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Mathura-Vrindavan-Goverdhan in Uttar
Pradesh Deeg e Alwar in Rajasthan slideshow Mathura slideshow Deeg e Alwar guarda video su youtube (clicca sulle singole immagini sotto)
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Mathura,
Vrindavan e Goverdhan sono località connesse al culto del dio Krishna. La leggenda ci racconta
che Krishna nacque a Mathura passò la giovinezza allegramente con le
fanciulle-pastorelle di Vrindavan fra le quali la sua preferita era
Radha e sconfisse il dio Indra a Goverdhan quando quest’ultimo, per
punizione, aveva fatto piovere per sette giorni accusando la
popolazione di dare più importanza ai lavori piuttosto che dedicarsi
ai sacrifici per il dio Indra. A quel punto, per salvare gli esseri
umani e animali, Krishna sollevò la collina di Goverdhan sul suo
mignolo, radunò i suoi protetti sotto la collina come fosse un
ombrello, e aspettò finchè Indra, stanco, cedette di interferire e
smise di piovere. Questi sono posti di pellegrinaggio molto venerati dai seguaci di Krishna in tutto il mondo. Il culto di Krishna è basato principalmente sulla devozione e sul canto del nome di Krishna e di Radha, e quindi in questi luoghi si avverte un notevole fervore religioso. Mathura conta un grande numero di templi di tutte le dimensioni, in ognuno dei quali si sente cantare, dal vivo oppure da una audio-cassetta; per strada una banda musicale, quelle di solito riservate per i matrimoni, canta il nome Radhe-Radhe a suon di tamburi e tromboni. Alla sera i devoti scendono verso i ghat sullo Yamuna affollandoli per assistere alla cerimonia dell’aarti, il Vishram Ghat è quello che richiama più devoti in assoluto. Un sadhu spinge un carrettino pieno di kulfi [il gelato indiano] e per renderlo più visibile accende le lampadine intermittenti che illuminano la scritta sul suo mezzo –Radhe Radhe. La città di Mathura è disgustosa: mucche, cani randagi, scimmie e maiali lasciano in giro i loro escrementi, fogne a cielo aperto, buche nelle strade, sporcizia e polvere, e per coronare il tutto uno smog nell’aria che rende difficile respirare. Ma in mezzo a tutto questo caos c’è un via vai di persone e l’ atmosfera allegra e vivace fa dimenticare quello che c’è intorno. Mathura vanta anche un museo governativo di primo ordine, con bellissime statue buddhiste e induiste in arenaria ritrovate nei dintorni, molte delle quali risalenti al periodo dell’impero Kushan (1/2 secolo D.C). Ma a visitare il museo ero sola…. Vrindavan, il cui nome significa ‘boschetto di basilico’, ora è diventato una cittadina, con un bazaar, stradine strette, pavimenti sconnessi, e anche qui un grande affollamento di esseri umani e animali. Per visitare i templi più noti – tra cui il Govind Deva Temple costruito in arenaria rossa in occasione della visita di Akbar al maestro Hari Das, il guru del suo musicista Tansen – il mezzo migliore è il rickshaw a pedali, dalla cui altezza si riesce ad osservare tutto senza essere importunati. Questa cittadina è molto frequentata dai seguaci occidentali di Krishna, che si vedono in giro , le ragazze vestite con il sari, i ragazzi con il dhoti e il codino dei Hare Krishna. Mi racconta la guida che questi ragazzi passano parecchio tempo a Vrindavan, vivendo negli ashram della cittadina, e la maggior parte di loro parla correntemente l’hindi. Molti si dedicano ai progetti di beneficenza dell’organizzazione Iskcon (International Society for Krishna Consciousness). Tra questi: distribuzione cibo e abiti, scuole, ospedale, piantare alberi, pulire l’ambiente, ma anche il progetto “cura per le mucche”. Il tempio Iskcon è decisamente interessante da visitare. É una struttura relativamente nuova e pulita, piena di gente. C’è chi canta, chi balla, chi suona gli strumenti musicali, chi pulisce gli oggetti in ottone del tempio, e chi in questa allegra atmosfera rende semplicemente omaggio a Krishna e Radha.
