LAMAYURU (LADAKH) – CHENREZIK LHAKHANG

IL“BAR-DO THOS-GROL” ILLUSTRATO COME  PITTURA MURALE[1]

INTRODUZIONE

Come descritto in una cronaca [2] di Bakula  Rangdrol Nyima Rinpoche[3] (ba ku la rang grol nyi ma) nel 1862,  il monastero di  Lamayuru consisteva originariamente di cinque templi costruiti come un mandala di Vairochana, nello stile usato sotto l’influenza di Rinchen Zangpo  (Vets&Van Quaille, 1998:85-94). Dopo l’invasione dei Dogra dal Punjab nella prima meta’ del dicianovesimo secolo (1834-1842) gli edifici originali erano stati quasi totalmente distrutti, e tutti gli oggetti artistici erano stati saccheggiati oppure sfasciati. Nella sua cronaca  Bakula Rangdol Nyima descrive la sua angoscia e la sua completa incredulità alla vista della distruzione totale di un monastero prosperoso che anticamente aveva ricevuto enormi benedizioni; egli narra come dovette andare a mendicare per mettere insieme una sufficiente somma di denaro per la ricostruzione del monastero e della comunità monastica .

Vorrei qui attirare l’attenzione su uno dei templi poco visitati di Lamayuru, che comunque è di grande interesse: il Chenrezik Lhakhang, situato al di sotto della cucina del monastero, di fianco ad un boschetto di salici e sopra alla scuoletta dei monachelli.

Secondo Bakula Rangdrol Nyima la localizzazione di questo tempio corrisponde al luogo dove originariamente si trovava il tempio settentrionale del mandala. La ricostruzione e decorazione di questo tempio sembra essere stato un progetto particolarmente caro a Rangdrol Nyima. Il tempio dedicato a Chenrezik (Avalokiteshvara) viene usato soprattutto quando la gente si riunisce per raccogliere recitazioni del mantra di Avalokiteshvara, specialmente nei primi quindici giorni dell’anno tibetano e per una settimana durante l’estate. Infatti la caratteristica principale del tempio è una grande statua di  Avalokiteshvara  con undici teste e mille braccia. Un informatore locale [4] mi disse che  Bakula Rangdrol Nyima aveva commissionato le pitture nel tempio allo scopo di istruire il suo popolo su ciò che è necessario per raggiungere lo stato di  Buddha (la parete sud-orientale è coperta con pitture murali dettagliate sulle storie delle vite anteriori del Buddha e la vita del Buddha Sakyamuni) e sul modo come arrivarci attraverso la pratica devozionale di Avalokiteshvara. Sulla parete nord-occidentale, alla sinistra vicino alla porta che dà accesso al sanctum interiore, si trova un’immagine bellessima, anche se molto rovinata, di Avalokiteshvara, con raggi di luce che emanano dal suo cuore verso ognuno dei sei regni condizionati allo scopo di eliminare la sofferenza di tutti gli esseri. I dipinti parietali sulla destra (direzione nord-est) rappresentanti le visioni sperimentate durante lo stato intermedio tra morte e rinascita –che formano il soggetto principale di questo articolo- seguono la stessa idea: mostrano come un defunto, invece di riprendere nascita in uno dei sei stati condizionati, può utilizzare le opportunità che sorgono durante il  bardo per raggiungere l’illuminazione.

Il motivo per cui ho scritto questo articolo è duplice: innanzittutto questi dipinti parietali che illustrano lo stato intermedio tra morte e rinascita sembrano essere unici nel mondo tibetano. Da nessun’altra parte ho visto una rappresentazione completa delle immagini del bardo tödröl (bar-do thos-grol) inclusive di tutti i dettagli delle visioni sperimentate da un defunto prima di arrivare al punto di scegliersi la nuova incarnazione. In molti templi si trovano dipinti murali delle divinità Pacifiche e Irate, sia come un ciclo di immagini indipendenti oppure, come per esempio nel tempio  Lükhang (klu-khang)  a Lhasa, in un contesto particolare di riferimento alla pratica del bardo negli yoga interiori[5]. Inoltre il professor Tucci descrive un tempietto nel Kinnaur Superiore, a Chang, dove è dipinto il ciclo delle divinitè  naraka[6] – le divinità infernali nella figura nove . Ma da nessuna parte ho visto illustrazioni esplicite del  bardo tödröl chenmo” (bar-do thos- grol chen-mo) [7]. Che questo ciclo di insegnamenti fosse conosciuto in Ladakh non è sorprendente. A partire dal 18imo secolo (Cuevas Bryan J:2003) il ciclo dei testi Kar-g.ling zhi-khro[8] si era diffuso in tutto il mondo tibetano, specialmente nei lignaggi Nyingma e Kagyü; questi insegnamenti erano molto popolari in  Bhutan, e potremmo pensare che da li avrebbero potuto facilmente raggiungere il Ladakh attraverso il lignaggio Drukpa Kagyü, oppure avrebbero potuto essere diffusi dai monasteri Drigung Kagyü nel Tibet Occidentale. Comunque la popolarità di questi insegnamenti non è sufficiente per spiegare perchè siano stati rappresentati su una parete a Lamayuru. Ci voleva un maestro “originale” come Bakula Rangdrol Nyima per farli dipingere su una parete! Se è vero che questi dipinti sono unici, anche se sono di epoca relativamente recente e non sono tanto interessanti dal punto di vista della storia dell’arte, didatticamente parlando sono molto preziosi e sicuramente degni di essere illustrati.Secondo, i dipinti murali sono in cattivo stato di conservazione. Devo dire innanzi tutto che le fotografie da me usate in questo scritto sono datate: la visione d’insieme della parete, come anche molti dettagli delle foto di Hilde Vets, datano del 1995. Negli ultimi anni c’è stato un intervento minimale da parte della  Archaeological Survey of India per proteggere l’edificio: è stata aggiunta della terra sul tetto per evitare le infiltrazioni, i muri sono stati rinforzati, le crepe e i buchi sono stati riempiti di fango. Per il momento i dipinti sono salvi. Ma è la mia speranza che il mio contributo nel gettare un pò di luce sul significato di questi dipinti e sull’originalità con cui l’argomento è stato trattato possa essere utile affinchè alla fine un restauro più durevole possa essere considerato.

