GANGE, LUNGO LE ACQUE SACRE

 

Presentazione di un nuovo libro fotografico, con foto e testi di Aldo Pavan

Magnus Edizioni 2005  

          Il volume Gange

“Gange, lungo le acque sacre” è il primo volume di una collana che riguarda i grandi fiumi del pianeta. Casa editrice è la Magnus di Udine che già si è imposta sul mercato italiano per l’alto livello qualitativo delle sue pubblicazioni d’arte, storia e di archeologia. I libri, di 330 pagine e di grande formato, hanno un taglio prevalentemente fotografico ma sono anche corredati da articoli di viaggio che prendono il fiume come pretesto per “raccontare” la vita dell’uomo, la natura e la storia delle regioni che esso attraversa. L’opera verrà  tradotta e pubblicata all’estero da alcuni coeditori. Fino ad ora il Gange è uscito per i tipi di  Thames & Hudson, del National Geographic in Ungheria e di Lunwerg per i paesi di lingua spagnola.

I prossimi titoli saranno: Nilo, Fiume Giallo, Mekong, Niger e Danubio.

 

Perché una collana sui grandi fiumi 

Autore delle immagini e dei testi del libro è Aldo Pavan, giornalista e fotografo che ha viaggiato dalle sorgenti al delta del Gange per trarne un lungo racconto di 330 pagine. I fiumi non sono solo muta geografia. Sono anche l’anima profonda di un territorio, ne disegnano il paesaggio e sono fonte di storie e fatti. Le acque sono lo specchio nel quale si riflettono le vicende dell’uomo. Lungo i fiumi si sono combattute battaglie, sono sorte città e i popoli si sono a volte uniti e a volte divisi. I fiumi segnano confini di stato, di etnie e di religione. Fanno da spartiacque alle idee. Ma per fortuna spesso vengono scavalcati da ponti che connettono strade e instaurano commerci e alleanze. Sempre sono fonte di vita. Ma i fiumi sono anche una sfida, a volte straripano e da amici diventano nemici incontenibili. L’uomo ha sempre cercato di domarli, fino a trasformarli in divinità, dando loro mitici poteri. Così chi inizia a seguire il corso di un fiume non si mette in cammino solo per scoprire la geografia di un territorio ma anche per capire meglio le genti che vivono nelle regioni che esso bagna. E questo è ciò che Magnus cerca di fare con questa collana.

 

Sommario del volume Gange

Capitolo 1: Dai ghiacciai dell’Himalaya

Capitolo 2: Il fiume volta le spalle ai monti

Capitolo 3: L’incontro con l’immensa pianura

Capitolo 4: Le acque sacre di Varanasi

Capitolo 5: Nel piatto stato del Bihar

Capitolo 6: Bengala, il Gange è l’Hoogly?

Capitolo 7: Le mille mani del delta

336 pagine con circa 300 immagini a colori e in bianco e nero

Prezzo  36,00 euro

Qualche nota in merito al fiume Gange

Il Gange per l’anima indiana è il fiume dei fiumi, è un fiume-divinità. Nasce dalle montagne più imperiose della terra: fu Shiva a liberare, trattenendone la forza eccessiva, la potenza di Ganga, figlia di maggiore del Monte Himavat e cioè dell’Himalaya. Da qui, dalle gole himalayane il fiume scivola in fretta verso valle. Con irruenza bagna Rishikesh, concentrato di scuole di yoga e di guru e poi Haridwar, la prima città sacra della pianura dove Vishnu ha lasciato la sua impronta. La piana gangetica che inizia in Uttar Pradesh è sconfinata. Le divine acque del Gange vengono imbrigliate per annaffiare i campi e, nello stesso tempo, sono profanate dagli scarichi delle industrie e delle città che incontra lungo il suo cammino. Il fiume è la ciotola di riso di un miliardo di persone. La metà degli indiani vive nel bacino del Gange. I monsoni, nelle lunghe estati, scuotono il Gange dall’abituale sonnolenza: il fiume straripa, invade strade e campagne, si riprende i suoi terreni. Gli indiani convivono con le ribellioni della loro divinità.

Ad Allahbad il Gange accoglie le calme acque dello Yamuna, altro fiume considerato sacro dalla religione indù che dopo essere stato quasi prosciugato a Delhi per rifornire d’acqua la capitale indiana, lambisce le mura del famoso Taj Mahal e del Forte Rosso di Agra. Varanasi si vantava di essere una fiorente città quando Roma era ancora un villaggio di capanne. Con i suoi ghat monumentali, è un grandioso affresco dolente e mistico del medioevo indiano. Non c’è città che si affaccia al Gange che impressioni di più. Chi muore qui ascende immediatamente al paradiso. Moltitudini vengono a trascorrere gli ultimi giorni di vita aspettando il trapasso in una dolce idea della morte intesa come tappa intermedia e non finale. Nella regione del Bengala, il Gange si china di nuovo verso sud est, dividendosi in numerosi rami. Quello maggiore incontra, 70 km prima di Dacca, il Brahmaputra e forma con esso un unico corso d'acqua denominato Padma. Questa fusione è immensa come un mare. Cento chilometri più a valle sfocia nel Golfo del Bengala, dando luogo al delta del Gange-Brahmaputra. E’ la regione degli uragani, delle tragiche inondazioni, della rassegnazione dell’uomo rispetto alla forza della natura. Ma prima di incontrare il Brahmaputra, il Gange si divide non appena avverte il richiamo dell’oceano. Si spezza in grossi rivoli. Per gli induisti, il corso divino del Gange è il primo di questi rivoli, l’Hooghly, che piega con decisione verso Sud. E qui, quasi su una delle mille dita del delta del fiume, è sorta Calcutta, la megalopoli di 15 milioni di abitanti nel cui spazio si rapprendono emblematicamente le contraddizioni di tutto il subcontinente. E’ la tragedia dell’Oriente e un concentrato di mali importati dall’Occidente. Calcutta è la città limite. Oltre a essa si apre il mondo incerto del delta e l’infinito mare, l’oceano Indiano.

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