la parte inferiore del complesso di Basgo

foto Barbara Piccinelli

LADAKH: I Restauri  dei Templi di Basgo

slideshow su flickr

Entrare nel Chamba Lhakhang a Basgo mi ha riempito di gioia. Ci ero già stata tante volte negli anni passati, e avevo sempre lasciato questo luogo splendido con un groppo in gola, al pensiero che tanta magnificenza stava miseramente per crollare.

E invece no! Ecco almeno parte di questo sito ricuperata e restaurata ad antico splendore. Che ricchezza di colori! Dalla statua del Maitreya Buddha, ai dipinti murali, alle meravigliose colonne che una volta erano semplicemente scure.

Arrivando da Leh - la capitale del Ladakh - Basgo si presenta come un piccolo villaggio tra Nimmo e Saspol, un pò strano a causa dei colori rosa della roccia sgretolata che mostra delle forme molto particolari. Quando sali verso la cittadella ti trovi immerso in un paesaggio desolato, e notando le rovine di tante antiche costruzioni ti viene una sensazione di stupore. Che cosa c’era qui, una volta? E come mai e' in uno stato cosi' rovinato?

Ecco una breve spiegazione della nostra geologa, Barbara Piccinelli:

"Circa 50 milioni di anni fa la placca indiana, che era allora attaccata all’Africa orientale e separata dall’Asia da un grande oceano ( la Tetide) entrò in collisione con il continente eurasiatico, generando l’imponente catena Himalayana. I sedimenti accumulati nel bacino oceanico della Tetide, ormai scomparso, si trovano adesso affioranti a migliaia di metri sopra il livello del mare.

foto Barbara Piccinelli

Nell’area di Basgo affiorano argilliti di vari colori (rosse e grigio-verdi) con intercalati strati sottili di calcari e arenarie di colore grigio. Nella parte basale dell’affioramento (area dove sorge il palazzo) affiorano argilliti e argilliti marnose di colore rosso con sottili livelli di arenarie e calcari grigi, a cui si intercalano livelli di brecce (elementi poco o affatto arrotondati) e conglomerati (elementi da poco a molto arrotondati) detritici formati da elementi calcarei ed ofiolitici (rocce magmatiche formatesi in ambiente marino di colore prevalentemente verde)

Una delle cause del cedimento strutturale del palazzo di Basgo, potrebbe essere ricercato sul fatto che è stato edificato su affioramenti poco coerenti (scarsamente cementati) rappresentati, come già detto, da brecce e conglomerati immersi in una matrice prevalentemente arenacea di colore rosso che predomina sugli elementi clastici. Tali sedimenti, proprio per la loro incoerenza, sono maggiomente soggetti all'erosione ed in particolare al dilavamento pluviale che ha qui creato delle forme molto pittoresche, chiamate "piramidi di terra"; queste sono tipiche forme di depositi incoerenti ed eterogenei (costituiti cioè da rocce di diversa competenza); il materiale più competente (cioè più resistente all'erosione), si comporta come un cappello che "protegge" dall'erosione il materiale meno competente, originando così delle forme allungate sub-piramidali."

***

Tra il quindicesimo e il diciasettesimo secolo Basgo era stata la capitale del Ladakh Inferiore. Qui risiedeva la famiglia reale. Ben cinque esponenti della famiglia reale  hanno contribuito alla costruzione e la decorazione dei templi in questo sito. In un eccellente articolo di Lozang Jamspal inserito nel “Recent Research on Ladakh 6” (a partire dalla  pagina 139 ) si legge una discussione sugli aspetti storici riguardanti la costruzione del sito.

Tuttora a Basgo si trovano 3 templi: il Chamba Lhakhang, il tempio piccolo chiamato Chamchung, e il tempio Serzang.

Il Chamba Lhakhang (vedi foto) è il tempio più antico; si crede che la costruzione del tempio e della statua datino dal tempo del re Takpa Bumde (verso metà quindicesimo secolo). Ma il re non fece in tempo a decorare i muri; questo fu fatto durante il regno di Tshewang Namgyal (fine quindicesimo secolo) . Infatti sui muri a sinistra della sala, oltre alle immagini dei Buddha dei Tre Tempi e di Lama Tsongkhapa, si trovano alcuni dettagli della vita alla corte durante il regno di Tshewang Namgyal. I dipinti murali sulla destra del tempio datano invece di un periodo posteriore; vi si notano grandi differenze di stile di pittura e dell’uso dei colori, e inoltre, mentre i primi disegni denotano devozione  per la tradizione Gelugpa, quelli sulla destra

Chamba Lhakhang prima del restauro-giugno 2004

foto Mike Prince

 

 restauro muro dic 2006

foto Christian Luczanits

 

restauro statua Maitreya 2006

foto Dan Hobley

 

dipinto Chamba Lhakhang

foto mia

altre foto stesso tempio

 

dipinto sopra Serzang Temple

foto Fiorella Colombo

altre foto stesso tempio

 

dipinti murali nel porticato sopra Serzang Temple

foto Fiorella Colombo

 sono di ispirazione chiaramente Drugpa Kagyu: vi si trova un pannello magnifico con Padmasambhava in cima e sotto Milarepa circondato da Naropa e Marpa, Reciungpa sulla sinistra e Gampopa sulla destra; sul muro di fianco è rappresentato il Vajradhara Buddha circondato da yogin. Anche il soffitto di questo tempio, con decorazioni floreali e astratte, è bellissimo.