Per quanto riguarda il periodo di costruzione e decorazione del tempio, da un’iscrizione risulta che il Chenrezik Lhakhang fu costruito e decorato nell’”anno del cavallo” quando Rangdrol Nyima andò in pellegrinaggio al  Monte Kailash; è molto probabile che questo sia avvenuto  nel 1846/1847 oppure nel 1858/1859. [9]

Sfortunatamente non siamo in possesso di nessun indizio al riguardo dei pittori dei dipinti. [10]

I dipinti sulla parete nord-est del tempio rappresentano le esperienze vissute da un defunto durante i differenti stadi tra il momento della morte e l’inizio di una nuova vita. Dal Bardo Tödröl Chenmo[11], conosciuto in occidente come "Il libro tibetano dei morti"[12], si apprende che al momento della morte un defunto attraverserà tre stati intermedi – bar-do in tibetano- durante i quali avrà una serie di esperienze che dopo quarantanove giorni lo porteranno ad una nuova incarnazione in una delle sei possibili forme di esistenza: come un dio, un semi-dio, un essere umano, un animale, uno spirito avido, oppure un essere che vive in uno degli inferni. Ma questi stati intermedi offrono anche molte opportunità per liberarsi dal ciclo delle rinascite attraverso il riconoscimento della natura della mente. Sembra che la coscienza del defunto, finalmente libera dei legami del corpo, abbia più facilità a riconoscere la sua vera natura e quindi liberarsi. Una persona che durante la vita ha appreso a riconoscere questo stato con la meditazione ha la possibilità di liberarsi nel bardo senza bisogno di aiuto. Per tutti gli altri un aiuto durante quel periodo sarà molto utile. Se qualcuno legge questo testo al defunto, giorno dopo giorno indicandogli che tipo di apparizioni sperimenterà in quel particolare giorno, e se il defunto sarà in grado di applicare le indicazioni e i consigli che gli saranno dati, esiste la possibilità che quest’ultimo raggiunga la liberazione dal ciclo delle esistenze condizionate oppure che egli sia in grado di scegliere di reincarnarsi in un luogo propizio per il suo ulteriore progresso sulla via verso la liberazione - da qui la seconda parte del titolo: tödröl: liberazione attraverso l’udire.

Il testo descrive tre fasi, tre ‘stati di bardo’ sperimentati dopo la morte: lo stato intermedio del momento della morte (chiké bardo-'chi-kha'i bar-do), che inizia al momento della morte fisica e finisce con il manifestarsi della natura ultima della mente; lo stato intermedio della realtà ultima (chönyi bardo-chos nyid bar-do), in cui il defunto esperisce visioni di divinità, dapprima pacifiche e via via più terrificanti e irate; e lo stato intermedio del divenire (sipa bardo-srid-pa bar-do), con visioni che lo porteranno alla scelta della sua rinascita.

Sulla parete a Lamayuru queste tre fasi sono illustrate, ed ogni dettaglio è spiegato con un’apposita iscrizione in tibetano.

STRUTTURA DEL DIPINTO PARIETALE DEL BARDO

Il dipinto murale del bardo, di una lunghezza approssimativa di dodici metri e di una altezza di circa un metro e mezzo, occupa la parte superiore della parete, mentre la parte inferiore è dipinta in marrone.

Fig.1: Visione d’insieme del dipinto parietale- un collage di tre fotografie di Hilde Vets&Amandus Van Quaille (cliccando sulle foto si ingrandiranno; per vederle bene conviene guardare lo slideshow)

Strutturalmente il dipinto parietale è diviso in due file: quella superiore, che inizia con l’immagine di Samantabhadra, mostra tutte le divinità pacifiche, prima una alla volta, poi tutte insieme, e infine i cinque vidyadharas con il loro seguito.

La fila inferiore mostra prima ognuna delle principali divinità irate, una alla volta; poi questa fila si divide in due: sopra si vede l’assemblea delle divinità irate con il loro seguito, e una prima immagine appartenente al sipa bardo, e sotto si vedono varie immagini del sipa bardo.

ANALISI DETTAGLIATA DELLA PARETE

1.     Lo Stato intermedio del Momento della Morte ( chiké bardo)

Figura 2: Samantabhadra con Samatabhadri: unione di vacuità e luminosità-foto Vets&Van Quaille

La prima immagine nell’angolo sinistro in alto del dipinto murale mostra Samantabhadra in unione sessuale con la sua consorte Samantabhadri. Nel  Kar-g.ling Zhi-khro al momento della morte ognuno degli elementi fisici del corpo si dissolve in uno degli altri elementi (la terra nell’acqua, l’acqua nel fuoco, il fuoco nell’aria, l’aria nella coscienza) e quando questo processo è completato per un attimo si manifesta uno stato di pura luce, la vera natura della mente, l’unione di vacuità e luminosità simboleggiata nell’immagine di Samantabhadra con la sua consorte. Se questo stato viene riconosciuto, il defunto raggiunge la liberazione. Questa prima immagine sulla parete non porta nessuna iscrizione.

2.     Il  Bardo della Realta’ Ultima (chönyi bardo)

Figura 3: Le Principali DivinitàPacifiche: i Tathagata Vairochana, Akshobya-Vajrasattva, Ratnasambhava, Amitabha, Amoghasiddhi (foto Vets &Van Quaille)

Ma arrivare a un tale riconoscimento è piuttosto difficile, e quindi, dopo che è passato il momento dell’esperienza della chiara luce, il defunto diventerà inconscio per tre giorni e mezzo e quando riprenderà coscienza dovrà continuare a “vagare nello stato intermedio della realtà ultima” e attraverserà una serie di esperienze visive e uditive. In una prima fase egli incontrerà le divinità pacifiche: giorno dopo giorno incontrerà uno dei cinque Tathagata Pacifici in unione sessuale con la sua consorte. Dal cuore di ogni Tathagata un raggio di pura luce brillante, splendente e abbagliante  di un particolare aspetto di saggezza primordiale raggiungerà il cuore del defunto, contemporaneamente ad un raggio di luce più tenue proveniente da uno dei sei regni condizionati. Infatti sotto ognuna delle divinità pacifiche e irate sulla parete è dipinta l’immagine di una persona (defunta) confrontata con due raggi di luce, uno che emana dal cuore della divinità e l’altro da uno dei sei regni samsarici.           

     

Figure 4-5: L’iscrizione sotto al Buddha Vairochana (appendice, iscrizione 1)[13]  dice :” Il primo giorno dopo aver ripreso coscienza, dalla pura terra centrale [chiamata] “Punto Seminale Pervasivo” appare il Tathagata Vairochana, in yab yum [con la sua  consorte].” L’iscrizione per la luce della saggezza primordiale dice :”luce della saggezza del dharmadhatu”; la luce  proveniente da uno dei sei regni samsarici è “la luce bianca del [regno degli] dei”

Le iscrizioni spiegano il nome e la pura terra di ogni divinità, insieme al nome del particolare aspetto di saggezza che emana dal suo cuore  e il colore della luce del particolare regno samsarico associato con essa. Nel testo del Bardo Tödröl la persona che guida il defunto leggerà le caratteristiche di ogni divinità e incoraggerà il defunto a riconoscere la visione come un aspetto della sua propria natura; invece di fuggire dalla brillantezza di questa luce egli dovrebbe unirsi con essa, ottenendo in questo modo la liberazione dal circolo delle esistenze condizionate. Se invece sceglierà la luce più soffusa e meno terrificante di una delle sei esistenze mondane che si manifesta simultaneamente ad ognuna delle divinità pacifiche egli finirà per reincarnarsi in uno dei sei mondi di esistenza condizionati.    

