VIAGGIO IN ARUNACHAL  PRADESH

(Dicembre 2007)

 

ARUNACHAL     è…..

 

…La foresta che ricopre tutto il territorio, con una vegetazione lussureggiante lungo tutto il percorso stradale dove numerosi gruppi di banani si affacciano, sono banane  rosse dalla polpa granulosa che viene sputata dopo la masticazione, con le felci giganti  e l’azzurro dell’ agerato che qui cresce spontaneo.

…L’hotel molto spartano che ci accoglie, consistente in sei - sette camere, delle quali un paio o più sono sempre riservate ai “ vip “ locali, di solito militari. Camere con letti piantati su quattro pali e bagno con l’acqua che esce gorgogliando da tubature fatiscenti e ti tiene compagnia per tutta la notte.  Le porte che collegano una stanza all’altra, bagno e cortile e retrocamera, munite di catenacci e spesso marce alla base che non isolano  dai rumori esterni, tanto è vero che ti sembra che il cane che abbaia fuori sia invece  accanto al letto…..

…Lavarsi attingendo dal secchio, con il classico pentolino indiano, l’acqua riscaldata in cucina.

…A volte non lavarsi perché l’ impianto idraulico non funziona.

…La sala da pranzo,dotata di lavandino con accanto una mini cucina fumosa.

…L’odore acre del fumo della legna che filtra in camera quando stai per addormentarti .

…Ascoltare dalla propria camera gli strilli del pollo che viene acciuffato dal cuoco, decapitato e fatto a pezzi per la nostra cena sempre a base di riso e pollo e…….pollo e riso.

…I nostri picnic sul cofano della jeep integrati dalle nostre scorte alimentari, delle vere leccornie i salamini, i formaggi e formaggini e la nutella accompagnati con i Michetti del Mulino Bianco…

…La strada che segue tortuosa la montagna, per ore per condurci ai villaggi tribali. Sul top delle alture

…Tre  piccolissimi cimiteri cristiani stretti tra il pendio ed il ciglio della strada.

…L’ incontro lungo la strada dei fieri appartenenti alle tribù WHANGCHO coperti di perizoma  abbellito  da una cintura a spirale di bambù  con  il machete  e una gerla intrecciata sempre in bambù sulle spalle.

…Un NOCTE vestito di perizoma che gesticola indiavolato fendendo l’erba con il machete.

…Una ripida scalinata in parte in pietra e in parte in cemento che ci porta ansimanti al villaggio e noi che pranziamo in  piedi accanto alla jeep.

…E tutte le altre  scalinate irregolari per giungere al villaggio vero e proprio: capanne su palafitte di bambù armoniosamente inserite nel contesto, con i tetti coperti dalle foglie di palma, ogni villaggio è un mondo tutto di bambù…

..Tanti bambini che ci seguono incuriositi, i più piccoli sulla schiena delle sorelle o dei fratelli, nulla ci chiedono, guardano incantati le foto che scattiamo loro senza riconoscersi e si illuminano in un sorriso quando gli altri fanno capire; SEI TU !....E un piccolo vestito solo con una felpa rossa con cappuccio, rimane indietro e  se ne sta fermo con gli occhi sgranati.

…E gli occhi incuriositi delle persone protesi ad osservare le foto scattate loro, nelle quali nemmeno gli adulti si riconoscono

…I giochi de bimbi con le biglie di creta nella polvere e l’unico giocattolo: due ruote, un asse e un paletto per spingere e giocare alla guerra con le aste di bambù.

…Ia ripida e disagevole discesa ad un secondo villaggio WANGCHO che  olezza di sterco di  pollo, la ritrosia dei bambini che ci spiano dall’alto delle capanne scomparendo velocissimi al loro interno allorché vedono che li fotografiamo; le donne gravate dalle gerle di legno piene di legna si ritirano velocemente non appena ci scorgono; i teschi di scimmia che ornano la capanna di in capo.

…Il villaggio GALLONG serrato  dalle alture, al tramonto, con gli abitanti intorno ai fuochi accesi per la cena, con gli anziani intenti a piegare le listerelle di bambù scaldandole sul fuoco, gli strilli disperati di un bimbo che la mamma lava alla fontanella e i grassi maiali tra le capanne.

…Le danzatrici di Along che si esibiscono in una serie di ritmi e vocalizzi e le loro scoppiettanti risate di divertimento alla fine dello spettacolo.

…Un altro villaggio degli ex tagliatori di teste con sul top della collina una capanna con una quarantina di teschi dei nemici uccisi e quello di un re posto più in alto degli altri.

…Le ragazze intente a macinare il riso con i pestelli ed intorno anatre e polli pronti a beccare qualche chicco e le anziane addette alla sorveglianza del riso a seccare al sole sulle stuoie intrecciate.

…Gli incredibili tamburi  nei dormitori dei ragazzi, lunghi sei-sette metri scavati in un solo tronco, che servivano a dare l’ allarme.

…La gentilezza della regina Nimu ad accoglierci nella sua capanna regale lunga una quarantina di metri.

…Il re Gallong seduto nella sua capanna davanti al fuoco con il copricapo di bambù ornato di pelliccia d’orso .

…Il cimitero di un villaggio con le tombe ornate da offerte stravaganti: zucche, bottiglie vuote di aranciata, pacchetti avvolti in foglie di banano, collane di grossi semi e perfino  una valigia.

…I villaggi APATANI dove vivono le ultime donne tatuate, con grossi bottoni neri inseriti nelle narici,  che rifuggono dal farsi fotografare.

…Una inaspettata cerimonia con lo sciamano che benedice la nuova casa sacrificando  di seguito tre volatili decapitandoli, irrorando con il loro sangue il totem e leggendo gli auspici nel cuore e nel fegato.  L’invito ad entrare nella capanna per partecipare al banchetto.

….Una vecchia Apatani china fino a terra sotto un carico di ceste che esce, mentre mi affaccio alla porta di un mulino e  qui una donna  mi offre una manciata di riso che custodisco in un fazzolettino.

 

UNO SPLENDIDO CIELO AZZURRO CHE CI HA ACCCOMPAGNATI PER TUTTO IL VIAGGIO

 

Kristin e Franco, grazie per questa meravigliosa esperienza, 

Dani

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