Scendendo dal Chamba Lhakhang e entrando da una porticina, si passa da un corridoio che porta al tempio piccolo chiamato Chamchung Temple, molto diverso nella costruzione: è basso e circolare, nella forma di una moschea Balti. Si dice che questo tempio fu costruito dalla regina Gyal Khatun, una principessa Balti moglie del re Jamyang Namgyal che regnò nei primi quindeci anni del 17imo secolo. Arrivata dal Baltistan la regina aveva costruito una moschea in questo luogo, ma verso la fine della sua vita si era convertita al buddhismo e quindi la sua moschea era stata trasformata in un altro tempio al Maitreya Buddha.  Le decorazioni riportano immagini di Lama Tsongkhapa, visto che la regina era devota e patronessa della scuola Gelugpa. I dipinti di questo tempietto sono stilisticamente molto simili a quelli sul muro sinistro del Chamba Lhakhang, e probabilmente datano dell’inizio del 17-imo secolo.

Uscendo dal corridoio e passando attraverso un’altra porticina ci si trova davanti ad un terzo tempio, il tempio Serzang (vedi foto), costruito su due piani. Anche questo tempio ospita una stupenda e enorme statua del Maitreya Buddha. Il nome Serzang (oro e rame) si riferisce alla statua, costruita in rame e dorata. La statua fu costruita durante il regno di Jamyang Namgyal, ma la decorazione in oro fu terminata nel regno del figlio Senghe Namgyal, negli anni 1622/1623. La consacrazione della statua venne celebrata dallo yogin Tagtsang Repa (lo yogin con il turbante del quale si vedono immagini in tutti i templi Drugpa Kagyu in Ladakh). La sala è avvolta nel buio, degli splendidi affreschi sui muri non si vede nulla. Vi è conservata anche una collezione di testi, il Kangyur e il Tengyur, scritti in pittura d’oro e argento. Al secondo piano si arriva dall’esterno, salendo qualche scalino. Purtroppo per il momento non è possibile accedervi, perchè il pavimento è pericolante. Ci ero stata alcuni anni addietro; è bellissimo: si entra prima in un cortiletto con un porticato decorato di affreschi, e in fondo al cortiletto, attraverso le finestre su tre lati, si vede il capo della statua del Maitreya Buddha, circondato da altri meravigliosi dipinti dei padri del lignaggio Kagyu.

Voglio dedicare qualche riga alle opere di restauro del complesso. Un articolo ne descrive le differenti fasi in dettaglio.

Nel 2000 il complesso di Basgo era stato inserito dal World Monuments Fund (WMF) nell’elenco dei 100 edifici storici più minacciati del mondo. Ma il ricupero del Chamba Lhakhang, inizialmente opera degli stessi abitanti di Basgo che crearono il Basgo Village Welfare Committee per la raccolta di fondi e per il restauro della struttura fisica dell’edificio, poi aiutato dallo stesso Jamspal e da altri enti locali come il NIRLAC che continuarono ad operare per raccogliere fondi, raggiunse l’apice negli anni 2004/2006. Nel Luglio 2004 a Basgo fu organizzato un "UNESCO Himalayan Training Workshop on Conservation of Earth Structures"  di 2 settimane, con la partecipazioni di architetti e conservatori dal Nepal, l’India e il Bhutan e alcuni esperti internazionali dalla Gran Bretagna, la Norvegia e l’Italia. Fecero una scoperta straordinaria: facendo un test per determinare come era stato originariamente costruito il tetto del Chamba Lhakhang, si notò che erano  state usate strisce di scorza di betulla per ricoprire il legno del soffitto, un materiale non disponibile in Ladakh ma provveniente dal Kashmir. Adottando questo materiale il peso sulla struttura principale risulta più leggero di quando si ricopre il soffitto con l’ erba secca abitualmente usata nelle costruzioni in Ladakh. Come riconoscimento per la meticolosità di questo restauro frutto della collaborazione tra artigiani locali e team di esperti, nel 2007 l’Unesco attribuì al team di Basgo il premio di eccellenza tra tutti i premi Heritage nella zona Asia Pacific. 

Posso soltanto unirmi alla richiesta di Lozang Jamspal, che possano essere trovati i fondi per finire anche il restauro del Chamchung e soprattutto del Serzang. Chissà, magari fra qualche anno si potrà di nuovo visitare questo tempio, e rimanere sbalorditi e con il fiato sospeso per tanta bellezza ricuperata..

Kristin Blancke

Dharamsala, settembre 2008

 

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