Figura 6 – Il sesto giorno del chönyi bardo i cinque Buddha Pacifici si manifesteranno insieme, ognuno con la propria consorte; sopra: Samantabhadra conSamantabhadri, e i  Buddhas dei sei regni; intorno: quattro ‘guardiani delle porte’ femminili e quattro maschili - foto Vets&Van Quaille

Ma ottenere la liberazione a questo punto non è facile , ed è più probabile che il defunto lascerà passare le opportunità senza fare nulla, arrivando così al sesto giorno del  bardo della realtà ultima”, in cui le cinque divinità pacifiche con le loro consorti si manifestano insieme, circondate da guardiani maschili e femminili, simultaneamente alle luci dei sei mondi condizionati. Se il defunto riconosce queste visioni come aspetti della sua propria mente e si unisce con esse sarà liberato.

Altrimenti, il settimo giorno del chönyi bardo si manifesteranno i cinque   Vidyadhara/Detentori di consapevolezza –esseri altamente realizzati-, circondati da  yogini, dakini e eroi spirituali; se il defunto riconoscerà queste divinità identificandosi con esse egli sarà liberato.

Figura 7- L’iscrizione (appendice, iscrizione 4) dice: “Il 7imo giorno, dalla pura terra di Khechara le divinità  vidyadhara vengono ad incontrare [il defunto]. Dai vidyadhara appaiono le cinque consorti e intorno a loro appare un’assemblea di innumerevoli dakini: le dakini dei cimiteri, le dakini delle quattro famiglie, le dakini  dei tre posti, le dakini dei 24  luoghi sacri, guerrieri maschili e femminili, protettori e guardiani.” Sotto ad ognuno dei vidyadhara si trova l’iscrizione con il suo nome: rnam-par smin-pa’i rig-‘dzin, sa la gnas-pa’i rig-‘dzin, tshe la dbang-ba’i rig-‘dzin, phyag-rgya chen-po’i rig-‘dzin, lhun-gyis grub-pa’i rig-‘dzin. Dal cuore di ogni vidyadhara emana la luce di cinque colori della saggezza primordiale coemergente (lhen-cig skyes-pa’i ye-shes) che raggiunge il cuore del defunto, insieme con la luce offuscata verde del mondo animale (dud ‘gro’i ‘od ljang-khu)- foto Chiara Bellini

Dopo le visioni di queste divinità pacifiche segue una serie di esperienze più terrificanti di divinità irate. Sul dipinto murale bisogna ora guardare la seconda fila di immagini, iniziando da sinistra.

Figura 8-Principali Divinità Irate: Mahottara Heruka, Buddha Heruka, Vajra Heruka, Ratna Heruka, Padma Heruka e Karma Heruka, ognuno con consorte foto Vets&Van Quaille

Una dopo l’altra vediamo le divinità irate bevitrici di sangue, ognuno con consorte mistica, con un’iscrizione con il nome, e sotto l’immagine del defunto. Sorprendentemente, a differenza del testo del bardo tödröl, su questo dipinto murale sono rappresentate sei divinità: la prima, Mahottara/Chemchok Heruka (che-mchog he-ru-ka), l’aspetto irato di Samantabhadra, non è menzionata nel testo. [14]

Nel bardo tödröl le visioni esperite dal defunto sono descritte come terrificanti: luci molto forti, raggi di luce intensissimi, e suoni violenti. Ma la persona che guida il defunto  spiegherà ogni dettaglio delle visioni e lo incoraggerà a non aver paura e identificarsi con le divinità. Riconoscendo tutte quelle apparizioni come manifestazione della propria mente egli sarà liberato.  

Figura 9: L’assemblea di cinquantotto divinità irate con il loro seguito- foto Vets&Van Quaille  

 

Dopo altri cinque (sei nel caso del dipinto murale) giorni si manifesterà l’intero mandala di cinquantotto divinità irate: oltre agli stessi Heruka apparsi prima uno per uno appaiono ora anche le  Gauri e le  Pishaci (divinità con teste di animali), come anche le quattro guardiane delle porte e le ventotto dee ishvari, -yogini delle differenti direzioni con teste di animali, e guardiani delle direzioni maschili e femminili. Ogni divinità porta l’iscrizione del nome ( appendice, iscrizione 5).  

   

 Figura 10: dettaglio di 2 Gauri Tseuri (tse’u ri) e    Tramo Marmo(pra mo dmar mo);

 

 

Figura 11: due divinità Ishvari , yogini della direzione meridionale,  Gawa Marser (dGa’ ba dMar gser) e Zhiwa   Marmo (Zhi ba dMar mo)

                                      

3.Lo stato intermedio del divenire (sipa bardo)

Ma se il defunto viene spinto in avanti dalle proprie visioni terrificanti senza riconoscerle come aspetti della propria mente, dovrà procedere nella terza fase, lo stato intermedio del divenire. Egli avrà esperienze come l’essere inseguito dai demoni del proprio karma, essere spinto in una tempesta di neve, al buio pesto, e tutto quello che desidererà sarà fuggire.  

Figura 12: prima immagine del srid-pa bar-do. L’iscrizione dice: “Sorgono molte apparizioni particolari:  venti violenti, mangiatori di carne karmici e  cannibali che brandiscono molte armi, essere inseguito da bestie selvatiche, un’oscurità fittissima davanti, tempeste di grandine, montagne che franano, inondazioni, tormente, incendi, forti venti, cadere da una montagna bianca, nera e rossa  (appendice iscrizione 6)-foto Chiara Bellini

 

In seguito le proprie visioni assumeranno la forma di Dharmaraja, il Signore della Morte[15], assistito da un dio bianco e un demone nero, ognuno dei quali espone un mucchietto di sassolini, bianchi o neri a secondo delle azioni buone o cattive commesse dal defunto.  

 

Figura 13-Iscrizione sulla lavagna dell’assistente con testa da scimmia: “lettera delle azioni bianche e nere”; sotto al Dharmaraja: “Il Dharmaraja, Signore della Morte, guarda le azioni bianche e nere nel suo specchio”; sotto: “il dio e demone innati raccolgono le pietruzze bianche e nere ”  (appendice, iscrizione 7)- foto Chiara Bellini  

In questa visione il Signore della Morte, guardando nello specchio del karma, deciderà dove il defunto dovrà prendere rinascita, e quest’ultimo vi sarà trascinato senza possibilità di resistere. Nel bardo tödröl viene spiegato al defunto che si tratta soltanto di visioni che appaiono alla sua mente, che come tali non possono avere nessun effetto reale su di lui. Comunque per fuggire a tutte queste apparizioni terrificanti il defunto vorrà ora trovare un luogo dove prendere rinascita.

