il Kailash 

 

 foto kailash tholing e tsaparang                  leggi racconto

Raggiungere il Kailash è sempre stato molto faticoso, nei tempi passati come anche oggi, nonostante ora vi siano veloci toyota. Lasciata Lhasa, passati gli alti e stupendi colli del Karola e il Kambala, si arriva a Gyantse e Shigatse. Poi si prosegue per strette gole e per valli spaziose, fino ad arrivare a Lhatse, una città anonima. A questo punto c’è la scelta fra due strade: una che porta in giù verso il Nepal e l’altra che porta verso l’ancora mitico Kailash. E qui si opta per quest’ultima.

Il Kailash, la montagna sacra per eccellenza, è situato nell’estremo ovest del Paese delle Nevi. Conosciuto sin dall’antichità dai pellegrini induisti e dai Bön, -l’antica religione pre-buddhista del Tibet-, nell’XI secolo divenne luogo di culto buddhista dopo una disputa tra lo yogin Milarepa e il locale prete Bön che vi dominava.

Per raggiungerlo, per poterlo vedere e circoambulare, un tempo occorrevano mesi di traversata del deserto del Changthang e delle verdi valli popolate solo da nomadi che pascolano i loro yak.

Desideri, nel suo diario, ne parla come di un luogo di estrema bellezza ma anche molto freddo; ne parla l’esploratore Sven Hedin, che lo raggiunse in uno dei suoi numerosi viaggi in Tibet; ne parla il nostro Tucci che lo conobbe sulla sua strada per Tsaparang e Guge; ne hanno parlato tanti altri pellegrini a noi sconosciuti che l’hanno circoambulato raggiungendolo dopo estenuanti fatiche dall’India o da Lhasa.

Il Kailash, uno degli ottomila dell’himalaya, è stato rispettato persino dagli ingordi alpinisti che non si lasciono ostacolare da nulla: in questo caso uno strano senso di rispetto, finora, ha evitato che qualcuno piantasse la bandiera della propia nazionalità sulla calotta di ghiaccio che copre la sua punta.

Infatti il Kailash viene solo “circoambulato”, dai tibetani, dagli induisti e da quanti desiderano riverirlo come “l’axis mundi”, come viene definito nella cosmologia tibetana. Circoambularlo, ovverosia circoambulare il passo, il Drolma-la, apporta una quantità enorme di meriti, per questa vita e per quella futura.

Secondo la tradizione tibetana il Kailash, come principio maschile, vigila sul principio femminile, l’immenso lago Manosaravar ai suoi piedi, “il lago concepito dalla mente degli dei”.

Più a sud si trova quello che fu il regno di Guge. Un regno potente e fiorente per la sua cultura fino al XV secolo, quando fu distrutto dal Ladakh, con una partecipazione indiretta ma importante del padre gesuita D’Andrade. Benchè ora rimanga poco dello splendore delle costruzioni e degli affreschi, grazie a Tucci e  Anagarika Govinda abbiamo ancora accesso alle rappresentazioni degli affreschi risalenti alla sua epoca d’oro.

Sulla via del ritorno si passa da Nyalam, 3700 m, zona dove viveva Milarepa, il più venerato yogin e mistico tibetano. Poco distante dalla strada si trova la grotta dove meditò per dodici anni, ora circondata da un piccolo monastero; il villaggio che si attraversa conserva ancora il sapore dei tempi di Milarepa. 

 

La strada scende ripida verso il confine, la vegetazione cambia rapidamente, il clima si fa più caldo e dopo poco si raggiunge il ponte dell’amicizia che ci separa da Kodari, Nepal.

in cima al Drolma La

 

Il lago Manasarovar

 

 

i canyon verso Zanda

 

               stupa a Tholing      

 

resti di una statua a tholing

 

il Getsun Milarepa

|Tibet|                  |home|

     Per   Ricevere   Itinerari   Dettagliati   Si   Contatti   kristinblancke@gmail.com