Lamayuru non ha
veramente bisogno di molte spiegazioni. L’ambiente geofisico è così
speciale che chiunque ci arrivi non potrà che rimanere emozionato da
questo luogo . Il monastero, in cima ad una collina, sormontato dal centro di
ritiro, e sotto la valle con i prati a forma di ‘svastica’, -come racconta
un’antica leggenda al riguardo del posto-, il tutto immerso in mezzo a rocce brulle e impressionanti, offre uno degli scenari più spettacolari del
Ladakh.
Il monastero
stesso nella sua forma attuale non è molto vecchio: dalla storia del luogo
risulta che gli edifici originali furono distrutti quasi completamente
dall’invasione dei Dogra provvenienti del Punjab nella seconda parte del
diciannovesimo secolo, come ripicca contro la distruzione di un tempio indù a
Leh da parte dei Ladakhi. Fu il Kushog Bakula di quell’epoca che offrì i
soldi per la ricostruzione e per la decorazione delle sale.
Vorrei qui
attirare l’attenzione su una delle sale raramente visitate, che comunque è
una perla del Ladakh: il Cenresi Lhakhang, situato sotto alle cucine
del monastero, di fianco ad un boschetto di salici e sopra alla scuoletta dei
monachelli. La sala, dedicata a Cenresi (Avalokiteshvara - il
bodhisattva della compassione), viene
utilizzata dai devoti nei giorni in cui viene praticato il Nyung-ne (pratica
di digiuno combinata a visualizzazioni, preghiere, prostrazioni e recitazioni
del mantra di Cenresi). Infatti nella stanza si trova una grande statua di
Cenresi a 11 teste e mille braccia, che è la statua principale della sala. Ma
ad attirare soprattutto la nostra attenzione sono le
pitture parietali che credo siano unici in tutto il mondo tibetano. Non ho mai visto una
rappresentazione così completa del Bardo Thödrol, inclusivo di tutti i
dettagli delle visioni sperimentate dal defunto prima di arrivare alla scelta
della nuova incarnazione. Questa è la paerete che si trova, entrando, sulla
destra.
Nel ‘Bardo Thödrol’,
in occidente tradotto come ‘Il Libro Tibetano dei Morti’, viene
spiegato che al momento della
morte il defunto dovrà attraversare un periodo intermedio – bar-do in
tibetano - durante il quale avrà una serie di esperienze che lo porteranno,
dopo 49 giorni, a re-incarnarsi in una di sei tipi di possibili esistenze:
come un dio, come un dio geloso, come un essere umano, come un animale, come
uno spirito avido, oppure come un essere in uno degli inferni. Se il defunto
viene aiutato da chi gli sta vicino, se questa persona gli legge giorno dopo
giorno questo libro, e se il defunto segue le indicazioni date da chi glielo
legge, esiste la possibilità che durante questo periodo il defunto possa
liberarsi dal ciclo delle esistenze condizionate (da qui la seconda parte del
titolo: thö-drol: liberarsi attraverso l’ascolto), oppure che possa almeno
scegliersi un luogo di rinascita propizio al suo progredire sulla via verso la
liberazione.
Nel libro vengono
descritte tre fasi, tre 'bar-do’, sperimentati dopo la
morte: il bardo del momento della morte, che finisce con il manifestarsi
della natura ultima della mente; il bardo della realtà ultima, in cui il
defunto sperimenta visioni di divinità prima pacifiche poi via via più irate
e terrificanti; e il bardo ‘del
divenire’, che corrisponde alle visioni che lo porteranno a scegliere una
nuova incarnazione.
Sul nostro muro a
Lamayuru tutte queste fasi sono dipinte in dettaglio, e ogni dettaglio viene
spiegato con l’appropriato testo in tibetano.

Kuntuzangpo
con consorte
La prima immagine,
in alto a sinistra, mostra Kuntuzangpo/Samantabhadra in unione con la sua
consorte, Kuntuzangmo/Samantabhadri; essi rappresentano l’unione di vacuità
e luminosità, le caratteristiche della natura della mente. Nella teoria del
Bardo Thödrol, al momento della morte, dopo che gli elementi fisici del corpo si
sono dissolti uno nell’altro (terra, acqua, fuoco, aria e coscienza) per un
brevissimo momento si presenta alla coscienza uno stato di pura luce, la vera
natura della mente, che se viene riconosciuta conduce
alla liberazione. Potrà eventualmente riuscirci chi durante la vita ha
allenato la mente a riconoscere questo stato attraverso la meditazione.

Nampar
Nangdze, Vairocana Buddha, la prima divinita pacifica
Ma ciò è molto
difficile, ed è quindi più probabile
che il defunto a questo punto ‘vagherà nel
bardo della realtà ultima’,
attraversando una serie di esperienze. Durante una prima fase egli verrà a
contatto con la serie delle divinità pacifiche: ogni giorno gli si
presenterà alla vista una delle divinita' pacifiche, ognuna in unione
sessuale con la propria consorte, ma questa visione sarà così forte e
abbagliante da far paura e indurre a scappare via. Sarà utile se chi gli sta
vicino gli legge le caratteristiche di ogni divinità e incoraggia il
defunto a riconoscere la visione come un aspetto della sua propria natura, e,
invece di fuggire, a unirsi alla luce ottenendo in questo modo la liberazione.
Se, invece di fare questo, egli seguira' una luce più blanda e meno paurosa di uno
dei sei stati di esistenza, finirà per reincarnarsi in uno dei sei mondi
condizionati. Infatti sul muro sotto
ognuna delle 5 divinità pacifiche si vede un omino che viene raggiunto da due raggi
di luce: uno provveniente dal cuore della divinità, e uno da uno dei 6 mondi.