Figura 14: Segni indicatori del posto dove prendere rinascita: luci dei sei regni, e una sensazione di andare in su, scivolare in giù oppure camminare in piano- foto Laura Jokisaari

Si manifesteranno raggi di luce dei sei regni samsarici, tra i quali il raggio più luminoso indica in quale regno il karma porterà il defunto a reincarnarsi, ed egli avrà l’impressione di salire su una montagna (nel caso di rinascita in un regno superiore) oppure di scendere da una montagna (nel caso di rinascita in un regno inferiore) o di camminare orizzontalmente (nel caso di una rinascita nel regno umano ). Comunque egli continuerà ad essere assalito da visioni terrificanti di cui desidererà scappare. Così, quando vedrà una coppia che sta facendo l’amore, sarà tentato di entrare nel grembo della donna, in questo modo prendendo nascita.

Figura 15:Sorgono apparizioni come venti vorticosi, tormente, tempeste di grandine, oscurità (appendice, iscrizione 8)- nell’angolo destro in basso si vede una coppia che sta facendo l’amore e questo è dove il defunto sarà tentato di fuggire (non sono riuscita a decifrare l’iscrizione sotto la coppia)- foto Chiara Bellini

A questo punto nel  bardo tödröl vengono lette molte istruzioni al defunto per evitare che egli entri in un grembo dandogli la possibilità di liberarsi dal ciclo delle rinascite oppure, se questo non è possibile, per essere in grado di scegliere una futura situazione di vita che gli permetterà di progredire sul sentiero verso l’illuminazione.

Siccome il defunto dovrà ora scegliere un luogo di rinascita, è molto importante che egli riceva consigli sulla scelta del posto. Così imparerà a riconoscere i segni dei quattro continenti : il continente orientale gli si manifesterà come un lago con dei cigni; il continente meridionale, Jambudvipa, dove egli dovrebbe scegliere di rinascere, avrà delle belle case; il continente occidentale avrà un lago con dei cavalli intorno, e il continente settentrionale un lago con bestiame e belle foreste.

Figura 16: immagine dei quattro continenti; questa parte del dipinto è molto rovinata- foto Vets&Van Quaille

In seguito appariranno immagini dei cinque regni che il defunto dovrebbe evitare: belle case e templi per il mondo degli dei; un’allettante foresta e ruote di luce per il mondo dei semi-dei; caverne rocciose, crepacci e capanne di paglia avvolte in una fitta nebbia per il mondo animale; tronchi d’albero, sagome nere, gorge desolate o oscurità totale per il mondo degli spiriti avidi, e una terra di oscurità con cubi rossi e neri, buche nere nel terreno e strade nere per i mondi infernali. Le iscrizioni sotto le immagini dicono che qui non si deve entrare

Figura 17: immagini dei cinque regni sfavorevoli, dove uno non dovrebbe prendere rinascita: il mondo degli dei, dei semi-dei, degli animali, degli spiriti avidi (appendice iscrizione 9),  e degli inferni (appendice, iscrizione 10)- foto Vets&Van Quaille

Per esempio l’iscrizione per il mondo degli spiriti avidi dice:

“Per quanto riguarda i segni per prendere rinascita come spiriti avidi, [uno si trova] in pianure vuote e gorge desolate e cieche, oppure uno vede giungle e mondi neri; li non dovete entrare”

E per i mondi infernali (iscrizione incompleta, il resto è cancellato):

“Se uno deve prendere rinascita nei regni infernali, sentendo il canto di coloro che hanno un karma negativo uno desidera entrare [li]; sorgono apparizioni di arrivare in un paese buio, di case rosse e nere, buche nere nel terreno, e una strada nera. Inseguito di dietro e attirato davanti dai boia, nel buio e nel tumulto, in mezzo a neve e pioggia e forti tempeste di grandine e tormente turbolenti uno scappa li; scappando li uno cerca rifugio e liberazione dentro ad un palazzo, un rifugio, una grotta, una foresta buia, un fior di loto, etc. pensando:” Ora non devo venir fuori da qui”, e in seguito all’attaccamento [ a quel posto] uno assumerà un corpo inferiore e sentirà sofferenze….”

Dopo aver così evitato una rinascita sfavorevole, alla fine arriverà il momento in cui il defunto non riesce più a ritardare la rinascita. L’iscrizione sul dipinto murale dà alcune istruzioni: evita attaccamento e avversione, e prega di essere in grado di prendere una nascita che possa essere di beneficio agli altri; se questo non è possibile, prega i Tre Gioielli e Avalokiteshvara, e prendendo rifugio in loro prendi nascita nel regno umano oppure divino.

Figura 18: L’iscrizione per l’ultima immagine dice (appendice iscrizione 11): “Se uno deve prendere rinascita in un luogo impuro, percepirà un buon odore [proveniente da [oggetti] impuri e essendo attaccato a questo uno prenderà nascita. Perciò bisogna abbandonare attaccamento e avversione verso qualunque cosa appare, ed entrare [in un grembo/posto] pensando:”Possa io assumere il corpo di una persona fortunata capace di essere di beneficio a tutti gli esseri senzienti”. Esseri ordinari incapaci di rimanere liberi da attaccamento e avversione in questo modo devono chiamare per nome i Tre Rari E Preziosi e prendere rifugio in loro, e pregare il Grande Compassionevole; poi dovono entrare nella luce blu [del regno] umano, nella luce bianca degli dei, in belle case e simili”- foto Chiara Bellini  

 

RAFFRONTO TRA IL TESTO DEL  BARDO TÖDRÖL E IL DIPINTO MURALE DEL  BARDO

Dall’analisi dettagliata del dipinto murale risulta chiaramente che tutti gli aspetti descritti nel “Libro Tibetano dei Morti” sono stati scrupolosomente rappresentati sulla parete, con soltanto differenze minori come l’aggiunta di Chemchok Heruka e piccole variazioni nella scena del giudizio.

