorso una ventina di chilometri per portarla da un medico.

 Visitiamo una scuola femminile con 400 alunne e in un attimo ne siamo circondati, non manca curiosità e sorrisi.

 Passeggiamo per Dasada vecchia, il terremoto ha segnato per sempre i palazzi un tempo splendidi e occorrono ingenti finanziamenti per i restauri.

              

 Ci soffermiamo in un accampamento di zingari formato da misere capanne sostenute da pali e coperte con teli di nylon. Le donne sfoggiano vestiti ricamati, grosse collane e gioielli al naso.

                  

 Visitiamo i villaggi Rabari.

Camminiamo tra le mandrie che rientrano nelle stalle, non sono altro che cortili davanti casa recintati da muretti di fango, assistiamo alla mungitura.

Anche qui si va a prendere il latte direttamente alle stalle.

Le mandrie sono l’orgoglio dei proprietari.

 Ancora in trasferta, questa volta ci fermeremo a Modhera, al tempio del sole interamente abbellito da sculture e una grande piscina tutta gradinata. E’ il secondo tempio dedicato al sole, esistente in India.

 A Patan un tempo capitale  del territorio. rimane il bellissimo Rani  Ki Vav, il pozzo gradinato più grande in tutto il Gujarat, edificato tra il 1022 e il 1063 a .c.

 I vari  livelli sono sorretti da colonne e pareti finemente decorate da sculture.

Patan è famosa per la tessitura di broccati di seta a doppio ritorto, con la tecnica detta Patola, attività svolta ormai da una sola famiglia. 

I fili di seta vengono arrotolati sui bastoncini e tinti in modo che dalla loro tessitura usciranno i disegni voluti uguali su entrambi i lati. Si tratta di un lavoro certosino richiedente un anno e mezzo di lavoro, il manufatto avrà un valore inestimabile. Solamente i Maharaja se li potevano permettere…

           

Entriamo in uno dei tanti templi Jaina di Patan. Le porte sono d’argento e riccamente decorate, le statue dei Thirtankara vengono decorate con vesti colorate.

          

              

           

Da Patan ci dirigeremo in Rajasthan a Monte Abu,  qui intanto termina il nostro viaggio in Gujarat

GRAZIE!!!  Kristin  e Franco….per l’organizzazione del viaggio e la vostra quotidiana presenza telefonica.

Un particolare ringraziamento a Lalit Sharma, nostro impagabile guida e a Bhavani Singh eccellente Driver..

21Ottobre 2010

Danila

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