LADAKH-LAMAYURU

IL BARDO THODROL SPIEGATO SU UN MURO

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                                           foto giancarlo radice    centro di ritiro-foto elisa meriggiani            sotto la kora-foto franco pizzi

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Lamayuru non ha veramente bisogno di molte spiegazioni. L’ambiente geofisico è così speciale che chiunque ci arrivi non potrà che rimanere emozionato da questo luogo . Il monastero, in cima ad una collina, sormontato dal centro di ritiro, e sotto la valle con i prati a forma di ‘svastica’, -come racconta un’antica leggenda al riguardo del posto-, il tutto immerso in mezzo a rocce brulle e impressionanti, offre uno degli scenari più spettacolari del Ladakh.

Il monastero stesso nella sua forma attuale non è molto vecchio: dalla storia del luogo risulta che gli edifici originali furono distrutti quasi completamente dall’invasione dei Dogra provvenienti del Punjab nella seconda parte del diciannovesimo secolo, come ripicca contro la distruzione di un tempio indù a Leh da parte dei Ladakhi. Fu il Kushog Bakula di quell’epoca che offrì i soldi per la ricostruzione e per la decorazione delle sale.

Vorrei qui attirare l’attenzione su una delle sale raramente visitate, che comunque è una perla del Ladakh: il Cenresi Lhakhang, situato sotto alle cucine del monastero, di fianco ad un boschetto di salici e sopra alla scuoletta dei monachelli. La sala, dedicata a Cenresi (Avalokiteshvara - il bodhisattva della compassione), viene utilizzata dai devoti nei giorni in cui viene praticato il Nyung-ne (pratica di digiuno combinata a visualizzazioni, preghiere, prostrazioni e recitazioni del mantra di Cenresi). Infatti nella stanza si trova una grande statua di Cenresi a 11 teste e mille braccia, che è la statua principale della sala.  Ma ad attirare soprattutto la nostra attenzione sono le pitture parietali  che credo siano unici in tutto il mondo tibetano. Non ho mai visto una rappresentazione così completa del Bardo Thödrol, inclusivo di tutti i dettagli delle visioni sperimentate dal defunto prima di arrivare alla scelta della nuova incarnazione. Questa è la paerete che si trova, entrando, sulla destra.

Nel ‘Bardo Thödrol’, in occidente tradotto come ‘Il Libro Tibetano dei Morti’, viene spiegato che  al momento della morte il defunto dovrà attraversare un periodo intermedio – bar-do in tibetano - durante il quale avrà una serie di esperienze che lo porteranno, dopo 49 giorni, a re-incarnarsi in una di sei tipi di possibili esistenze: come un dio, come un dio geloso, come un essere umano, come un animale, come uno spirito avido, oppure come un essere in uno degli inferni. Se il defunto viene aiutato da chi gli sta vicino, se questa persona gli legge giorno dopo giorno questo libro, e se il defunto segue le indicazioni date da chi glielo legge, esiste la possibilità che durante questo periodo il defunto possa liberarsi dal ciclo delle esistenze condizionate (da qui la seconda parte del titolo: thö-drol: liberarsi attraverso l’ascolto), oppure che possa almeno scegliersi un luogo di rinascita propizio al suo progredire sulla via verso la liberazione.

Nel libro vengono descritte tre fasi, tre 'bar-do’, sperimentati dopo la morte: il bardo del momento della morte, che finisce con il manifestarsi della natura ultima della mente; il bardo della realtà ultima, in cui il defunto sperimenta visioni di divinità prima pacifiche poi via via più irate e terrificanti;  e il bardo ‘del divenire’, che corrisponde alle visioni che lo porteranno a scegliere una nuova incarnazione.

Sul nostro muro a Lamayuru tutte queste fasi sono dipinte in dettaglio, e ogni dettaglio viene spiegato con l’appropriato testo in tibetano.

Kuntuzangpo con consorte

La prima immagine, in alto a sinistra, mostra Kuntuzangpo/Samantabhadra in unione con la sua consorte, Kuntuzangmo/Samantabhadri; essi rappresentano l’unione di vacuità e luminosità, le caratteristiche della natura della mente. Nella teoria del Bardo Thödrol, al momento della morte, dopo che gli elementi fisici del corpo si sono dissolti uno nell’altro (terra, acqua, fuoco, aria e coscienza) per un brevissimo momento si presenta alla coscienza uno stato di pura luce, la vera natura della mente, che se viene riconosciuta  conduce alla liberazione. Potrà eventualmente riuscirci chi durante la vita ha allenato la mente a riconoscere questo stato attraverso la meditazione.

 

 

 

 

Nampar Nangdze, Vairocana Buddha, la prima divinita pacifica

Ma ciò è molto difficile, ed è quindi più  probabile che il defunto a questo punto  ‘vagherà  nel bardo della realtà ultima’, attraversando una serie di esperienze. Durante una prima fase egli verrà a contatto con la serie delle divinità pacifiche: ogni giorno gli si presenterà alla vista una delle divinita' pacifiche, ognuna in unione sessuale con la propria consorte, ma questa visione sarà così forte e abbagliante da far paura e indurre a scappare via. Sarà utile se chi gli sta vicino gli legge le caratteristiche di ogni divinità e incoraggia il defunto a riconoscere la visione come un aspetto della sua propria natura, e, invece di fuggire, a unirsi alla luce ottenendo in questo modo la liberazione. Se, invece di fare questo, egli seguira' una luce più blanda e meno paurosa di uno dei sei stati di esistenza, finirà per reincarnarsi in uno dei sei mondi condizionati. Infatti sul muro sotto ognuna delle 5 divinità pacifiche si vede  un omino che viene raggiunto da due raggi di luce: uno provveniente dal cuore della divinità, e uno da uno dei 6 mondi.  