Ci sono comunque alcune differenze tra il testo e il dipinto per quanto riguarda la presentazione. Innanzi tutto il bardo tödröl, un manuale che va letto vicino ad una persona defunta, è redatto in forma vocativa, rivolgendosi al defunto in seconda persona (vedi per esempio il raffronto con il testo di Gyurme Dorje nell’appendice, iscrizione 10). Ovviamente questo non vale per il dipinto murale. La funzione del dipinto è far sicchè la persona che lo guardi si familiarizzi con le apparizioni che sorgeranno al momento della morte. Perciò, piuttosto che essere presentato nella seconda persona, le iscrizioni sono redatte in forma neutra e rimangono meramente descrittive. A questo proposito il Lama Konchog Gyatso a Lamayuru mi ha suggerito che il dipinto murale dovrebbe essere considerato non come un ‘bardo tödröl” (liberazione nello stato intermedio attraverso l’udire) bensì come un bardo tongdröl’  (bar-do mthong-grol - liberazione nello stato intermedio attraverso il vedere): a causa dell’aver visto le immagini rappresentate sulla parete durante la vita, al momento del bardo il defunto le riconoscerà e si ricorderà come deve agire per liberarsi o per prendere una rinascita fortunata. In questo senso il dipinto sarebbe più simile alla tradizione dei “göku” (gos-sku), in cui un’immagine di broccato di una divinità viene rivelata ai devoti in un particolare giorno di buon auspicio, e si crede che tale rivelazione porti alla liberazione attraverso il vedere.

Secondo, dopo aver studiato le iscrizioni sul dipinto murale diventa anche chiaro che queste sono molto più semplici delle istruzioni date nel bardo tödröl. Ovviamente sarebbe impossibile riprodurre  tutto il testo sulla parete, ma a parte questo è da notare che le poche istruzioni date, come per esempio nella figura 18, sono esse stesse più semplici di quelle proposte nel testo del tödröl che abbonda di riferimenti ad istruzioni di meditazione abbastanza complicate appartenenti ai lignaggi Dzogchen e Mahamudra che richiedono un profondo addestramento nei sistemi di meditazione durante la vita prima che possano essere applicate durante il bardo. Sembra che il dipinto murale sia rivolto ad un differente tipo di pubblico: i dipinti con le loro descrizioni più ‘sobrie’ possono essere facilmente capite da un pubblico generale, anche senza la preparazione di anni di meditazione. Mi sembra che in questo senso la parete del bardo corrisponda perfettamente allo scopo generale dei dipinti nel tempio di Chenrezik, come delineato nell’introduzione di questo articolo: Bakula Rangdrol Nyima voleva istruire devoti ordinari in modo che al momento della morte essi possano mettere a frutto ciò che avevano visto in questo meraviglioso tempio.

  

APPENDICE: ALCUNE ISCRIZIONI DEL DIPINTO MURALE DEL BARDO

 

Finora non ho avuto occasione di annotare tutte le iscrizioni sulla parete. Qui sotto ho riprodotto quelle che sono riuscita a decifrare dalle foto di Chiara Bellini. Le traduzioni delle iscrizioni sono date sotto la figura riportata nel testo.

 

1)-Vairochana (Fig 4-5): in fondo a sinistra dell’immagine si trova la seguente iscrizione:

brgyal sangs pa dang zhag dangpo po la dbus phyogs thig le gdal ba’i zhing khams nas bcom ldan bdas rnam par snang mdzad yab yum ‘char

l’iscrizione per la luce della saggezza primordiale dice:”chos kyi dbyings kyi ye shes ‘od”; la luce riferita ad uno dei sei regni dice: “lha’i ‘od dkar po

 

2)-Amitabha: in fondo a sinistra dell’immagine si trova la seguente iscrizione:

sopra al defunto e ai raggi di luce: yi dvags kyi ‘od

sotto al defunto: sor rtogs ye shes kyi ‘od

zhag bzhi pa la nub phyogs bde ba can gyi zhing khams nas bcom lden bdas (scritto in forma contratta) snang ba mtha’ yas ‘khor bcas ‘char

“Il quarto giorno, dalla pura terra occidentale del  Dewachen appare il Tathagata Amitabha con il suo seguito”

 

3)-Amoghasiddhi

sopra ai raggi: lha min gyi ‘od

sotto ai raggi: bya sgrub ye shes kyi ‘od

 

4)-I cinque Vidyadhara (Fig 7):

Sotto ognuno dei  vidyadharas si trova un’iscrizione con il nome, e separatamente la luce del regno animale:

rnam par smin pa’i rig ‘dzin| tshe la dbang ba’i rig ‘dzin| phyag rgya chen po’i rig ‘dzin|sa la nas pa’i rig ‘dzin| lhun gyis grup pa’i rig ‘dzin| dud ‘gro’i ‘od|

 

Sulla destra del dipinto si trova questa iscrizione:

zhag bdun pa la dag pa mkha’ spyod kyi zhing khams nas rig ‘dzin lha tshogs rnams kyis bsu ba la ong ste; rig ‘dzin las yum lnga dang de’i phyi rim na mkha’ ‘gro ma’i tshogs dpag tu med pa | dur khrod kyi mkhro| rigs bzhi mkhro| gnas sum gyi khro| yul nyi shu rtsa bzhi mkhro rnams dang|dpa’ bo dpa’ mo chos skyong srung ma dang bcas pa ‘char|

 

5) L’assemblea di divinità irate (Fig 9)

Dalle foto in mio possesso è stato possibile identificare soltanto parte delle divinità, più o meno la prima metà delle due linee; l’ordine è uguale a quello nel testo del bardo tödröl, con differenze minori nello spelling

 

prima linea: ke’u ri| tse’u ri| pra mo dmar mo| pe ta li| pu ka si| kasma ri| tsan da li| sma sha li| sing ha| bya kri mu kha| sri la mu kha| msho na mu kha| tri ta mu kha|…..

tshangs ma sbrul mgo ma| lha chen| rtog ‘dod ma

 

seconda linea: gzhon nu dmar mo| brgya byin dkar mo| dga’ ba dmar ser| zhi ba dmar mo| bdud rtsi dmar mo| zla ba dkar mo| be con ljang nag| srin mo ser nag| zla ba ljang nag bya rgod mgo| dbang ldan dmar nag| stobs can dkar mo|{srin} mo ser mo|’dod pa dmar mo|…..rdo rje ser mo| rdo rje dmar mo| rdo rje ljang nag|

 

6) Apparizioni karmiche nel  srid pa bar do (Fig 12)

rlung dmar| las kyi sha za srin po mtshon cha thogs pa mang po|gcan zan gyis rgyab nas ‘ded pa| mdun nas shin tu ‘thibs pa’i mun nag| ser ba babs pa| ri nyil ba| chu lud pa| bu yug| me mched pa| rlung chen po| ri dkar po| ri nag po| ri dmar po gsum las lhung la ‘khad pa’i snang ba ‘byung ngo|

 

7) La scena del giudizio (Fig 13)

sulla lavagna tenuta in mano dalla figura dalla testa di scimmia: las dkar nag gi yi ge|

sotto: lhan cig skyes pa’i lha dang ‘dres rde’u dkar nag ‘du ba|

sotto al Dharmaraja: shin rje chos kyi rgyal pos las dkar nag me long la gzigs pa|

 

