GANGE, LUNGO LE ACQUE SACRE
Presentazione di un nuovo libro fotografico, con foto e testi di Aldo Pavan
“Gange, lungo le acque sacre” è il primo
volume di una collana che riguarda i grandi fiumi del pianeta. Casa editrice è
la Magnus di Udine che già si è imposta sul mercato italiano per l’alto
livello qualitativo delle sue pubblicazioni d’arte, storia e di archeologia. I
libri, di 330 pagine e di grande formato, hanno un taglio prevalentemente
fotografico ma sono anche corredati da articoli di viaggio che prendono il fiume
come pretesto per “raccontare” la vita dell’uomo, la natura e la storia
delle regioni che esso attraversa. L’opera verrà
tradotta e pubblicata all’estero da alcuni coeditori. Fino ad ora il
Gange è uscito per i tipi di Thames
& Hudson, del National Geographic in Ungheria e di Lunwerg per i paesi di
lingua spagnola.
I prossimi titoli saranno: Nilo, Fiume Giallo,
Mekong, Niger e Danubio.
Perché una collana sui
grandi fiumi
Autore delle immagini e dei testi del libro è Aldo
Pavan, giornalista e fotografo che ha viaggiato dalle sorgenti al delta del
Gange per trarne un lungo racconto di 330 pagine. I fiumi non sono solo muta
geografia. Sono anche l’anima profonda di un territorio, ne disegnano il
paesaggio e sono fonte di storie e fatti. Le acque sono lo specchio nel quale si
riflettono le vicende dell’uomo. Lungo i fiumi si sono combattute battaglie,
sono sorte città e i popoli si sono a volte uniti e a volte divisi. I fiumi
segnano confini di stato, di etnie e di religione. Fanno da spartiacque alle
idee. Ma per fortuna spesso vengono scavalcati da ponti che connettono strade e
instaurano commerci e alleanze. Sempre sono fonte di vita. Ma i fiumi sono anche
una sfida, a volte straripano e da amici diventano nemici incontenibili.
L’uomo ha sempre cercato di domarli, fino a trasformarli in divinità, dando
loro mitici poteri. Così chi inizia a seguire il corso di un fiume non si mette
in cammino solo per scoprire la geografia di un territorio ma anche per capire
meglio le genti che vivono nelle regioni che esso bagna. E questo è ciò che
Magnus cerca di fare con questa collana.
Sommario del volume Gange
Capitolo 1: Dai ghiacciai dell’Himalaya
Capitolo 2: Il fiume volta le spalle ai monti
Capitolo 3: L’incontro con l’immensa pianura
Capitolo 4: Le acque sacre di Varanasi
Capitolo 5: Nel piatto stato del Bihar
Capitolo 6: Bengala, il Gange è l’Hoogly?
Capitolo 7: Le mille mani del delta
336 pagine con circa 300 immagini a colori e in
bianco e nero
Prezzo 36,00
euro
Qualche nota in merito al fiume Gange
Il
Gange per l’anima indiana è il fiume dei fiumi, è un fiume-divinità. Nasce
dalle montagne più imperiose della terra: fu Shiva a liberare, trattenendone la
forza eccessiva, la potenza di Ganga, figlia di maggiore del Monte Himavat e cioè
dell’Himalaya. Da qui, dalle gole himalayane il fiume scivola in fretta verso
valle. Con irruenza bagna Rishikesh, concentrato di scuole di yoga e di guru e
poi Haridwar, la prima città sacra della pianura dove Vishnu ha lasciato la sua
impronta. La piana gangetica che inizia in Uttar Pradesh è sconfinata. Le
divine acque del Gange vengono imbrigliate per annaffiare i campi e, nello
stesso tempo, sono profanate dagli scarichi delle industrie e delle città che
incontra lungo il suo cammino. Il fiume è la ciotola di riso di un miliardo di
persone. La metà degli indiani vive nel bacino del Gange. I monsoni, nelle
lunghe estati, scuotono il Gange dall’abituale sonnolenza: il fiume straripa,
invade strade e campagne, si riprende i suoi terreni. Gli indiani convivono con
le ribellioni della loro divinità.
Ad
Allahbad il Gange accoglie le calme acque dello Yamuna, altro fiume considerato
sacro dalla religione indù che dopo essere stato quasi prosciugato a Delhi per
rifornire d’acqua la capitale indiana, lambisce le mura del famoso Taj Mahal e
del Forte Rosso di Agra. Varanasi si vantava di essere una fiorente città
quando Roma era ancora un villaggio di capanne. Con i suoi ghat monumentali, è
un grandioso affresco dolente e mistico del medioevo indiano. Non c’è città
che si affaccia al Gange che impressioni di più. Chi muore qui ascende
immediatamente al paradiso. Moltitudini vengono a trascorrere gli ultimi giorni
di vita aspettando il trapasso in una dolce idea della morte intesa come tappa
intermedia e non finale. Nella regione del Bengala, il Gange si china di nuovo
verso sud est, dividendosi in numerosi rami. Quello maggiore incontra, 70 km
prima di Dacca, il Brahmaputra e forma con esso un unico corso d'acqua
denominato Padma. Questa fusione è immensa come un mare. Cento chilometri più
a valle sfocia nel Golfo del Bengala, dando luogo al delta del Gange-Brahmaputra.
E’ la regione degli uragani, delle tragiche inondazioni, della rassegnazione
dell’uomo rispetto alla forza della natura. Ma prima di incontrare il
Brahmaputra, il Gange si divide non appena avverte il richiamo dell’oceano. Si
spezza in grossi rivoli. Per gli induisti, il corso divino del Gange è il primo
di questi rivoli, l’Hooghly, che piega con decisione verso Sud. E qui, quasi
su una delle mille dita del delta del fiume, è sorta Calcutta, la megalopoli di
15 milioni di abitanti nel cui spazio si rapprendono emblematicamente le
contraddizioni di tutto il subcontinente. E’ la tragedia dell’Oriente e un
concentrato di mali importati dall’Occidente. Calcutta è la città limite.
Oltre a essa si apre il mondo incerto del delta e l’infinito mare, l’oceano
Indiano.