Il Ladakh in inverno: le feste degli oracoli a Matho e a Stok.

                              

foto Silvio Kluzer e Stefano Morbiato

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Una visita al Ladakh in inverno sara' spettacolare se fatta fine febbraio-inizio marzo. Infatti la prima quindicina di giorni del primo mese del calendario tibetano viene chiamata "Ciötrul Ducen", (la celebrazione dei miracoli), perchè vi si commemora la ricorrenza di 15 giorni in cui il Buddha Sakyamuni, secondo la leggenda, avrebbe mostrato ogni giorno un miracolo diverso, allo scopo di sconfiggere sei maestri eretici che lo avevano sfidato in una gara di poteri miracolosi. L’intero periodo viene considerato come "bumgyur":  l'effetto karmico di ogni azione commessa in queste due settimane,  positiva o negativa che sia, viene moltiplicato 100.000 volte. Percio' nel mondo buddhista tibetano questo è un periodo in cui ci si dedica all'accumulazione di meriti, in particolare  il  XV giorno .

Il Ladakh segue lo stesso calendario tibetano per le feste liturgiche buddhiste. Chi visita il Ladakh in questo periodo ha modo  d'incontrare  manifestazioni di vita religiosa speciali:  in un momento in cui la gente non ha lavori da svolgere nei campi e dispone di molto tempo libero - fino alla noia !- cosa c'e di meglio che partecipare a 4 giorni di "Gociak", dove un corteo di persone (850 a Leh nel 2003!) segue un percorso di circuambulazione dei luoghi sacri della città, proseguendo insieme prosternandosi? Oppure incontrarsi per 10 giorni di seguito al Jokhang, il tempio centrale della città di Leh, per recitare tutti insieme 100 milioni di mantra OM MANI PEME HUNG? Oppure unirsi ai monaci in qualche monastero, e fare una pratica rituale con un digiuno protratto per tre giorni? O ancora, assistere alle feste religiose più famose, nei monasteri di Stok e di Mathro, dove allo spettacolo di danze rituali dei monaci si aggiunge l'attrazione dell'esibizione degli  oracoli che danno la loro benedizione alla comunità e fanno profezie per l’anno successivo?

Tutto questo avviene in un quadro naturale mozzafiato, montagne coronate di neve, un paesaggio brullo e deserto, in mezzo a cui si staglia il fiume Indo, azzurrissimo e limpidissimo, con le due sponde ghiacciate e spolverate di neve, sotto un cielo terso. In certi punti il fiume è completamente gelato, e la gente lo usa per abbreviare  le distanze tra un villaggio e l'altro.

È un periodo d'incontri e di socializzazzione. Nei villaggi più remoti la gente noleggia un autobus per venire ad assistere alla 'sagra' di turno, in mezzo ad una folla di ogni età, dove si mangia, si beve, si chiacchiera e si ride, si gioca, ci si prende a spintoni per avere la migliore vista. Quando, dopo tanta attesa, finalmente appaiono gli oracoli, sul volto degli spettatori si dipinge riverenza e timore, e dovunque essi si trovano a passare la gente indietreggia e china il capo, per paura di risultare sgradevoli o  irrispettosi verso l'oracolo e venir punita da lui.....  

Gruppo di partecipanti al Gociak 

 

un lhatho

 

paesaggio invernale

 

l'oracolo a Stok

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