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DI PASSAGGIO NEL KHAM : SEI COSE CHE MI HANNO COLPITA
I
PAESAGGI
foto Gianmarco Agazzi foto Paola Mugnai
A differenza della maggior parte delle altre aree tibetane finora visitate, la parte inferiore del Kham (comunque sempre al di sopra dei tremila metri...) è molto "alpina": molto verde, con tanti tanti fiori, e una preponderanza di prati blu; dolci colline e belle casette, che assomigliano quasi a chalet svizzeri. Ogni villaggio ha le sue proprie caratteristiche architettoniche, con leggere differenze nell'uso di colori e di decorazioni nel legno.
Anche quando ci
s’innalza al di sopra dei 4000 metri rimane comunque ancora un pò di
vegetazione; qui spariscono i villaggi, e ci si ritrova tra grandi
praterie con tende di nomadi. Mentre la vegetazione alle altitudini
relativamente più basse è ovviamente bellissima, un'amante degli altopiani
come me predilige questi luoghi più elevati, con i loro spazi così vasti
costellati di tende di nomadi, di greggi di pecore e capre, di cavalli e di yak;
tanti yak....
I MONASTERI
Kangding Dorge Drak
Dovunque nel Kham si sente una grande voglia di ricostruzione. Delle centinaia di vecchi monasteri rimane poco, tutti distrutti dai musulmani oppure durante la rivoluzione culturale. Ma adesso si ricostruisce. Molto lavoro è già stato fatto nell'ultimo decennio, in tanti altri monasteri sembra di essere in un cantiere. Particolare attenzione viene data alla pittura degli affreschi, con colori sgargianti, per i nostri gusti un pò kitsh .
I M0NACI
Ma
poi che ci fanno in tutti quei monasteri? In alcuni luoghi si avverte un senso di
desolazione, di abbandono; più volte ci venne detto che se il Dalai Lama non
ritorna i monaci
si sentono persi, e tanti, tantissimi cercano di scappare in India, legalmente
oppure illegalmente, dove ritrovano il monastero-madre
in esilio. Rimangono i monaci anziani e malati.
In
altri posti invece, laddove c'è un supporto notevole
dei rimpoce che risiedono all'estero, si sente un grande fervore religioso. Un
esempio è Dzogchen.
Un luogo incantevole: situato a oltre 4000 metri, si sale fino ad un muro-mani da un villaggio con poche case
e negozi , e oltrepassato il muro si entra in
un'ampia vallata cosparsa di templi. In fondo alla valle, in
un grande tempio con il pavimento di legno, erano
in corso degli insegnamenti di Longchen Nyingthik. Siamo arrivati nel momento
della pausa. Centinaie di monaci si rovesciano fuori per un momento di relax. Avevamo
notato una fila di motociclette parcheggiate ordinatamente l'una di fianco
all'altra. Ed ecco che vediamo saltarci sopra i monaci....Dall'altra parte della
valle una bella costruzione ospita uno 'shedra', un istituto per gli studi, e
poco più in là, in un tempio grande e nuovo, viene data un'iniziazione
tantrica - vietato l'ingresso alle donne. Anche qui tanti monaci; uno di loro è
stato in giro per l'Europa, come parte di una troupe di monaci che
eseguivano i Chams,- le danze rituali dei monaci-. Ha trascorso un
periodo di tempo al monastero di Dzogchen nel sud dell'India, e in quel frangente
ha fatto il suo viaggio.
Sershul
Gompa è un altro luogo di grande ispirazione. Anche questo
monastero è situato in un posto sperduto nelle montagne, ad una trentina di km
dalla capitale della contea, Jumang. Arriviamo di sera, dopo una lunga giornata
piovosa, e siamo ricevuti nella guest house del monastero: bella, pulita,
semplice ma accogliente, con tanto di ristorante e di sala-soggiorno con una
grande vetrata che guarda la valle. Finalmente, dopo
tutti gli alberghi cinesi -parecchio " anonimi " - finora visitati,
troviamo un po di "calore umano"! La visita del complesso monastico in
una mattina assolata, raggiunto con una piacevole passeggiata, è una
gradevolissima sorpresa: una serie di costruzioni sparse sulle colline
circostanti, tra cui uno shedra (istituto di studio per i monaci), un tempio, e
alcune "tende-scuola" (sono tende da nomadi piene di ragazzini dei
villaggi intorno ). Incontriamo una monaca che ha
studiato a Dharamshala, e che ora abita a Sershul per aiutare il rimpoce come
traduttrice quando arrivano gli ospiti stranieri: taiwanesi, singaporesi,
occidentali, che vengono in questo luogo sperduto a seguire qualche corso di
meditazione.