Vijaya,
rNam par rGyal ba, il Vittorioso, uno dei " guardiani-delle-porte irati"
(sgo ba 'khro bo) che circondano i 5 Buddha al sesto giorno
Ma siccome
liberarsi a questo punto non e' facile, e' piu' probabile che egli non
fara' nulla, e cosi arriva al sesto giorno in cui le 5
divinità pacifiche appaiono tutte insieme, attorniate da guardiani e
guardiane, contemporaneamente alle luci dei sei mondi. Se il defunto riconosce
queste visioni come la sua propria mente e si unisce a loro raggiunge la
liberazione. Altrimenti il
settimo giorno gli appaiono i 5
Rigdzin/Vidhyadhara – esseri altamente realizzati circondati da yoghini,
dakini e eroi spirituali –
che se riconosciuti portano alla liberazione.

divinita irate con consorte;
foto
di G.O Dyhrenfurth, 1930;
Dopo le
visioni delle divinità pacifiche arrivano una serie di esperienze più
terrificanti, quelle delle divinità irate. Ora bisogna ritornare indietro,
nella seconda striscia di immagini sulla parete iniziando da sinistra: una dopo l’altra
sono qui rappresentate le cinque divinità irate, in unione con le loro
consorti mistica mistiche. Le visioni sperimentate dal defunto sono
spaventose: luci fortissime, raggi di luce intensi, e
suoni molto violenti, ma chi gli sta vicino spiegherà tutti
i dettagli di questa visione e lo incoraggerà a non aver paura e a
unirsi a questa divinità; riconoscendo quanto gli appare come una
manifestazione della propria mente, egli sara' liberato.

divinita'-guardiane
con testa di animale che attorniano i Heruka irati
Dopo 5 giorni
appaiono, tutte insieme, le 58 divinità irate: oltre agli
Heruka prima apparsi uno alla volta, ora appaiono altre divinità
femminili Gauri/Keurima e Pisaci/Phramenma,
e poi le yoghini e le dee ishvari con teste di animali, guardiani e guardiane
delle direzioni. Tutte queste apparizioni incutono molto timore,
ma se fossero riconosciute come un aspetto della propria mente, uno sarebbe
liberato.
Se
invece uno si lascia trascinare dalle proprie allucinazioni, dovrà proseguire
nella terza fase , il bardo del
divenire. Le proprie visioni assumeranno
ora le sembianze del Dharmaraja,
il Signore della Morte, circondato da un dio bianco e un demone nero, che portano un sacchetto
pieno di sassolini, -bianchi oppure neri-, corrispondenti alle azioni positive
o negative del defunto. Il signore della morte deciderà dove dovra'
rinascere il defunto, in
accordo con il suo karma. A questo punto, se il defunto non riesce a seguire
le istruzioni lette da chi gli sta vicino e non riconosce tutte quelle
immagini come aspetti della sua propria natura, la
sua situazione diventa insostenibile, ed egli deve trovare una soluzione;
viene inseguito dai demoni del proprio karma, e viene spinto in mezzo ad una
tempesta di neve, al buio pesto, una situazione dalla quale non vede l’ora
di poter scappare.

visione
di urgenza per entrare in un utero
Ora
gli si presentano visioni di una
coppia che sta facendo l’amore, e sarà tentato di entrare nell’utero
della donna per prendere una nuova rinascita. Molte sono le istruzioni che gli
verranno lette a questo punto per evitare che entri in un utero, al fine di
potersi liberare, oppure, se questo non è possibile, almeno di potersi
scegliere una situazione di vita adatta per proseguire sulla via della
liberazione. Segue quindi la descrizione dei 4 continenti dove potrebbe rinascere
(secondo la cosmologia tibetana), fra
i quali viene consigliato di scegliere il continente meridionale, Jambudvipa,
il nostro universo. Poi seguono le descrizioni delle
visioni di possibili luoghi di rinascita sfavorevoli: vedrà le belle case e
templi del mondo degli dei, una fitta foresta con cerchi di fuoco del mondo
degli dei gelosi, grotte, crepacci e capanne nella nebbia del mondo animale,
visione
per rinascita come spirito avido
un deserto , un
burrone o una foresta buia e impenetrabile con
dei buchi neri in una roccia in cui rifugiarsi per nascere come spirito
avido, oppure un mondo immerso nell’oscurità con case nere o rosse e
voragini nel terreno per rinascere negli inferni. Ognuna di queste
destinazioni non è favorevole, e quindi dopo averla descritto al defunto gli viene
consigliato di non entrarci. Dopo aver evitato una rinascita sfavorevole,
alla fine arriverà il momento in
cui non potrà più tardare, e gli vengono dati consigli per recarsi
nelle pure terre, oppure se deve proprio rientrare in un utero, a questo punto
dovrà scegliere una famiglia buona, dove potrà avere la possibilità di
proseguire la ricerca spirituale nella prossima vita.
*
* *
Finora sono
riuscita a raccogliere soltanto 5 immagini di questa fantastica parete. Mi
piacerebbe negli anni venturi, con l’aiuto di chi visiterà Lamayuru, poter
documentare questo muro in modo
più completo. Mi
aiutate a raccogliere altre immagini?
Kristin
Blancke, marzo 2009
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