I Centomila Canti Di Milarepa

A cura di Roberto Donatoni

Introduzione di Fabrizio Torricelli

Traduzione di Kristin Blancke e Franco Pizzi 

 

INDICE

 

Introduzione di Fabrizio Torricelli

Note

Nota dei traduttori 

IX

LXXXV

CV  

         

    I CENTOMILA CANTI DI MILAREPA, I

 

PARTE PRIMA 

Nella quale gli esseri non umani giunti

 a sfidare [Milarepa] vengono legati a un voto

 

I. 

II.

III.

IV.

V.

VI.

VII.

VIII.

Mila raccoglie la legna

Ciusang sulla strada per Lapci

Il canto della neve

L'orchessa della roccia di Lingpa

La prima visita a Ragma 

La Rocca Celeste di Kyangphen

Le montagne innevate di Yölmo

L'offerta delle colombe, figlie degli dèi

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26

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68

73

86

PARTE  SECONDA  

                       Incontri con i figli spirituali                    

 

IX.

  

X.

XI.

XII.

XIII.

 

XIV.   

XV.

XVI.

XVII.

XVIII

XIX.

XX.   

XXI.   

XXII.

 

 

La prima visita alla Rocca adamantina

sulla roccia grigia

L'incontro con Reciungpa 

L'incontro con Tsaphurepa

La seconda visita a Ragma

I1 maestro Śākyaguņa viene accolto

[come discepolo]

L'incontro con Paldarbum

L'incontro con Seban Repa

L'incontro con Drigom Repa

Repa Shiwa Öd

L'incontro con il maestro di Ngen Zong

L'incontro con Dampa Giacphupa

L'incontro con Kharciung Repa 

L'incontro con Repa Darma Wangciuk 

La sottomissione di Narobönciung

Note

Bibliografia

 

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237

289

                      

 

p 86  

 

 

 

 

 

VIII  

 

L’OFFERTA DELLE COLOMBE,

FIGLIE DEGLI DÈI

   

Namo Guru!

Il Getsün Milarepa, seguendo le indicazioni [dello yi-dam], da Yölmo giunse in Tibet e si fermò in una grotta di Kuthang, dove s’immerse nello stato della chiara luce, solitario come un rinoceronte. Arrivò una colomba con un orecchino d’oro. Inchinò il corpo e piegò la testa come se facesse prosternazioni, e gli girò intorno parecchie volte. Quindi volò fino a una roccia in uno spiazzo pulito. Il Getsün capì che quello era l’invito di un essere non umano. Andò in quel luogo: c’era un mucchietto di riso bianco. La colomba vi ficcò il becco come per fare un’offerta; fece prosternazioni e gli girò intorno come prima; infine volò via. Il Getsün, rallegrato e meravigliato, cantò:  

 

1  

Emaho!

Benevolo Marpa di Lodrak,

con il cuore ti rammento, nel cuore ti medito.  

 

p 87

 

ti prego, non rimanere mai separato da me:

con la propria mente fusa con il Lama si è felici!

Ah la la!

Le manifestazioni [sono] la natura propria della realtà:

riconoscendole come dharmakaya non nato,

si dissolvono spontaneamente nel dharmakaya.

Non valuto se la visione è elevata oppure no.

La mente [lasciata] inalterata è felicità!

 

Vacuità e luminosità [sono] la natura propria

della mente: riconoscendola come consapevolezza luminosa e vuota si dissolve spontaneamente nello stato originario e autentico. Non valuto se la meditazione è buona o cattiva.  

La mente [lasciata] inalterata è felicità!

 

Nelle sei sfere di percezione, pure in sé,

riconoscendo che la dualità di soggetto e oggetto

non esiste piacere e dolore si dissolvono ambedue in un’unica cosa, si dissolvono spontaneamente nello stato originario e inalterato.

Non valuto se agire o no.

La mente [lasciata] inalterata è felicità!

 

Il frutto è la natura propria del[la mente, che è il] dharmakaya:

riconoscendo il molteplice come nirmanakaya

tutto ciò che si presenta si fonde liberandosi non appena se ne prende coscienza.

Non aspiro all’ottenimento di un risultato.

La mente [lasciata] inalterata è felicità!

 

Dopo che egli ebbe finito di cantare, la stessa colomba di prima tornò accompagnata da sette amiche. Come prima, si prosternarono e girarono intorno al Getsün. «Questi sono esseri non umani. Vediamo se mi parleranno sinceramente oppure no» pensò il Getsün. «Voi chi siete? Perché siete venute?» domandò. Le figlie degli dèi ruppero l’incante-  

 

p 88  

simo e si mostrarono con il proprio corpo. Quella

che le capeggiava, e che era venuta già prima, disse: «Noi siamo figlie di dèi. Abbiamo fede in te e siamo venute a chiederti insegnamenti». In risposta alla loro richiesta, il Getsün intonò questo canto:  

 

2

Lama, nobile maestro, meraviglioso [corpo di]

emanazione, non diminuire la tua compassione, continua a benedirmi!

 

Voi, che creando una magia in accordo con il dharma vi mostrate nel corpo di colombe blu,

voi, otto incantevoli figlie di divinità!

Se volete praticare il bianco dharma sublime,

vi prego di tenere a mente il significato di questo canto.

 

In generale, la felicità di questo mondo,

per quanto dolce, presto svanirà.

 

In particolare, il bell’aspetto delle nobildonne,

anche se sembra eccelso, non è qualcosa su cui fare affidamento.

 

Un coniuge, in questo samsara pieno di sofferenze,

anche se sembra allettante, accresce la sofferenza.