Vijaya, rNam par rGyal ba, il Vittorioso, uno dei " guardiani-delle-porte irati" (sgo ba 'khro bo) che circondano i 5 Buddha al sesto giorno 

Ma siccome liberarsi a questo punto non e' facile, e'  piu' probabile che egli non fara' nulla, e cosi arriva al sesto giorno in cui le 5 divinità pacifiche appaiono tutte insieme, attorniate da guardiani e guardiane, contemporaneamente alle luci dei sei mondi. Se il defunto riconosce queste visioni come la sua propria mente e si unisce a loro raggiunge la liberazione. Altrimenti il settimo giorno  gli  appaiono  i 5 Rigdzin/Vidhyadhara – esseri altamente realizzati circondati da yoghini, dakini e eroi spirituali – che se riconosciuti portano alla liberazione.

 

 

 

 

divinita irate con consorte; foto di G.O Dyhrenfurth, 1930; 

Dopo le visioni delle divinità pacifiche arrivano una serie di esperienze più terrificanti, quelle delle divinità irate. Ora bisogna ritornare indietro, nella seconda striscia di immagini sulla parete iniziando da sinistra: una dopo  l’altra sono qui rappresentate le cinque divinità irate, in unione con le loro consorti mistica mistiche. Le visioni sperimentate dal defunto sono spaventose: luci fortissime, raggi di luce intensi,  e suoni molto violenti, ma chi gli sta vicino spiegherà  tutti i dettagli di questa visione e lo incoraggerà a non aver paura e a unirsi a questa divinità; riconoscendo quanto gli appare come una manifestazione della propria mente, egli sara' liberato.

   

divinita'-guardiane con testa di animale che attorniano i Heruka irati

Dopo 5 giorni appaiono, tutte insieme, le 58 divinità irate: oltre agli Heruka prima apparsi uno alla volta, ora appaiono altre divinità femminili Gauri/Keurima  e Pisaci/Phramenma, e poi le yoghini e le dee ishvari con teste di animali, guardiani e guardiane delle direzioni. Tutte queste apparizioni  incutono molto timore, ma se fossero riconosciute come un aspetto della propria mente, uno sarebbe liberato.

Se invece uno si lascia trascinare dalle proprie allucinazioni, dovrà proseguire nella terza fase , il bardo del divenire. Le proprie visioni  assumeranno ora le sembianze del  Dharmaraja, il Signore della Morte, circondato da un dio bianco e un demone nero, che portano un sacchetto pieno di sassolini, -bianchi oppure neri-, corrispondenti alle azioni positive o negative del defunto. Il signore della morte deciderà dove dovra' rinascere il defunto,  in accordo con il suo karma. A questo punto, se il defunto non riesce a seguire le istruzioni lette da chi gli sta vicino e non riconosce tutte quelle immagini come aspetti della sua propria natura,  la sua situazione diventa insostenibile, ed egli deve trovare una soluzione; viene inseguito dai demoni del proprio karma, e viene spinto in mezzo ad una tempesta di neve, al buio pesto, una situazione dalla quale non vede l’ora di poter scappare.

visione di urgenza per entrare in un utero

Ora  gli si presentano visioni di una coppia che sta facendo l’amore, e sarà tentato di entrare nell’utero della donna per prendere una nuova rinascita. Molte sono le istruzioni che gli verranno lette a questo punto per evitare che entri in un utero, al fine di potersi liberare, oppure, se questo non è possibile, almeno di potersi scegliere una situazione di vita adatta per proseguire sulla via della liberazione. Segue quindi la descrizione dei 4 continenti dove potrebbe rinascere (secondo la cosmologia tibetana),  fra i quali viene consigliato di scegliere il continente meridionale, Jambudvipa, il nostro universo. Poi seguono le descrizioni delle   visioni di possibili luoghi di rinascita sfavorevoli: vedrà le belle case e templi del mondo degli dei, una fitta foresta con cerchi di fuoco del mondo degli dei gelosi, grotte, crepacci e capanne nella nebbia del mondo animale,

visione per rinascita come spirito avido

un deserto , un burrone o una foresta buia e impenetrabile con dei buchi neri in una roccia in cui rifugiarsi per nascere come spirito avido, oppure un mondo immerso nell’oscurità con case nere o rosse e voragini nel terreno per rinascere negli inferni. Ognuna di queste destinazioni non è favorevole, e quindi dopo averla descritto al defunto gli viene consigliato di non entrarci. Dopo aver evitato una rinascita sfavorevole,  alla fine arriverà il momento in cui non potrà più tardare, e  gli vengono dati consigli per recarsi nelle pure terre, oppure se deve proprio rientrare in un utero, a questo punto dovrà scegliere una famiglia buona, dove potrà avere la possibilità di proseguire la ricerca spirituale nella prossima vita.  

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Finora sono riuscita a raccogliere soltanto 5 immagini di questa fantastica parete. Mi piacerebbe negli anni venturi, con l’aiuto di chi visiterà Lamayuru,  poter documentare questo muro in modo più completo. Mi aiutate a raccogliere altre immagini?  

Kristin Blancke, marzo 2009

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