8) Necessità di bloccare l’ingresso nell’utero (Fig 15)

rlung ‘tshub dang bu yug dang ser ba dang mun nag sogs kyi snang ba byung

(Non sono riuscita a decifrare l’iscrizione sotto alla coppia che fa l’amore)

 

9) Segni di rinascita nel regno degli spiriti avidi (Fig 17)

yi dvags su skye ltas ni thang stong dang grog po phug rdugs dang gnang nags sing [sic for nag seng?] dang nag gling du mthong| der mi ‘jug pa dgos|

 (nel testo del  bar do thos grol : yi dvags su skye na ni: sdong dum dang: nag breng nge ba dang: grog po phugs sdugs sam: nag ling bar mthong ngo|

“se stai per prendere nascita come uno spirito avito, vedrai dei tronchi d’albero, sagome nere che si tendono in avanti, gorge desolate cieche oppure oscurità totale”(traduzione da Gyurme Dorje, p 295)

 

10) Segni di rinascita nei regni infernali (Fig 17)

dmyal bar skye na ni las ngan pa’i  glu dbyangs  su thos pa’am ‘jug  dgos pa’am|mun nak gling dang|khang pa dmar po dang nak po dang sa dong nak po dang| lam na kpo la sogs par phyin pa’i snang ba byung| der kyang gshed mas rgyab nas ‘ded cing mdun nas ‘khrid pa dang| mun nak| ku sgra| kha char| ser drag| bu yug ‘tshub cing| der bros pa’i snang ba byung| der bros te skyabs ‘tshol du phyin pas| khang bzang ngam| brag skyibs| sa phug| nags seb| me tok padma la sogs pa’i nang du thar pas| da ‘di nas phyir thon na mi rung ngo snyams ste chaks pas gang men pa’i lus blang nas sdug bsngal myong ba….

Confronto con il testo del  bar do thos grol  (edizione Dharamsala p 245-247) (in grassetto le linee che non sono presenti sul dipinto parietale)

dmyal bar skye na ni las ngan pa’i  glu dbyangs su  thos pa’am| dbang med du ‘jug dgos pa byung na| mun nak gi gling dang| khang pa nak po dang| khang pa dmar po dang| sa dong nak po dang| lam nak po la phyin pa la sogs pa’i snang ba ong| der phyin na ni dmyal bar tshud dé| tsha grang gi sdug bsngal bzod glags med pa smyong ste| thon pa’i dus mi ong bas| de’i gseb tu mi ‘gro bar gzab par bya’o |ci nas kyang ma tshüd par bya’o|mngal sgo bkag nas ru log dran par bya’o| zhes gsungs pa de dus da res dgos pa yin no| kye rigs kyi bu| khyod mi ‘gro bar ‘dod kyang rang la dbang med par ‘gro dgos pa dang| mdun nas gshed ma dang srog gcod kyi khrid pa dang| mun nag dang| rlung dmar ‘tshub ma chen po dang| ku dgra dang| kha char dang| ser ba dang| bu yug ‘tshub cing bros pa’i snang ba khyod la ‘ong ngo| der bred cing skyabs tshol ba la phyin pas|gong du bshad pa’i khang bzang sam|brag skyibs dang| sa phug dang| nags gseb dang| me tog padma la sogs kha zum pa’i nang du thar nas| de na gab ste phyir thon gyi dogs nas| nga ‘di nas phyir thon na ni mi rung ngo snam nas| de dang bral gyis dogs pas khyod gnas de la shin tu chags par ‘gyur ro| de nas phyi rol tu thon na ni bar do’i ‘jigs skrag de rnams dang phrad kyis dogs pas| de dag la ‘jigs shing dngangs pas nang du gab pas| gang nas man pa’i lus ngan pa cig blang nas| sdug bsngal rna tshogs nyams su myong tu ‘ong  bas....

Traduzione da Gyurme Dorje (p 295-296):

Se stai per prendere nascita come un essere infernale, sentirai canti di coloro che hanno commesso azioni negative nel passato. Oppure, semplicemente, ti sentirai privo di potere e costretto ad entrare. A questo punto sorgerà la percezione che ti stai muovendo in una terra di oscurità, dove ci sono case nere e rosse, buche nere nel terreno e strade nere. Se tu fossi attirato in quel posto entreresti negli inferi e sperimenteresti sofferenze [acute e] insopportabili di caldo e freddo. Stai attento! Non entrare nel mezzo di questo, perchè non ci sarà opportunità di tornare indietro. Non entrare li, sotto nessuna circostanza! Come è detto [nei versi radice]:” Devi ostruire gli ingressi in un utero e chiamare a mente i metodi per il rovesciamento.” Questi sono ora [interamente] necessari!

O, Figlio della Natura di Buddha , benchè tu non desideri andare avanti, non hai il potere di non farlo. Ti inseguiranno le forze vendicatrici, che sono esecutrici delle leggi infallibili di causa ed effetto. Non avrai altra scelta di quella di  andare avanti. Davanti a te ti faranno strada i vendicatori e gli esecutori. Sorgerà l’esperienza di cercare di fuggire da queste forze, di cercare di fuggire dall’oscurità, dalle tempeste di vento più violente, dal tumulto [fragoroso], la neve, la pioggia, la grandine e le bufere turbolenti che vorticano intorno a te. [Impaurito} andrai alla ricerca di un rifugio e troverai protezione in uno spazio racchiuso, come dentro le mansioni appena descritte, oppure in ripari nelle rocce, o buche nel terreno, oppure tra gli alberi o nel bocciolo di un fior di loto. Nascondendoti li esiterai molto a venir fuori e penserai: ” Ora non dovrei andar via da qui “. Sarai molto riluttante ad essere separato da questo posto protetto e diventerai estremamente attaccato ad esso. Poi, siccome sei cosi riluttante ad andar fuori dove saresti confrontato con le paure e i terrori dello stato intermedio, a causa di questa paura e timore continuerai a nasconderti. Così assumerai un corpo , anche se questo potrà essere estremamente cattivo, e [nel tempo] arriverai a sperimentare ogni tipo di sofferenze…

 

11) Iscrizione vicina all’ultima immagine(Fig 18)

Mi gtsang ba’i khrod du skye ba zhig yin na ni| mi gtsang ba’i dri zhim pa’i ‘du shes skyes nas der chags te skye bar ‘gyur bas| de rnams kyi snang ba gang byung yang chags sdang spangs te| sems can thams chad kyi don byed nus pa’i bsod nams can gyi lus shig blang bar bya’o snyams nas ‘jug pa las| de ltar chags sdang dang bral ma thub pa’i dbang po tha ma rnams kyis dkon mchog gsum gyi mtshan nas brjod cing skyabs su ‘gro ba dang thugs rje chen po la gsol ba gdebs cing mi’i ‘od sngon po dang lha’i ‘od dkar po khang bzang la sogs la ‘jugs dgos pas dge’o|

 

 

 

REFERENZE

- Baker , Ian A. & Laird, Thomas. 2000.The Dalai Lama’s Secret Temple:Tantric Wall Paintings from Tibet, London:Thames & Hudson

 

- Cuevas, Bryan J. 2003.The Hidden History of the Tibetan Book of the Dead, New York:Oxford University Press

 

- Gyurme Dorje, 2005.  The Tibetan Book of the Dead”, London, Penguin Books.