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tempio di Krishna
il carrettino del sadhu
statua Durga e Hanuman
donne al Bhagavat Gita temple
collane di fiori
goverdhan frontone tempio
goverdhan kusum sarovar
deeg: arco portato da agra
deeg: intarsi in pietra dura
alwar: cenotafio Moosi Rani
alwar city palace |
Goverdhan è stata la sorpresa maggiore per me. Non avevo mai sentito parlare di questa località situata ad una ventina di km da Mathura. Già all’ingresso della cittadina notai un grande affollamento di pellegrini che avevano costruito alcuni campi tendati dove pernottare. Vengono qui a fare il parikrama (il percorso sacro) intorno alla
collinetta sollevata da Krishna per salvare la gente
dall’inondazione provocata dal dio Indra. Un percorso di più di 20
km, fatto per lo più scalzi. Si vedono intere famigliole
intraprendere questo cammino purificatorio. La prima parte si svolge lungo la strada, poi ci s’inoltra nel bazaar di
Goverdhan, e qui inizia il parikrama
vero e proprio, in mezzo a tempietti e vasche sacre. Molte persone
percorrono questo cammino prosternandosi. In ogni punto sacro i
brahmini sono pronti a spiegare il significato di ciò che
s’incontra, qualche episodio della vita di Krishna e di Radha. Verso
la fine del percorso si incontra il Kusum
Sarovar, un luogo incantevole, una vasca sacra con i ghat che
scendono nell’acqua. La leggenda narra che Radha ci veniva a
raccogliere fiori da offrire a Krishna. Nel 18imo secolo vi furono costruiti dei chhatri meravigliosi da Jawahar Singh, un
Maharaja Jat di Bharatpur, in onore di suo padre, Suraj Mal. Gli stessi regnanti di Bharatpur furono i costruttori del meraviglioso
“palazzo delle fontane” a Deeg, situato 20 km oltre Goverdhan. Questo palazzo, concepito come palazzo
estivo [residenza estiva] per i Jat di Bharatpur, aveva un sistema di
fontane e corsi d’acqua sotterranei che davano refrigerio durante
l’estate torrida in questa regione. I palazzi sono collegati l’uno
con l’altro da viali bellissimi pieni di fontane, che vengono messe
in funzione, ogni anno soltanto in due occasioni. Mi fu raccontato che
questi regnanti di Bharatpur aggredirono i Moghul ad Agra e a Delhi e
razziarono un intero palazzo che fu ridotto in pezzi, questi furono
numerati e usati dopo per ricostruirlo identico a Deeg, dove divenne
noto come il Suraj Mal. Dagli intarsi in pietra dura sulle pareti, e quelli
in pietra semi-dura visti su una pedana sotto un arco nel giardino, è
evidente la provvenienza di queste costruzioni…. Seguo la
stessa strada, per circa 75 km, in direzione di Alwar.
Cammelli per strada, casupole tipiche ricoperte con sterco di mucca,
vivaci colori di sari: sono arrivata in Rajasthan. Niente più smog
adesso, il cielo è tornato azzurro. La Alwar del presente è una
cittadina anonima, tranquilla ma poco attraente. A dargli colore c’è
la Alwar del passato. Alwar era uno degli stati Rajput, ed era
eminente nel 18imo secolo, sotto il Maharaja Pratap Singh. Egli fece
costruire uno splendido palazzo di città, che attualmente ospita
edifici governativi. Quando arrivo ci sono ragazzini che giocano a
cricket nei cortile, e per visitare il palazzo e salire ai piani
superiori non incontro nessuno che mi indica la via dove
andare. Dai piani superiori si gode di un panorama magnifico, con le
colline degli Aravalli sullo sfondo. Il palazzo ospita un museo molto
bello, con oggetti d’arte, abiti in broccato, strumenti musicali
tradizionali, un’armeria, e una splendida collezione di pitture in
miniatura e di manoscritti magnificamente illuminati, sia di
ispirazione indù che musulmana. Fuori dal palazzo si trova un
laghetto, è una vasca magnifica con degli scalini che portano fino in
fondo. Di fianco è stato costruito il bellissimo cenotafio del
Maharaja Bakthawar Singh,conosciuto anche con il nome “Moosi
Maharani ki Chhatri” perchè una delle mogli di Bakthawar Singh, la
Rani Moosi, vi commise sati immolandosi sulla pira funeraria del
marito. Alwar
era una città fortificata, cinta con
5 km di mura coronate con un forte situato 300 metri al di sopra della
cittadina. Per arrivarci si sale su una collinetta, passando in mezzo
ai boschi. Purtroppo il forte Bala Quila è in uno stato molto
trasandato, anche se sono in atto lavori di restauro. Per poterlo
visitare, e ciò vale veramente la pena – se non altro dal punto di
vista panoramico-, si deve richiedere un permesso alla polizia locale,
perchè al forte è stata installata una stazione radio-trasmittente. A circa 35
km da Alwar si trova il parco nazionale di Sariska - ufficialmente si
chiama ‘Tiger Riserve”, ma non illudetevi….difficilmente si vede
una tigre!- A Sariska i Maharaja di Alwar avevano costruito un
‘hunting lodge’, un bel palazzo dove si può anche soggiornare e
da dove vengono gestiti i safari nel parco. E da qui si arriva nelle
zone più conosciute del Rajasthan: Jaipur, Pushkar, Ajmer. |
Stiamo lavorando ad un nuovo itinerario , in luoghi (relativamente) poco visitati del Rajasthan, in cui inseriamo le destinazioni sopra descritte. Trovate il prospetto di viaggio qui
Kristin Blancke
, Novembre 2010