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ARUNACHAL PRADESH : UN VIAGGIO ALLA SCOPERTA DEGLI SCIAMANI
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In un precedente viaggio in Arunachal Pradesh ci eravamo imbattuti nella cerimonia di uno sciamano in occasione dell’inaugurazione di una nuova casa e volevamo approfondire questo tema andando a visitare sciamani in differenti villaggi e etnie . Abbiamo quindi tralasciato la regione di Tawang, Bomdila e Dirang situata nella parte occidentale dello stato dell’Arunachal Pradesh, che sono di cultura tibetana. Noi ci siamo concentrati sulle zone abitate dai discendenti di Abo Tani, considerato l’antenato originario di differenti etnie dell’Arunachal: gli Apatani, i Nyishi, I Hillmiri, i Tagin, gli Adi, i Mishmi. Tutte queste etnie sono –o erano, vedi sotto- animiste. Sono adoratori del sole e della luna (Donyi Polo) come le forme visibili degli dèi, i quali sono considerati come protettori degli esseri in quanto mostrano loro la strada a cui sono destinati. Il mondo è influenzato dagli spiriti degli esseri e della natura, e questi spiriti devono essere placati oppure gli si devono chiedere dei favori affinchè la vita possa scorrere armoniosamente. Il ruolo di mediatore tra gli esseri umani e gli spiriti è lo sciamano. Stefano Beggiora spiega in un articolo il funzionamento dello sciamanismo in un villaggio Apatani e la struttura del villaggio. Cosa
abbiamo notato di tutto ciò nel nostro viaggio? Appena
incontriamo la nostra guida e gli chiediamo se lui è un animista, ci risponde
candidamente: “No no, io mi sono convertito al cristianesimo. “ Perche?
“L’animismo costa troppo caro. Per ogni cosa bisogna fare offerte allo
sciamano, bisogna fare tanti sacrifici, e questo rende la vita molto difficile.
Meglio il cristianesimo dove non è necessario fare sacrifici…” Gia,
ci sono i sacrifici. Grandi o piccoli, a secondo del caso. Per esempio,
assistiamo ad un sacrificio in un villaggio Apatani offerto per celebrare la
guarigione di un ragazzo giovane che era stato malato. Funziona spesso cosi:
prima si tentano altre vie - la medicina allopatica oppure ayurvedica-, ma
quando queste non funzionano –probabilmente
perchè in tanti villaggi non esistono strutture o assistenza adeguate- si
ricorre allo sciamano. In questo caso il sacrificio consiste in una coppia di
polli e alcune uova. Preparato l’altarino di bambù nella casa
dell’ammalato, sciamano e aiutante si recano in un posto dietro alle case, e
li compiono il sacrificio. Mentre lo sciamano canta, l’aiutante spenna il
pollo (da vivo) e le penne vengono inserite nell’altarino e cosparse di
sangue . Secondo la credenza è lo spirito dell’animale offerto che porta il
‘messaggio’ allo spirito che ha causato la malattia. Alla fine vengono
letti gli auspici controllando il fegato dei polli e il tuorlo delle uova. In
seguito tutti ritornano nella casa dell'
ammalato, e la cerimonia continua. Quella sera la casa verrà chiusa da una
specie di simbolo in bambù; nessuno degli abitanti –nemmeno i bambini- potrà
uscire, e nessun estraneo potrà entrare per 1 giorno. I polli sacrificati
saranno il pagamento per lo sciamano. A
Paya, un villaggio Galo, arriviamo
in una casa dove si stanno svolgendo i preparativi per una cerimonia analoga
per festeggiare la guarigione di una bambina. È molto bello: tanta gente
riunita nella casa, vicini e parenti, tutti intenti a preparare riccioli e
intrecci di bambù da usare come decorazioni per l’altarino, mentre lo sciamano
e il suo aiutante ogni tanto cantano. Qui l’atmosfera è allegra,
come una festa. Il canto degli sciamani è rivolto agli spiriti, e per
concentrarsi poggiano la mano sopra l’orecchio – mi fa pensare subito a
Milarepa! In
occasione di questi due episodi abbiamo appreso che gli sciamani diventano
tali soltanto a partire da una certa età- di solito si tratta di uomini al di
sopra dei 45 anni; e che non agiscono da soli, ma utilizzano un aiutante, che
a sua volta diventerà sciamano dopo che avrà imparato tutto. Ma da quanto
abbiamo visto in queste cerimonie gli sciamani non entrano in trance. Si
limitano a cantare. Un canto molto ripetitivo, uguale in molte circostanze.