 

-Lo Bue  Erberto . 2005. “Lives and Works of  Traditional  Buddhist Artists in 20th Century Ladakh. A Preliminary
 Account
”, in Ladakhi Histories. Local and Regional  Pespectives, a c. di J. Bray, Brill, Leiden e Boston.
pp. 354-58.

Lo Bue, Erberto . 2005b. "Yama's judgement in the Bar do thos grol chen mo: An Indic Mystery Play in Tibet”, "The Tibet Journal", XXX/2 (summer 2005)

 

-Pallis, Marco. 1995. Peaks and Lamas, Delhi:Book Faith India

 

- Tucci, Giuseppe. 1988.The Temples of Western Tibet and their Artistic Symbolism-the monasteries of Spiti and Kunavar (Indo-Tibetica III.1), New Delhi, Sata-Pitaka Series volume 349, Aditya Prakashan,

  Tucci,  Giuseppe: “Il libro Tibetano dei morti” (Bardo  Tödöl), Torino, UTET, 1981 repr.,and Milano,SE,1998.

 

- Vets, Hilde & Van Quaille, Amandus. 1998. Lamayuru, the symbolic architecture of light” in : Niels GUTSCHOW – Axel MICHAELS – Charles RAMBLE – Ernst STEINKELLNER (Eds.):Sacred Landscape of the Himalaya-Proceedings of an International Conference at Heidelberg 22–27 May, p.85-94

 

- Winkler, Jakob. 2000. “The Dzogchen Murals of the kLu Khang in Lhasa” in:proceedings of 10th seminar IATS , 2000,

 

-zab chos zhi khro dgongs pa rang grol las bar do thos grol gyi skor ba bzhugs so, Tibetan Cultural Printing Press Dharamsala, 1992

 

 

Kristin Blancke, Dharamsala,settembre 2009

kristinblancke@gmail.com



[1] Ringrazio il  Prof. Erberto Lo Bue che mi ha mandato le foto di  Chiara Bellini e  Laura Jokisaari e mi ha incoraggiato a lavorare su questo progetto. Ringrazio anche  Chiara e Laura che mi hanno permesso di usare le loro foto. Ringraziamenti a  Hilde Vets per avermi mandato le sue foto e il suo articolo.

[2] Questa cronaca non pubblicata porta il titolo:  g.yung drung dgon dang po ji ltar chags rabs dang da ltar ji ltar gnas tshul gyi rnam dbye bi dza har tisma” ; il testo è menzionato in Vets and Van Quaille; sarà tradotto da  K.H Everding.

[3] Bakula Rangdol Nyima era l’abate del monastero di Lamayuru al tempo dell’invasione dei Dogra in Ladakh (1834-1842). Non si conosce la data della sua nascita e  morte; si sa che egli era un contemporaneo di  Rizong Tsultrim Nyima (1796-1872), e che questi due lama lavoravano insieme molto strettamente.

[4] Da un’ intervista con  Lama Konchok Gyatso (dkon mchog rgya mtsho) a Lamayuru (giugno 2009) ho appreso che  Rangdrol Nyima, oltre a concentrare tutti i suoi sforzi nella ricostruzione dell’intero monastero, era particolarmente interessato al Tempio di Chenrezik perchè aveva una connessione personale molto forte con Avalokiteshvara . Da Lama Konchok Rigzin del Central Insitute of Buddhist Studies a Choglamsar, che ha raccolto alcune delle storie legate al Chenrezik Lhakhang, ho sentito che Rangdrol Nyima, mentre stava a Thirtapuri durante il suo pellegrinaggio al Monte Kailash, aveva apparentemente ricevuto un nastro (di carta? di pietra?) con il mantra di Chenrezik da un  naga nel lago, e che questo nastro è stato inserito nella statua principale del tempio. Rangdrol Nyima  aveva anche un grande desiderio di istruire la sua gente attraverso i dipinti e le statue nel tempio, ed aveva trasmesso una particolare melodia per la recitazione di una  preghiera a Chenrezik che è ancora conosciuta oggigiorno.

[5] ved Jakob Winkler, 2000,: “Dividing the paintings on the northern wall on the second floor of the temple in 5 sections, section 3 is called ”Peaceful and Wrathful Deities”. In this section is painted the whole cycle of peaceful and wrathful deities, while one yogin is seen meditating, which would suggest that he is meditating on the zhi khro deities as part of the practice on the bardo as contained in the “rdzogs chen kun bzang dgongs ‘dus” ”The Great Perfection, the Gathering of Samantabhadra’s Intention”, a tantra discovered by tertön O rgyan Padma gling pa that seems to be a source for the decoration of  the northern section of the kLu khang.”

Una parte delle immagini dei dipinti parietali del Lükhang possono essere visiti in Baker Ian A. & Laird, Thomas:2000,  p 73 e p 93-94

[6] ved Tucci, Giuseppe (1988:122-140). Il Prof. Tucci nota (p 136) che ha incontrato due thangka rappresentanti questo ciclo di divinità nel Tibet Occidentale, e suppone che il fatto che la regione fosse sotto l’influenza della setta  Drugpa Kagyü , in cui il ciclo di divinità naraka  sembrava godere una diffusione speciale, potrebbe essere una spiegazione per la popolarità di questo ciclo nel Tibet Occidentale e nel Kinnaur Superiore. Credo che questo possa essere valido anche per il  Ladakh.

[7] “La Grande Liberazione attraverso l’Udire negli stati intermedi”. Questo testo, conosciuto in Occidente come  ‘Il libro Tibetano dei morti’  , è stato tradotto in molte versioni e molte lingue occidetali. Si tratta di un manuale da leggere vicino ad una persona defunta.

[8] Una collezione di testi iniziati con un  gter-ma  nascosto da  Padmasambhava e rivelato dal  tertön  Karma Lingpa  nel  14imo secolo, intitolata ” zab chos zhi khro dgongs-pa rang grol “ –“Le Divinità Pacifiche e Irate: un’insegnamento profondo, la liberazione naturale attraverso [il riconoscimento] dell’intenzione illuminata”.     