I
"DEVOTI", LAICI E MONACI
Lungo la strada incontriamo un altro luogo molto particolare. I nostri autisti ce ne parlano mentre siamo su un passo di 4600 metri. Ci dicono che poco innanzi si trova un luogo dove vivono 10 000 monache da un lato del fiume, 10000 monaci dall'altro, al seguito ad un grande maestro (sicuramente la cifra sarà esagerata!). Il Lama è così famoso perchè mostra miracoli sul suo corpo: per chi possiede l'occhio della fede (!) è possibile vedere sul suo torace tutti i maestri che gli hanno dato insegnamenti, con il Dalai lama sulla sua testa.
Basta una deviazione di pochi
chilometri per arrivare in questo sito. Impressionante! Subito vediamo una
costruzione, tipo hangar, con dentro tanti monaci e monache, che stanno
seguendo una funzione religiosa, una puja in occasione del giorno di Yeshe
Sogyal (la consorte tibetana di Guru Rimpoce). Ma guardando intorno
notiamo un enorme cantiere ; un tempio più o meno finito, e tante
costruzioni. Centinaia di baracche dove vive la gente, venuta qui da ogni parte
del Tibet per seguire questo maestro. Dice un monaco, originario di Lhasa:
"Noi veniamo qui perchè possiamo davvero imparare a meditare, non soltanto
a studiare il dibattito, ma a meditare, con l'aiuto di un maestro che mostra i
segni della sua realizzazione!"
LE CITTADINE E LA GENTE:
Pelyul
Pelyul,
Derge, Kanze sono cittadine piccole, abbastanza carine, con costruzioni
caratteristiche, in legno. Yushu al contrario è una
città piuttosto grande, prevalentemente cinese. Gli alberghi rigorosamente
di proprietà dei cinesi, con personale tibetano. In città un misto di etnie, tra
colorati tibetani tipo cowboy del far west con le loro donne magnificamente
addobbate, e cinesi che gestiscono tutti i business. Mi ha colpito la totale
mancanza della classe 'imprenditoriale' tibetana. Dove sono i negozianti scaltri
e simpatici che ritroviamo nelle altre parti del mondo tibetano? Sembra che da
queste parti sono rimasti i tibetani contadini e pastori e venditori ambulanti
oppure di generi di poca qualità, mentre tutta l'attività commerciale di un
certo rilievo è in mano ai cinesi. La lingua franca, in città come nei
villaggi, è il cinese, anche tra tibetani di differenti regioni. Buffo trovarsi
in una situazione dove per spiegarsi ci vuole una triplice traduzione: dal mio
tibetano al tibetano della guida, che essendo di Lhasa non capisce i dialetti
locali e deve ricorrere al cinese ...A volte non basta nemmeno questo, e devono
intervenire gli autisti d’origine Khampa! Ho come l'impressione che in genere
tra le gente laica vige un clima di tranquilla rassegnazione: questa regione fa
parte della Cina da molto tempo! Prova ne è l'apertura della festa dei cavalli
a Yushu: parata militare cinese all'inizio, parata militare alla fine; militari
a piedi e militari a cavallo; carri con pubblicità cinesi. Ma i ritratti del
Dalai Lama si ritrovano dovunque, qui non c'è bisogno di nasconderli!
tenda-picnic con foto Dalai Lama e Panchen Lama
UNA CURIOSITA': Cordyceps sinensis
Passando in un piccolo villaggio in mezzo al nulla, ci fermiamo per una breve sosta. La gente locale ci invita a guardare le mercanzie nei negozi: qualche gioiello locale, alcuni articoli di artigianato tibetano, di scarsa qualità. Un venditore ci prende da parte e apre un pacchetto di carta da giornale: dentro tiene una cosa che a prima vista sembra un'erba. Ci spiega che sono "vermi che d'estate diventano erba, oppure erba che d'inverno diventa verme". Una medicina eccellente , ci dice, ottima per la salute. Noi rimaniamo increduli e perplessi...Ma mentre aspettiamo la partenza dell'aereo da Xining, ecco che nel tax free shop ci sono scatole e scatole piene di questi "cordyceps". Si tratta di un "fungo-bruco" : un fungo che con le sue spori infetta i bruchi invadendone il mecchanismo fino a farli diventare vegetali. I cinesi ne scoprirono le virtù terapeutiche molti secoli addietro, notando che le pecore che brucavano in zone di Cordyceps erano più forti e più sane. Da sperimentazione risulta che il Cordyceps sinensis è una specie di panacea: procura energia, previene l'invecchiamento, rafforza il sistema immunitario, e funziona come afrodisiaco per l'uomo. Oggigiorno questo "fungo-bruco" sembra il business per eccellenza della provincia del Qinghai: girando la carta d'imbarco mi accorgo che è addiritura reclamizzata sul retro. Mai più avremmo immaginato tali meraviglie lungo la strada in quel borgo!
Cosa
non abbiamo scoperto, di passaggio nel Kham!
Kristin
Blancke
Dharamshala,
16 agosto 2006.