Durante la cerimonia viene servito a tutti una bevanda alcolica a base di riso
fermentato. A
Dulom, un villaggio Tagin, incontriamo un anziano sciamano, Taji Lindak, che
indossa i suoi abiti da cerimonia per mostrarceli, e ci fa sentire
il
suono del suo fischietto che utilizza per entrare in contatto con
gli spiriti. Ci racconta che al momento della morte il posto migliore dove può
recarsi lo spirito del defunto, come fosse al paradiso, si trova sottoterra e
si chiama Neli. Il lavoro dello sciamano consiste quindi nel far sicchè lo
spirito arrivi nel Neli. Invece un
post-mortem negativo, come se fosse l’inferno, sarebbe se lo spirito
arrivasse nel Talii, situato sopra il cielo. Nel
villaggio di Ligu vicino a Daporijo, nella casa di
fronte alla nostra guest house è morta una signora anziana. La casa è
affollatissima: bisogna tener compagnia agli abitanti della casa per non
fargli sentire che manca qualcuno! La compagnia viene protratta anche durante
la notte, e molto rumorosamente….L’indomani, a nostro stupore, vediamo che
sotto la casa (a palafitta, come quasi tutte in questa zona) sono arrivati due
mithun, uno grando e uno piccolo. Anche questi da sacrificare. Sarà lo
spirito del mithun che porterà lo spirito del defunto alla sua destinazione. Che
bel animale, il mithun! Mi fa tenerezza. Una specie di bue-bisonte indiano (bos
frontalis), nero oppure pezzato bianco e marrone. Vive in semi-liberta: tutti i mithun di un clan, di un villaggio o di una
communità vengono portati a pascolare in una zona recintata nella foresta
dove vivono liberi per una parte dell’anno. I mithun costituiscono la
ricchezza di una famiglia, del clan o del villaggio: diventano
dono in caso di matrimonio, come una dote, e vengono usati per i
sacrifici. Nell’esempio della donna defunta, i due mithun verranno
sacrificati e la carne verrà distribuita fra tutti i presenti. Si sacrifica
un mithun anche in occasione di una festa di paese o di un clan, e in
occasione di un matrimonio, e la carne verrà mangiata da tutti i presenti. Più
sacrifici di mithun uno fa, più alto è il suo status sociale. Infatti in
ogni casa si vedono esposti i
crani dei mithun sacrificati agli antenati. Quindi
anche visitatori occasionali come noi non possono far ammeno di notare come la
pratica dello sciamanismo sia ancora ben viva in Arunachal Pradesh, anche se,
come detto sopra, oggigiorno molte persone –soprattutto i giovani- si
convertono al cristianesimo. Per contrastare questa ‘fuga di anime’ alcune
persone hanno tentato di dare una struttura alla loro “religione”-il
donyi-polismo- e così si notano dei simboli tipici per contrassegnare chi
appartiene a questo culto: medagliette indossate dai bambini, il simbolo di
sole e luna sulle case, e anche la costruzione di templi donyi-polo. Questi
cambiamenti sono di data recente, e servono per fornire una base visiva e di
culto ai seguaci, in modo che non si debbano sentire di meno rispetto ai
cristiani e agli indù. Siamo andati a visitare un tempio donyi-polo ad Aloo.
