Beato te che vivi in India...

 

Con queste  poche righe  voglio rispondere a  coloro che mi scrivono dicendomi che stanchi dell’occidente a causa del consumismo, guerre, corruzione etc preferirebbero lasciare tutto e trasferirisi in India. In India, dove la vita scorre lenta come le acque del Gange, dove tutto è facile e la gente sorride sempre.

Non posso negare che quello che pensavo di trovare io stesso in India vent'anni addietro non fosse differente,ma usando un pò di retorica “con la vecchiaia molti ideali lasciano un terreno fertile alla visione cruda della realtà”.

In effetti si parte per l’India con una mente in subbuglio piena di aspettative, e quando si arriva il subbuglio diventa tempesta di emozioni e di pensieri, e alle volte la mente vacilla.

Il "welcome" in questo fantastico, poliedrico paese è dato dal caos, dai profumi, dalle puzze, dal colore dei sari delle donne indiane; insomma da una quantità di stimoli uditivi, olfattivi e visivi che non reggono il paragone con il nostro mondo troppo ordinato e quasi “grigio” al cospetto.

Ma dopo qualche giorno ci si accorge che non tutto è poi cosi gioioso come si pensava.

Prendiamo ad esempio il caos. Questa sensazione di novità-divertimento di trovarsi in “mezzo a loro” si attenua lasciandoci un tantino perplessi e preoccupati quando dobbiamo attraversare la strada: non è chiaro quando e dove attraversare senza essere travolti, non dico da una macchina, ma da una semplice bicicletta.  Gli spostamenti in macchina sono affascinanti: si vedono villaggi immersi in freschi boschetti ai lati della strada dove dignitose donne nei loro eleganti sari portano in equilibrio sulla testa pesanti contenitori pieni d’acqua; si costeggiano campi dove la gente lavora ancora con mezzi primitivi. Ma ad un certo punto dirigiamo lo sguardo davanti e sulla nostra corsia ci sta venendo contro un carro trainato da un cammello o dai buoi  o, peggio ancora, un camion il cui autista ha deciso di viaggiare contro mano nel nome del “caos”. Certo,una volta scampato il pericolo si sorride a questa anarchia del traffico!

Poi decidiamo di fermarci a mangiare in un “dhaba” - ristorantino locale lungo la strada-. Sono affascinanti! Caratteristici! All’ombra di una tettoia, una fila di "charpoi", -sorta di letto fatto di corde intrecciate per il riposo dei camionisti-. Siamo tentati di mangiare i cibi colorati e profumati che sono esposti. L’aspirante “voglio vivere in India” si ricordi  che questo cibo gustoso alle volte è molto, molto speziato e gli può procurare lunghe soste nel bagno, con un aumentato consumo  di antidiarroici.

“Senti che bella musica che viene da li dentro”. Si,la musica classica indiana è rilassante, dolce, bella. Ma oramai rara. La musica più frequentemente sentita è tutt'altra! Spesso, nelle celebrazioni di festività religiose o di un matrimonio,(ahime quanti ce ne sono in India!) la musica è messa a tutto volume, in più amplificata dagli altoparlanti, per essere comunicata anche a chi non la vuole sentire. Dove abito io alcune volte sono costretto ad ascoltare scadente musica moderna per giorni e notti senza interruzione.

Un giorno chiesi ad un  amico indiano se questo rumore, -più che musica-, non lo disturbava. Mi rispose: “Si mi disturba, ma che fare?” Gli chiesi: “Se si chiama la polizia, intervengono?” La risposta fu: “Si, ma sai, poi gli dicono che il matrimonio si fa una volta nella vita e quindi...” E siccome anche il poliziotto si è sposato e ha fatto lo stesso baccano, se ne va.

 

Consiglierei vivamente a colui/colei che sogna di  stabilirsi in India di venirci a vivere qualche tempo e valutare se riesce ad adattarsi in questo paese che sebbene stupendo e così "diverso", non è certo privo di "peccatucci", come d'altronde tutti i paesi del mondo.  

Chi viene sperando di trovare un paese dove non esitono differenze di ceti sociali e di religioni, dove tutti vivono come  una“ grande famiglia” si sbaglia. Guardandosi un pò intorno scopre che esistono le  “caste”, incostituzionali ma pur sempre un concetto vivo, attivo e che spesso porta a massacri di gente innocente. Le caste sono giustificate dal “karma”, concetto finemente manipolato dalle classi dirigenti.

Chi viene in India sperando di trovare un oasi di non-consumismo si sbaglia di grosso. I più nuovi gadgets elettronici si trovano pure in India  e suscitano lo stesso desiderio come da noi.

Chi viene in India sperando di trovare un paese in pace dove tutti sorridono si sbaglia! Non bisogna dimenticarsi delle migliaia di morti in Kashmir, di una guerra dimenticata sul ghiacciaio del Siachen, di frequenti conflitti tra indù e musulmani, di schermaglie con i cinesi nelle frontiere orientali e terrorismo, che come in ogni parte del mondo insanguinano le strade con la morte di vittime innocenti.

Chi viene in India perchè spera di trovare il paese senza corruzione e brighe politiche si sbaglia. In India il mondo politico si guerreggia come da noi,.

Quindi, niente di nuovo. Ma qualcosa di nuovo c’e’! In India vige una simpatica noncuranza del futuro e quindi una mancanza totale di responsabilità nel portare a termine i più elementari progetti. Per esempio, il mio telefono non funziona mai. Un simpatico signore della telecom indiana viene ogni 15 giorni dicendomi che lo metterà a posto, da mesi, ma tutto continua come al solito. Dopo le prime arrabbiature ci si “arrende” e si sorride. Oggi non funziona.

Ci sono le passeggiate nei boschi di pini dove si incontrano i pastori che cercano di difendere il loro gregge dal mio pastore tedesco che è un giocherellone! Alla fine della discussione, io in inglese e lui/lei in Hindi, ci si siede e si parla tranquillamente di altro, senza capirsi. Con pochi gesti si accenna al cielo per il monsone imminente.

La mia casa si trasforma in una voliera quando il cane lascia un pò di riso nella sua ciotola; gli uccelli senza paura entrano, si servono ed escono. Gli animali non hanno paura dell’uomo perchè non li si caccia.

C’è la visita giornaliera per fare la spesa  al bazar, dove si possono passare ore a parlare con i negozianti del più e del meno e poi, senza comperare nulla, ci si dice “namaste”.

Bastano questi pochi e semplici esempi per dirvi che  tante piccole cose del vivere quotidiano che da noi sono dimenticate qui continuano tuttora ad esistere e permettono di vivere una vita lenta e piacevole.

Certo, siamo occidentali e siamo trattati in maniera “particolare”, perchè abbiamo i “soldi” ! Ma  questo non toglie un’umanità giornaliera che non riuscirei a trovare da nessuna altra parte e le differenze culturali vengono superate nella semplicità della comunicazione quotidiana.

Un vecchio slogan in India dice “Love it or Leave it”. Io la amo e rimango!

Franco Pizzi