 

Un rampollo di buona famiglia,

quando non ha potere, patisce molto.

 

Il discepolo di un buon Lama,

se la sua condotta è cattiva, ricade nel samsara.

 

Dee dall’apparenza di colombe, anche se chiedete il santo dharma, aver fiducia è arduo.

 

Comunque, se [pensate di] praticare il santo dharma le qualità di questo mondo vanno certamente viste come manchevoli, mentre le circostanze avverse che occorrono nella vita

vanno considerate d’aiuto per il risveglio.

 

Per me le circostanze avverse sono motivo di gratitudine. Cercate di considerarle allo stesso modo anche voi!  

p 89

Cantò così, e le dee dissero: «Faremo così!». Sorridendo, si prosternarono e gli girarono intorno.  

 

«Perché avete assunto l’aspetto di colombe?» domandò il Getsün. 

 

Esse risposero: 

«Noi, con occhi divini, abbiamo visto che tu non sei minimamente attaccato a questa vita e ai tuoi interessi personali e che, per realizzare il risveglio per il bene altrui, dopo avere abbandonato ogni distrazione, [vivi] in solitudine continuamente assorto nella meditazione. Per questo abbiamo fede in te e siamo venute a chiederti insegnamenti. Abbiamo fatto ricorso a una magia per nascondere il nostro corpo agli uomini viziosi. Ora ti preghiamo di venire nel mondo divino a dare insegnamenti».

 

«Ho passato tutta la vita nel mondo degli uomini

facendo il bene degli esseri,» replicò il Getsün

«inoltre il mondo divino non ha nulla di particola-

re: quindi non è necessario. Anche se mi recassi nel mondo divino, non c’è nulla in più di quanto ci sia qui. Voi, praticate in questo modo!» disse, e cantò:  

 

3

M’inchino ai piedi di Marpa di Lodrak.

Al padre Lama chiedo la benedizione e la realizzazione.

 

Voi, graziose otto fanciulle divine!

il vostro riso bianco ha il pregio di essere un cibo

per la concentrazione meditativa:

con il corpo ristorato, ho fatto progressi nella pratica spirituale.

Per gratitudine, vi vengo incontro con il dharma.

tendete le orecchie e tenete a mente!

 

Il trono degli dèi bianchi,

per quanto sia desiderabile, è privo di sostanza.

 

L’affetto delle giovani figlie divine,

per quanto piacevole, presto svanirà.  

 

  

p 90  

L’inganno dei [vostri] incantesimi illusori,

per quanto sia divertente, è motivo di caduta.

 

Pensando alla sofferenza nei sei stati d’esistenza

del samsara affiora una profonda malinconia.

 

Se perciò pensate di praticare il dharma sublime,

pregate i tre gioielli [prendendoli] come rifugio.

 

Meditate gli esseri senzienti nei sei stati di esistenza [ricordando che sono stati] vostri padri e madri.

Fate offerte al Lama nobile signore.

Date elemosine ai poveri.

Dedicate la virtù al bene delle sei classi di esseri.

Meditate sempre sull’incertezza del momento

della morte.

 

[Visualizzando] il vostro corpo come quello dello yi-dam, praticate la profonda recitazione del suo mantra.

Meditate l’autoconsapevolezza, la conoscenza originaria, la vacuità.

Prendete sempre la vostra stessa mente come testimone!

 

Così cantò, ed esse dissero: «Finché noi esseri

senzienti ignoranti non saremo libere dalla mente [ordinaria], non saremo nemmeno libere da emozioni negative. Ti preghiamo di insegnarci un metodo come antidoto a questo, per mantenere l’attenzione in modo stabile». In risposta, egli cantò:

 

4

M’inchino ai piedi del benevolo Marpa;

benedicimi con i buoni antidoti del tuo lignaggio!

 

Voi, fedeli fanciulle divine,

dedicandovi a una pratica continua,

interiormente, sviluppate la concentrazione

[derivante dalla] pace mentale:  

 

p 91  

l’abbandono delle cose da fare [sarà il vostro]

grande ornamento!

 

Esternamente, applicate gli antidoti con precisione:

la tranquillità nel corpo e nella mente

[sarà il vostro] grande ornamento!

 

Mantenete la presenza mentale in continuazione:

avere poche attività [sarà il vostro] grande ornamento!

 

Quando siete frustrate da circostanze avverse,

fate attenzione che non insorga la collera.

 

Quando entrate in contatto con ricchezze ambite,

fate attenzione che non nasca l’attaccamento.

 

Quando siete colpite dai dardi di parole offensive,

fate attenzione che il vostro udito non s’inganni.

 

Quando siete in compagnia di amici,

fate attenzione che non nasca l’invidia.

 

Quando ricevete onori e riverenze,

fate attenzione che non nasca l’orgoglio.

 

In ogni momento e in ogni circostanza,

domate i demoni cattivi del vostro flusso mentale.

 

In qualunque dei quattro portamenti,

meditate tutto ciò che sorge come vacuità e illusione.

 

Nelle rivelazioni di cento maestri sapienti

non troverete nulla di più profondo di questo.

Meditate e praticate con gioia!

 

Così cantò. Esultanti, le dee, ripresa la forma di

colombe, tornarono nel mondo divino. Il Getsün

mangiò il riso e fece progressi nella pratica spirituale. Quindi partì per la Rocca adamantina sulla roccia grigia.

Tale è il capitolo [intitolato] «L’offerta delle colombe, figlie degli dèi».

Qui [finisce] la prima parte nella quale, principal

mente, gli esseri non umani giunti a sfidare [Milarepa] vengono legati a un voto.  

   

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