[9]

(clicca x ingrandire foto) Sul lato destro vicino alla porta d’entrata al Chenrezik Lhakhang (direzione sud-ovest) si vede una piccola immagine del Monte  Kailash, con tre lama che ammirano la montagna sacra. Secondo  Lama Konchok Gyatso a Lamayuru, questa immagine fu dipinta perchè il custode del tempio aveva espresso il desiderio di accompagnare  Bakula Rangdrol Nyima nel suo pellegrinaggio al  Monte Kailash nell’anno del cavallo (probabilmente 1846/1847 oppure 1858/1859), ma non aveva ottenuto il permesso per farlo perchè doveva prendersi cura dei lavori di decorazione in atto nel tempio. Come premio per i suoi sforzi ricevette invece il permesso di far dipingere un’immagine del Kailash sulla parete, come spiegato nell’iscrizione :

 gtsug lag khang ‘di’i  lha tshogs  bzhengs skabs dbyar thog lnaa’i ring la bza’ btung long spyod kyi bzhes pa’i do(ngo?) ‘dzin khur len du seng ge sgangs pa’i tshe ring rgya mtsho bsdad de| lhag bsam rnam par dag pa’i sgo nas dge ba’i ‘brel bar lus ngag yid gsum bkol ba ni| dal ‘byor gyi mi lus la snying po len pas skal pa che| rta lor gans ti se’i gnas sgo’i mjal kha sleb nas dad ldan pho mo mang po gnas skor du song yang tshe ring rgya mtsho’i rta lo’i chos skal gang ri chen po ti se’i sku’i bkod pa ‘di ru bzhengs pa yin| de hi ma la ya zhes yul nyi shu rtsa bshi’i ya gyal dang yang  ‘khor lo sdom pa’i pho brang rgyal bas lung bstan pa’i yongs grags kyi gnas khyad par can gang gyi rna bar thos tshad ngan song med pa sogs kyi phan yon che ba dang|sku’i bkod pa ‘di mig gi mthong tshad gangs ri chen po dngos su mjal ba khyad par med pa mdo nas gsungs so|

“Mentre furono create [le immagini delle] divinità in questo tempio, per la durata di 5 anni  Tsering Gyatso [dalla famiglia ] Sengé Sgangspé (seng ge sgangs pa’i) rimase qui, prendendo la responsabilità come custode di provvedere per cibo e bevande. Per mezzo di una pura motivazione egli occupò corpo parola e mente nella pratica virtuosa, ed ebbe quindi la grande fortuna di mettere a frutto il suo prezioso corpo umano con tutte le sue possibilità.  Quando nell’anno del cavallo sorse l’opportunità ideale per incontrare il luogo sacro della Montagna Innevata Tise, molti uomini e donne fedeli andarono in pellegrinaggio; ma per Tsering Gyatso la sua porzione di  Dharma nell’anno del cavallo [consistette nella] creazione dell’immagine della grande Montagna Innevata Tise proprio qui. Esso è il principale dei 24 luoghi sacri nelle cosidette Himalaya, e come profetizzato dal Buddha è il palazzo di Chakrasamvara. Chiunque sente parlare di questo luogo sacro universalmente famoso otterrà grandi benefici, come il non prendere rinascita nei regni inferiori. Vedere questa immagini con i propri occhi non è differente dall’incontrare la grande Montagna Innevata nella realtà; così è detto nei sutra (traduzione mia)

[10] Marco Pallis (1995, p 241) indica che le composizioni delle figure sono ‘per la maggior parte probabilmente ad opera di Rigzin’, un pittore molto famoso di  Khalatse. Questo pittore è stato identificato dal  Prof. Lo Bue (2005, pp. 354-58)  come  Tsewang Rigdzin (Tshe-dbang Rig-‘dzin), che era attivo a  Lamayuru tra la fine degli anni 1920 e l’inizio degli anni 1930. Ma se è vero che le decorazioni erano fatte durante la vita di Bakula Rangdrol Nyima, questo non è più sostenibile; Tsewang Rigdzin  molto probabilmente avrà lavorato a Lamayuru in una data posteriore a quando fu dipinto il tempio.

[11] vedi nota 7

[12] Il “Libro Tibetano dei Morti”  è la traduzione di soltanto una parte  dell’intero ciclo di testi chiamato ” zab chos zhi khro dgongs-pa rang grol “ –Le Divinità Pacifiche e Irate: un profondo insegnamento, la liberazione naturale attraverso [il riconoscimento della] intenzione illuminata”. La prima traduzione in inglese dell’intero ciclo di testi- è  ad opera di  Gyurme Dorje, 2005. In questo libro la  “Grande Liberazione attraverso l’Udire” è l’11imo capitolo.

[13] La traslitterazione delle iscrizioni in tibetano può essere trovata nell’appendice

[14] ChemChok Heruka/Mahasri Heruka/Mahottara Heruka  è menzionato tra le principali divinità irate in un testo incluso nel ciclo zhi khro dgongs pa rang grol, chiamato  zhi-khro dgongs-pa  rang-grol-gyi cho-ga sdig sgrib rnam-par sbyong-ba”. Questa divinità è anche menzionata da Tucci (1988, p 136) come la divinità centrale in una thangka che rappresenta un  mandala di divinità irate. Tucci considera queste divinità come il centro del mandala dei naraka  (divinità infernali). Il fatto che  Che mChog Heruka non è incluso nel testo del  thos grol chen mo” potrebbe significare o che sia “sparito” dal testo nel corso del tempo oppure che il  cho ga sdig sgrib” non apparteneva al nucleo della collezione ma è stato aggiunto a posteriori. Ad ogni modo, il fatto che  Che mChog Heruka appare  sul dipinto parietale di  Lamayuru potrebbe indurre a pensare che il pittore ha usato un altro testo in cui era ancora incluso, oppure che la pittura delle divinità irate fa riferimento ad un ciclo di pittura popolare in Ladakh, come dimostrato dai dipinti in Chang descritti da Tucci (p 123-140).

[15] Per una descrizione della scena del “giudizio di Yama” , nel ‘zab chos zhi khro dgongs pa rang grol’ è inserito un capitolo che è un’opera teatrale allegorica in cui il malfattore archetipico  Laksanaraka e il bravo e virtuoso archetipico Srijata incontrano  Yama nel srid pa bar-do. Il titolo del capitolo nel testo tibetano è “srid-pa bar-do’i dge sdig rang gzugs bstan pa’i gdams pa srid-pa bar-do rang-grol”. In Gyurme Dorje, (1995) questo è il 13imo capitolo chiamato“A Masked Drama of Rebirth”.(p 317-341) Il testo è stato commentato da Erberto Lo Bue  (2005b:9-24) nel suo articolo "Yama's judgement in the Bar do thos grol chen mo: An Indic Mystery Play in Tibet”, sulla base della traduzione del capitolo da parte del  Prof. Tucci  nella sua versione del “Il libro Tibetano dei morti” del 1972. La scena dipinta sulla parete non corrisponde esattamente alla descrizione nel libro: le figure sono rappresentate in modo leggermente differente.