La costruzione –risalente soltanto
al 2004- assomiglia ad un tempio indù. È aperta soltanto di domenica, e i
devoti vengono indossando gli abiti della festa, come per andare a messa. Noi
arriviamo prima dell’inizio della ‘funzione’, ma già ci sono due
sciamani seduti per terra che dispensano benedizioni alle persone arrivate con
qualche problema; gli legano un braccialetto d’erba intorno al polso e nel
mentre recitano delle preghiere. Peccato, non c’era tempo per assistere alla
funzione! Dovevamo affrettarci per passare il Brahmaputra… E
questo porta ad un altro argomento al riguardo dell’Arunachal Pradesh. Mamma
mia che strade…una buca dopo l’altra. Ore e ore di trasferimenti
lentissimi, ma attraverso foreste magnificenti. Una vegatazione bellissima:
bambù, palme, alberi di felci, e suoni acutissimi di grilli. Però non si
vede un uccello e nemmeno una scimmia, perchè in Arunachal sono tutti
cacciatori e mangiano di tutto: scimmie, topi, mithun, bachi di seta, maiali,
orsi, cani, insetti, uccelli. Siccome la rete stradale è cosi povera, per
spostarsi da una zona all’altra dell’Arunachal si deve entrare in Assam,
attraversare il Brahmaputra per 2 volte, e poi rientrare in Arunachal. Non
appena si attraversa il confine tra i due stati il mondo cambia di colpo.
Un’esplosione di vita: tanta tanta gente, e ci si rende conto subito che in
confronto all’Assam l’Arunachal Pradesh è poco popolato. E poi riappaiano
le scimmie, gli uccelli, le mucche per strada. Siamo tornati ‘in India’.
Attraversare il Brahmaputra è un’altra avventura. Una
scoperta ancora: rientrando da Tezu a Dibrugarh, lungo la strada incontriamo
un villaggio Khamti, di origine Thailandese e Birmana
Un
commento finale: rispetto alle zone tribali dell’Orissa, le etnie in
Arunachal Pradesh presentano alcune notevoli differenze. In Orissa la diversità
tra una etnia e l’altra è grande, e si nota negli abiti e nei costumi; non
è tanto facile visitare i villaggi, almeno non per le etnie più spettacolari
come i Bonda, e quindi s’incontrano le etnie nei mercati. Le etnie
dell’Orissa sono più esotiche e colorate, ma le persone delle etnie stesse,
al di fuori del contatto fuggente per la foto, sono poco avvicinabili: nessuno
parla indi o oriya, e sembrano totalmente al di fuori della vita moderna. In
Arunachal Pradesh le differenze tra una etnia e l’altra non sono cosi grandi;
la popolazione è meno colorata e meno esotica, ma si possono tranquillamente
visitare i villaggi, si può entrare nelle case, ed è abbastanza facile
parlare con la gente. Anche se vivono in villaggi tradizionali, con le case a
palafitta con i tetti di paglia, di palme o bambù, i giovani hanno tutti
avuto un certo grado di educazione. Il loro sogno più grande è trovare un
impiego statale…. Sono più moderni, più vicini al modo di vita comune in
India. Hanno tutti un cellulare, ma funziona malissimo e quindi tengono sempre
il telefono all’orecchio, a provare, provare , provare… Kristin Blancke, Dharamsala novembre 2009 |
distribuzione delle etnie in Arunachal Pradesh un cartellone pubblicitario un ragazzo Minyong indossa abiti di guerra lo sciamano Taji Lindak mithun pronti ad essere sacrificati (foto isabella antolini) mithun in liberta' (foto isabella antolini) bimbo con medaglietta donyi-polo casa con simbolo donyi-polo tempio donyi-polo Aloo che palme! traghetto sul Brahmaputra sito buddista theravada Baro prova a telefonare sul ponte
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